Busto di Gaio Cesare Germanico detto Caligola.
Busto di Gaio Cesare Germanico detto Caligola.

Caligola, imperatore di Roma dal 37  al 41 d.C.Tiberio, imperatore di Roma dal 14 al 37 d.C., aveva designato come eredi due suoi nipoti: Gaio Cesare (31 agosto 12 d.C – 24 gennaio 41 d.C.), soprannominato Caligola per i calzari militari (caligae) che portava sin da bambino, e Tiberio Gemello (10 ottobre 19 d.C – 38).

Il 18 marzo del 37 d.C. i pretoriani e il senato acclamarono imperatore Caligola (che per di più era figlio del popolarissimo generale Germanico) e il senato, in merito alla designazione di Tiberio Gemello, dichiarò che l’imperatore Tiberio era insano di mente al momento della redazione del testamento.
L’anno seguente, 38 d.C., Caligola fece uccidere Tiberio Gemello che reclamava la sua associazione al governo, accusandolo di aver partecipato a una congiura contro di lui.

Nel suo breve principato, durato dal 37 al 41 d.C., Caligola abbandonò il formale rispetto augusteo per il regime repubblicano e cercò di trasformare il principato in una monarchia assoluta di tipo orientale (un’idea profondamente estranea alla tradizione romana): introdusse a corte il cerimoniale del prostrarsi ai piedi del principe; divinizzò la sorella Drusilla, morta di malattia nel 38 d.C., all’età di vent’anni; obbligò gli ebrei (ostili all’idea che l’imperatore fosse un dio) a introdurre nel Tempio di Gerusalemme una statua del principe.

A questi atti simbolici, Caligola ne affiancò altri ben più concreti e dannosi: dissipò il patrimonio ereditato da Tiberio in donativi ai soldati e al popolo e in abbellimenti urbanistici; aumentò le tasse per ripagare gli sperperi di corte; instaurò un regime tirannico e sanguinario. Così facendo si attirò l’odio di tutti: ad assassinarlo il 24 gennaio del 41 d.C. furono quegli stessi pretoriani, appoggiati dalla plebe, che lo avevano portato al potere e che ora al suo posto, senza neppure consultare il senato, acclamarono il cinquantenne Claudio, fratello di Germanico e zio di Caligola.

Quello stesso giorno furono uccise dalla guardia pretoriana anche Cesonia e Giulia Drusilla, la moglie e la figlia di Caligola.

Caligola subì la damnatio memoriae (condanna della memoria) e il suo corpo fu dato alle fiamme.

Svetonio nella sua opera Vite dei dodici Cesari racconta che Caligola era solito portarsi a cena uno dei suoi cavalli, che aveva chiamato Incitatus e si ripromise di nominarlo console. Incitatus non divenne console, ma la sua intenzione di farlo dimostrava il disprezzo dell’imperatore per le istituzioni romane.