Incontro tra Leone il Grande e Attila, affresco, 1514, Stanza di Eliodoro, Palazzi Pontifici, Vaticano
Incontro tra Leone il Grande e Attila, affresco, 1514, Stanza di Eliodoro, Palazzi Pontifici, Vaticano

Attila nacque intorno al 406 d.C. nel Caucaso; nel 434 divenne condottiero della sua tribù; nel 444 fece uccidere il fratello Bleda che si opponeva al suo potere, quindi riunì sotto la sua autorità tutte le tribù unne.
Il dominio di Attila era in realtà privo di ossatura politica e amministrativa, un’eterogenea aggregazione di tribù barbare, tra cui gli ostrogoti, i gepidi, i longobardi, gli eruli, gli slavi. Non avendo strutture produttive proprie, affidava il proprio sostentamento alla guerra e all’imposizione di nuovi tributi. Ai suoi guerrieri promise che avrebbe fondato un regno in Europa, ottenendo dagli imperatori romani tributi ancora più ricchi di quelli  che i loro antenati avevano riscosso dai Cinesi.

Sotto il suo comando, l’orda attaccò le legioni dell’Impero romano d’Oriente, le sconfisse più volte e ottenne un tributo di 300 chili d’oro all’anno che successivamente diventarono quasi 700. Poi tentò d’invadere la Gallia (oggi Francia) senza riuscirci, infine tornò indietro, attraversò le alpi Giulie e l’8 giugno 452 Attila penetrò in Italia devastando Aquileia e giungendo fino alla Pianura Padana, dove si attestò presso Mantova, alla congruenza tra il fiume Po e il Mincio. Qui venne raggiunto, anziché dall’esercito romano, da una missione diplomatica inviata dal senato romano e capeggiata da papa Leone I.

Dopo l’incontro con il pontefice, Attila, il “flagello di Dio” (così definito dalla tradizione occidentale) si ritirò con il suo esercito, rinunciando di fatto a conquistare Roma.

La leggenda, nata successivamente, racconta che furono la figura sacrale e le parole del papa a convincere Attila a rinunciare ai suoi propositi di conquista. Più probabilmente, a farlo recedere fu la minaccia degli eserciti dell’imperatore d’Oriente, Valentiniano III, o la  stanchezza delle truppe. Infatti, in breve tempo, esse consumarono tutte le riserve di cibo e di foraggio che i campi potevano offrire; costretti a mangiare cibo scarso e andato a male e a bere l’acqua del fiume inquinata dalle bestie uccise che vi galleggiavano, si erano ammalate di dissenteria.

Attila ritornò in Romania, dove l’anno seguente fu assassinato (16 marzo del 453) da alcuni parenti proprio la notte del matrimonio con Ildico, una delle sue molte mogli.

Il suo vastissimo dominio, privo di qualunque struttura statale, si dissolse rapidamente.