la congiura di pisone
La morte di Seneca

La congiura di Pisone: riassunto di Storia e Letteratura latina

Con l’ascesa al trono imperiale di Nerone l’aristocrazia romana si era illusa di poter riacquistare le antiche prerogative, ma ben presto tale illusione svanì e le promesse programmatiche di Nerone, che l’avevano creata, si rivelarono vane parole.

Tale malcontento si aggravò quando scomparvero dalla scena politica il prefetto del pretorio Afranio Burro e il filosofo Seneca e terminò quindi la loro azione moderatrice sul principe. Questi si circondò allora di gente di basso rango, prese a perseguitare come sospetti i principali esponenti delle classi più elevate e privò il senato di ogni importanza politica.

L’odiosità che circondava Nerone era accresciuta dalla sua condotta immorale e cinica: commetteva delitti familiari e politici, abbassava la sua dignità di imperatore fino a scendere a fare l’istrione nella sua maniacale passione per l’arte, aveva persino (così dicevano molti) dato Roma alle fiamme per un suo abominevole capriccio (per un approfondimento leggi 18 luglio del 64 d.C – Incendio di Roma) .

È così che prese corpo contro Nerone una vasta congiura, la quale accolse nelle sue file aristocratici appartenenti all’ordine senatorio (tra questi Gaio Calpurnio Pisone e Flavio Scevino), alte personalità dell’ordine equestre, intellettuali di circoli stoici, alti ufficiali delle forze armate, fra cui Fenio Rufo, prefetto del pretorio, e la liberta Epicari.

Mancavano però ai congiurati obiettivi comuni e unità d’intenti: ciò che li univa non era l’adesione ad un preciso programma, ma il comune odio contro Nerone. Il gruppo principale dei congiurati mirava infatti a portare al trono Pisone, per avere un imperatore che avrebbe favorito la classe degli aristocratici; altri invece preferivano Seneca; altri ancora volevano restaurare l’antica repubblica.

Il grande numero dei congiurati e la lentezza di questi nel preparare il loro piano d’azione permisero a Nerone di scoprire la vasta cospirazione.

Questi i fatti. Lo storico latino Tacito negli Annales racconta che la liberta Epicari, stanca di attendere, cercò di sobillare una rivolta tra i comandanti della flotta di stanza a Miseno (Campania). Tra essi Volusio Proculo sembrava il più adatto su cui fare leva: era stato, infatti, uno degli esecutori dell’omicidio di Agrippina, la madre di Nerone, ma non aveva ricevuto l’avanzamento di carriera sperato. Se ne era talmente lamentato con la liberta che questa, sperando di acquistarlo alla sua causa, gli aveva rivelato del complotto, ma venne da lui denunciata.
Epicari, arrestata, non rivelò però i nomi dei congiurati, sebbene torturata. Tacito, a riguardo di lei scrive (Annales, XV, 57): «Fulgido esempio di eroismo, dato da una donna, una liberta, che in un così grande pericolo volle proteggere degli estranei e quasi degli sconosciuti, mentre degli uomini nati liberi, dei cavalieri e dei senatori romani, senza essere sottoposti a tortura, tradivano ognuno le persone più care».

Poco dopo, il 19 aprile del 65 d.C. Milico, liberto di Flavio Scevino (uno dei congiurati), denunciò Pisone e il suo stesso padrone. Dopo il loro arresto, la cospirazione venne gradualmente alla luce. Diciannove imputati furono condannati a morte e fra questi Pisone, considerato capo della congiura (leggi nota 1), il poeta Lucano (per un approfondimento leggi Lucano, poeta dell’età Giulio-Claudia), Seneca, il maestro prima tanto amato (per un approfondimento leggi La morte di Seneca raccontata da Tacito), Petronio, l’autore del Satyricon.

1 Gaio Calpurnio Pisone fu un aristocratico romano. Nel 40 d.C. fu bandito da Caligola insieme alla moglie Livia Orestilla. Richiamato da Claudio fu console suffetto e governatore della Dalmazia. Con Nerone mantenne da principio buone relazioni, ma poi entrò a far parte della congiura che avrebbe dovuto forse sostituirlo all’imperatore. Scoperta la congiura si uccise.