La Dinastia dei Severi
Settimio Severo con la moglie Giulia Domna e i figli Geta e Caracalla, ancora bambini, su un tondo ad essi contemporaneo. Il viso di Geta è stato cancellato dopo il suo assassinio. Museo di Berlino, collezione di antichità classiche

Alla morte di Commodo (192) si scatenarono violenti contrasti per l’elezione del nuovo imperatore.

I successori di Commodo – Il successore di Commodo, Pertinace, designato dal senato, fu imperatore per meno di tre mesi. Cercò di mettere ordine nelle dissestate finanze pubbliche, rendendosi così inviso ai pretoriani, che lo eliminarono acclamando al suo posto Didio Giuliano, un senatore milanese che aveva promesso loro un generoso donativo. Le province, tuttavia, forti del peso politico che davano loro le legioni di stanza, cercarono di imporre alla guida dell’Impero personaggi in grado di rappresentare le loro esigenze: le province orientali proclamarono il governatore di Siria, Pescennio Nigro, quelle occidentali il governatore della Britannia, Clodio Albino, quelle danubiane Settimio Severo, governatore della Pannonia (l’esercito tornava così ad avere un ruolo determinante nella nomina del principe). Nel giro di poco tempo fu proprio Settimio Severo a impadronirsi del potere, dopo aver sconfitto i rivali con le armi.

Con Settimio Severo (193-211) inizia la dinastia dei Severi – Settimio Severo era nato in Africa, a Leptis Magna (nell’attuale Libia) e aveva fatto tutta la sua carriera nell’esercito. Fece entrare in senato i ceti dirigenti delle province orientali e africane, e delle coorti pretorie. Adottò una serie di provvedimenti a favore dell’esercito: aumentò le paghe dei soldati, istituì premi straordinari per i meritevoli, estese il reclutamento dei legionari nei bassi strati sociali (favorendo così l’ascesa dei provinciali), diede ai soldati la possibilità di vivere con le proprie famiglie nelle vicinanze dei campi militari. Creò nuove unità militari, chiamate numeri, costituite di elementi barbari che conservavano le proprie armi, al comando di capitribù. Istituì una nuova imposta, l’annona militare: tutti i proprietari terrieri furono obbligati a fornire, oltre alle imposte tradizionali, un tributo in natura destinato all’approvvigionamento degli eserciti.
Si dedicò allo sviluppo delle province, in particolare dell’Africa. Proseguì nell’opera di riforma giuridica iniziata dagli Antonini, avvalendosi della collaborazione del grande giurista Emilio Papiniano: varò, per esempio, una norma che dichiarava non valide le confessioni estorte a uno schiavo con la tortura. Fu tollerante in campo religioso e sotto l’influenza della moglie, la siriaca Giulia Domna, introdusse per la prima volta a Roma culti orientali.
In politica estera riprese la lotta contro i Parti, riconquistando la Mesopotamia e nel 208 partì per una campagna in Britannia, insieme con i suoi due figli Caracalla e Geta che, in nome di una ristabilita successione dinastica, aveva nominato “Augusti”. Settimio Severo morì nel corso della spedizione militare in Britannia nel 211.

A Settimio Severo successe il figlio Marco Aurelio Antonino, detto Caracalla (211-217) per la veste gallica che usava indossare. Preso il potere dopo aver eliminato il fratello Geta, Caracalla continuò sostanzialmente la politica accentatrice del padre. Il suo nome è legato alla Constitutio Antoniniana (212) (anche detto Editto di Caracalla), con la quale estese la cittadinanza romana a tutti i cittadini dell’Impero. Tale editto, da una parte, concedeva dignità politica ad una periferia che sul piano economico e culturale non aveva nulla da invidiare al centro; dall’altra, in un momento in cui le casse dello stato erano in dissesto, allargava la base fiscale; dall’altra ancora estendeva il reclutamento dei cittadini a tutto l’impero, includendo anche quei barbari che erano disposti a combattere sotto le insegne di Roma.
La difficile situazione economica, tuttavia, non trattenne Caracalla dall’organizzare una grandiosa spedizione in Oriente, contro i Parti, che nel suo immaginario lo avrebbe portato a ricalcare le orme di Alessandro Magno. Ma la sua condotta in guerra fu così dissennata ed ebbe risultati così disastrosi che nel 217 d.C., a Carre, fu fatto uccidere dal prefetto del pretorio Opellio Macrino.

Il breve principato di Macrino (217-218) – Morto Caracalla, Opellio Macrino fu proclamato imperatore dall’esercito e ottenne anche il riconoscimento del senato. La sua politica a favore del risanamento delle finanze pubbliche provocò però malcontento nell’esercito e diede modo alle influenti donne siriache della dinastia dei Severi di tramare per far acclamare dalle truppe d’Oriente un nipote di Giulia Domna (moglie di Settimio Severo), Vario Avito Bassiano, detto Elagàbalo in quanto sacerdote del dio del sole El Gebal. Macrino fu fatto giustiziare come usurpatore (218).

Il principato di Elagàbalo (218-222) – Elagàbalo rafforzò la presenza dei culti orientali nella corte di Roma, ma i rituali orientali – cui l’imperatore partecipava pubblicamente – erano davvero troppo stravaganti per venire accettati; inoltre dichiarò apertamente in senato di non amare i campi di battaglia; fece poi scalpore l’enorme influenza che avevano a corte le donne e soprattutto la madre del principe, Soemia, vera padrona dello Stato. Nessuno quindi si meravigliò quando nel 222, i pretoriani uccisero l’imperatore e la madre: il corpo del sovrano fu gettato nel Tevere, tra l’entusiasmo della folla e condannato alla damnatio memoriae.

Severo Alessandro (222-235), l’ultimo della dinastia dei Severi – Eliminato Elagàbalo, i pretoriani acclamarono ancora una volta un esponente della dinastia dei Severi, il quattordicenne Severo Alessandro. Egli, consigliato e guidato dalla madre Mamea, abolì i culti orientali e ripristinò il prestigio dell’aristocrazia senatoria, che ritornò a collaborare al governo; proseguì anche nell’opera di elaborazione del diritto romano, grazie alla collaborazione del grande giurista Ulpiano. Tuttavia, la sua politica di irrigidimento fiscale e la sua irresolutezza nella lotta contro i barbari (nel 224 gestì senza brillanti risultati una spedizione contro i Parti e nel 235 affrontò le popolazioni germaniche sul Reno e sul Danubio con un atteggiamento disposto alla trattativa che suscitò la rabbia dei soldati, ansiosi di prede) gli alienarono il consenso perfino dell’esercito, al quale aveva ridotto gli appannaggi. Fu proprio l’esercito a ribellarsi e a sancire la fine di Alessandro Severo nel 235. La congiura era stata organizzata da un ufficiale di modestissime origini, proveniente dalla Tracia: Giulio Massimino, passato alla storia con il nome di Massimino il Trace.

La fine della dinastia dei Severi (235) aprì un periodo di crisi profonda nell’Impero romano, che fu conteso dai comandanti dell’esercito: è l’epoca dell’anarchia militare (235-284 d.C.).