Mao Zedong: gli esordi, il potere, la morte

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Mao Zedong: breve biografia
Mao Zedong arringa la folla, 6 dicembre 1944 [National Archives and Records Administration, Washington, D.C.]

Mao Zedong: gli esordi, la presa del potere, la morte  e la successione. Breve biografia.

Mao Zedong: gli esordi

Mao Zedong nasce il 26 dicembre 1893 a Shaoshan, villaggio nella provincia meridionale dello Hunan. La famiglia di Mao è proprietaria di un ettaro di terra: sufficiente per garantire una vita dignitosa e permettere al futuro leader di imparare a leggere e scrivere.

A 14 anni sposa una ragazza di un paese vicino, che muore tre anni dopo. Vedovo a soli 17 anni, decide di lasciare la vita contadina, riuscendo a ottenere dal padre i soldi necessari per l’iscrizione a una scuola. Con tali propositi, nel 1911 arriva a Changsha, la capitale dello Hunan, nel Sud del paese.

È l’anno della rivoluzione di Sun Yat-sen, che porta alla caduta del millenario impero cinese e alla successiva proclamazione della repubblica (Sun Yat-sen sarà poi eletto primo presidente, con il sostegno delle forze democratiche riunite del nuovo Partito nazionale, Kuomintang).

Mao si taglia il codino, simbolo della tradizione imperiale manciù, e si arruola nell’esercito nazionalista. Lo abbandona dopo pochi mesi per frequentare una scuola dove si tengono lezioni sulla cultura occidentale. Studia con particolare attenzione alcuni filosofi europei, come Rousseau, ma è influenzato soprattutto dalle opere dello storico cinese di fine ‘800 Liang Qichao. In queste opere la Rivoluzione francese e il Risorgimento italiano sono indicati come modelli da seguire per la rinascita nazionale della Cina.

In questi anni comincia a scrivere anche poesie, imitando i classici della letteratura cinese: una passione che coltiverà per tutta la vita.

Mao Zedong: la presa del potere

Ottenuto il diploma nel 1918, lavora per circa un anno a Pechino come assistente alla Biblioteca universitaria. Ritornato a Changsha, apre una libreria e si risposa.

In questo periodo comincia a collaborare con alcune riviste. I suoi scritti sono influenzati soprattutto dall’anarchismo, ma è l’interesse per la rivoluzione russa che lo conduce verso l’impegno politico a tempo pieno.

Nel 1921 Mao partecipa al congresso di fondazione del Partito comunista cinese, ma i suoi primi passi nel mondo della politica li percorre nel Kuomintang, come responsabile della propaganda e del movimento contadino, acquisendo esperienze fondamentali per la sua carriera di rivoluzionario.

Nel 1927, quando i contadini dello Hunan si ribellano contro i proprietari, i dirigenti del Partito comunista cinese (PCC) criticano la violenza della rivolta. Mao, invece, difende l’azione dei contadini.

Dopo la rottura dell’alleanza con il Kuomintang, si rifugia sulle montagne del Jingganshan, dove costituisce un’armata di comunisti. L’attività rivoluzionaria lo avvicina a una nuova compagna, una giovane comunista, chiamata He Zizen.

Mao si afferma come leader del PCC nel corso degli anni ’30, sia contrastando i dirigenti comunisti cinesi più legati all’Unione Sovietica (fautori di una strategia rivoluzionaria a base urbana), sia eliminando gli avversari interni attraverso un sistema di purghe simile a quello utilizzato dal regime di Stalin.

Organizza inoltre un forte esercito contadino, guidandolo, per sfuggire alle truppe nazionaliste di Chang Kai-shek, nella “lunga marcia” del 1934 dallo Hunan fino al Nord della Cina. Qui il partito può rafforzarsi prima di affrontare con successo sia l’occupazione giapponese (1937-45) sia la fase conclusiva della guerra civile con i nazionalisti (1946-49).

Il 1° ottobre 1949 Mao si presenta vittorioso a Pechino e annuncia la nascita della Repubblica popolare cinese.

Poco tempo dopo, si risposa con Jiang Qing, una giovane attrice di teatro che ha aderito al partito comunista.

Nel dicembre del 1949 lascia per la prima volta il suo paese per recarsi a Mosca e consacrare l’alleanza con l’Unione Sovietica. Nel corso di tutta la sua vita, viaggerà all’estero soltanto in un’altra occasione, nel 1957, sempre alla volta di Mosca.

Negli anni ’60, Mao diventa oggetto di una vera e propria venerazione popolare. La sua immagine è così diffusa che il pittore americano Andy Warhol la trasforma in un’icona della popo art.

La raccolta delle sue massime, il famoso Libretto rosso pubblicato in oltre un miliardo di copie, è oggetto di devozione come un testo sacro.

Gli anni ’60 sono gli anni in cui la Cina è sconvolta dalla Rivoluzione culturale, una rivolta giovanile scatenata da Mao per eliminare i suoi oppositori interni. «Il mondo è vostro», aveva detto Mao ai giovani cinesi nel 1966, spingendoli a ribellarsi con violenza contro il gruppo dirigente del suo stesso partito, per poi reprimere la ribellione giovanile con altrettanta violenza.

Mao Zedong: la morte e la successione

Negli ultimi anni di vita, indebolito dall’età e dalle malattie, rimane per molto tempo isolato nel suo appartamento, fra le mura della Città proibita a Pechino, lasciando aumentare l’influenza e il potere politico della sua ultima moglie.

Mao muore il 9 settembre 1976. Un mese dopo Jiang Qing è arrestata e in seguito condannata per delitti commessi durante la Rivoluzione culturale.
Il potere passa a Deng Xiaoping, che condanna l’opera del suo predecessore.

Nell’epoca post-maoista la Cina è radicalmente cambiata: si è aperta all’economia di mercato e si è allontanata dal pensiero di Mao. Tuttavia, la sua eredità politica, in primo luogo il sistema a partito unico, è ancora presente.

 

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