seneca
Jacques-Louis David, La morte di Seneca, 1773, Parigi, Petit-Palais

La biografia di Seneca è intrecciata con le vicende dell’età giulio claudia. Riassunto di Letteratura latina schematico e completo per conscere e memorizzare rapidamente.

Lucio Anneo Seneca: la vita

Lucio Anneo Seneca (ca 4 a.C. – 65 d.C.), figlio del retore Seneca il Vecchio, nacque in Spagna da una ricca famiglia italica dell’ordine equestre.
Studiò a Roma e si distinse presto per la sua brillante oratoria. Inviso e perseguitato dagli imperatori Caligola e Claudio, fu costretto all’esilio in Corsica (un luogo a quei tempi desolato e selvaggio) e vi rimase per otto lunghi anni.

Fu richiamato nel 49 d.C. da Agrippina, la madre di Nerone, perché facesse da precettore al figlio; a svolgere una funzione di guida fu pure il prefetto del pretorio Afranio Burro.
Nel 54 d.C, alla morte di Claudio, Seneca si trovò di fatto a reggere le sorti dell’Impero con Agrippina, nelle vesti di consigliere del nuovo imperatore Nerone, non ancora diciottenne.

Dopo alcuni anni di buon governo, la situazione a corte si fece insostenibile. Con il passare degli anni, infatti, Nerone cominciò a essere insofferente di ogni tutela, manifestando in modi sempre più chiari una personalità violenta e una crudeltà senza limiti.

Numerosi furono i segni della fine di un periodo: la morte di Afranio Burro avvenuta nel 62, il ruolo sempre più importante svolto da Poppea (sposata da Nerone in quello stesso anno dopo l’uccisione di Ottavia) e da Tigellino, il nuovo prefetto del pretorio. Infine il favore concesso dall’imperatore a personaggi equivoci.

Seneca, accortosi di non poter più giocare alcun ruolo nella vita politica, si ritirò dall’attività pubblica per dedicarsi agli affetti famigliari e agli studi.
Nell’aprile del 65 d.C. fu accusato di aver partecipato alla congiura dei Pisoni e gli fu imposto di uccidersi.

Seneca è autore di opere filosofiche, politiche, scientifiche e drammatiche.

Lucio Anneo Seneca: le opere filosofiche

  • 12 libri di dialoghi. Si tratta di 12 libri di “dialoghi” composti su una gran varietà di temi. Il titolo, Dialoghi, è improprio in quanto, al di là del De tranquillitate animi, i trattati non hanno struttura dialogica. Si tratta più propriamente di conversazioni ideali con interlocutori che sono anche i dedicatari, il che consente a Seneca un tono espositivo colloquiale.
  • 124 lettere in 20 libri che hanno il titolo di Epistulae morales ad Lucilium. Sono 124 lettere distribuite in numero disuguale in 20 libri. Sono state scritte negli anni del ritiro di Seneca dall’attività pubblica. Alcune di queste lettere sono state veramente inviate a Lucilio, corrispondente e discepolo di Seneca, altre forse mai spedite.

La filosofia per Seneca è lo strumento per il raggiungimento dell’autocontrollo e del dominio di sé che solo il sapiens possiede.

Seneca si presenta come il precursore dell’esistenzialismo moderno, affrontando tematiche di grande attualità, come la noia, il tempo e la morte.

Nella scrittura di Seneca l’etica deve prevalere sull’estetica: perciò ha elaborato uno stile fondato sulla sententia, sull’uso della paratassi e di un linguaggio molto vicino al parlato.

Lucio Anneo Seneca: le opere politiche e scientifiche

  • De clementia. L’opera, scritta tra il 55 e il 56, è in tre libri. Di essi ci è pervenuto il primo e parte del secondo. Fu composto per Nerone appena divenuto imperatore. Seneca gli indicava la strada della clemenza e dell’autocontrollo, contro quella della crudeltà, gettando le basi per un governo illuminato.
  • De beneficiis. Terminata nel 64, è divisa in sette libri. Tratta dei vari aspetti collegati ai benefici: lo spirito con cui bisogna farli e riceverli, il dovere di essere riconoscenti verso chi ci ha fatto del bene, l’ingratitudine e le sue varie cause, l’obbligo morale di fare il bene senza tornaconto e secondi fini.
    Sono inoltre prese in esame numerose questioni. Per esempio se gli schiavi possano rendere benefici ai loro padroni, se è giusto fare del bene agli ingrati o sentire riconoscenza per quelli che hanno reso benefici ai nostri cari, se dobbiamo essere grati per benefici resi involontariamente.
  • Apokolokyntosis. È una satira violentissima. Seneca la scrive subito dopo la morte dell’imperatore Claudio, per vendicarsi degli otto anni trascorsi in Corsica. Questa la trama: Claudio, dopo la morte, si presenta sull’Olimpo e chiede di essere divinizzato. La sua proposta non viene accolta, anzi egli viene mandato agli inferi. Ve lo accompagna Mercurio. Mercurio però, lo fa passare per la Via Sacra, dove si sta svolgendo il suo stesso funerale. Solo allora si accorge di essere morto davvero. Giunge agli inferi. Vi trova molta gente da lui fatta uccidere. Caligola lo vuole suo schiavo e lo ottiene consegnandolo nelle mani di un liberto, Menandro, che ne farà il suo scrivano.
  • Naturales quaestiones. Sono un’opera scientifica, in 7 libri. Fu composta dopo il ritiro di Seneca dall’attività politica, forse nei suoi ultimi anni di vita.
    L’autore affronta temi di carattere astronomico, meteorologico e geografico, come i fulmini, i tuoni, le acque, i venti, i terremoti, le comete.
    Seneca intendeva escludere nella fenomenologia del mondo naturale ogni intervento divino. Per lui gli eventi naturali hanno cause specifiche e una spiegazione razionale. In un passo del secondo libro contesta la teoria etrusca della divinazione tramite l’osservazione dei fulmini. Questa si basava sulla credenza secondo la quale sono gli dèi a creare le condizioni perché il fulmine si sprigioni. Seneca invece sostiene la tesi che il fulmine si genera per cause naturali, perché le nubi vengono a collisione.

Le Naturales quaestiones furono composte utilizzando varie fonti, in modo particolare Posidonio di Apamea, filosofo e scienziato vissuto nel II-I secolo a.C.

Lucio Anneo Seneca: le tragedie

Di Seneca ci sono pervenute nove tragedie, le uniche sopravvissute del teatro romano. Tutte le altre, dell’età arcaica o delle epoche successive, ci sono giunte solo in brevi frammenti o sono andate perdute.

Accanto alle nove cothurnatae (tragedie di argomento mitologico) ci è pervenuta l’Octavia, l’unica praetexta (dramma ambientato nel mondo romano) di tutta la letteratura latina giunta fino a noi. Ma l’opera, che pure è pervenuta sotto il suo nome, è forse da attribuire ad un suo imitatore.
La tradizione manoscritta le riporta nel seguente ordine: Hercules furens (Ercole furioso), Troades (Le Troiane), Phoenissae (Le Fenicie), Medea (Medea), Phaedra (Fedra), Oedipus (Edipo), Agamemnon (Agamennone), Thyestes (Tieste), Hercules Oetaeus (Ercole sull’Eta).

Le tragedie di Seneca sono tutte imperniate sulla rappresentazione del furor dilagante. Attraverso l’esemplarità negativa dei suoi personaggi Seneca vuol rivolgere un monito morale: evitare le passioni travolgenti.

A livello stilistico le tragedie sono fondate sull’amplificatio: tinte forti, gusto espressionistico e un compiacimento per il macabro.