Satyricon, romanzo di Petronio. Riassunto

Il Satyricon, pervenuto solo in parte, è il primo esempio di romanzo della romanità. Come autore si indica comunemente quel Petronio che lo storico Tacito definisce arbiter elegantiae (da qui la denominazione di Petronio Arbitro) alla corte di Nerone.

Petronio era dunque un viveur squisito e colto, cinico e dotato di buon gusto, che dettava legge nel campo del saper vivere. Ma caduto in disgrazia presso l’imperatore, fu costretto a darsi la morte con gli aderenti alla congiura di Pisone.

L’attribuzione del Satyricon a un Petronio di età neroniana è stata tuttavia a lungo contestata da tesi che propongono una datazione per l’opera e il suo autore molto più tarda (II-III d.C.).

Oggi, invece, si è propensi a ritenere che il Petronio tacitiano rispecchi perfettamente le caratteristiche dell’autore del Satyricon.

La trama del Satyricon

Nel romanzo sono narrate le picaresche avventure di tre parassiti, fannulloni e giramondo, che vivono di espedienti. Le vicende sono raccontate in prima persona da uno dei tre, Encolpio. Suo compagno è l’adolescente Gitone, del quale è innamorato.

Ai due si affianca nella prima parte del racconto Ascilto, a sua volta attratto da Gitone e questo è fonte di gelosia e di liti. Questo terzetto, cinico e amorale, affronta con spirito di avventura ogni esperienza.

Accusati dalla sacerdotessa Quartilla di aver profanato un sacrificio a Priapo, dio della sessualità, e di averle procurato così un attacco di febbre terzana, sono obbligati a partecipare a un’orgia sessuale sia per purificarsi sia per far guarire la stessa Quartilla.

Invitati dal retore Agamennone, partecipano poi alla Cena di Trimalcione, un ricco e volgare liberto che vuole impressionare gli ospiti con la sua opulenza. La cena culmina con la parodia dei funerali di Trimalcione, che per il chiasso fa accorrere i vigili di quartiere. Nella confusione generale, i tre compagni si allontanano e riparano in una locanda dove litigano.

Lasciato solo, Encolpio capita in una pinacoteca dove incontra Eumolpo, un poeta vagabondo. Questi, vedendo Encolpio interessato a un quadro su cui è dipinta la caduta di Troia recita una sua composizione sulla distruzione di Troia. I presenti, infastiditi dalla declamatio di Eumolpo, lo prendono a sassate.

Gitone si riunisce a loro. Da questo momento Ascilto scompare di scena. Il suo posto viene preso da Eumolpo, nuovo rivale di Encolpio nella conquista del volubile Gitone.

Encolpio, Gitone ed Eumolpo si imbarcano sulla nave di Lica e dell’amante Trifena. Lica vuole vendicarsi di Encolpio perché in precedenza è stato da lui tradito e Trifena vuole impossessarsi di Gitone. Ne nasce una zuffa furibonda. La pace torna per merito di Eumolpo, che racconta la novella La matrona di Efeso, una piccante parodia dei propositi di castità delle vedove.

Una tempesta fa naufragare la nave: Lica muore, Trifena si salva su una barca e i tre avventurieri si salvano approdando a Crotone.

L’ultima parte del testo è la più lacunosa. A Crotone i tre vengono a sapere che in quella città è ordinaria occupazione andare in cerca di eredità dei vecchi senza figli. Eumolpo, allora, finge di essere un ricco vecchio senza prole, mentre Encolpio e Gitone si fanno passare per suoi servi.

Una ricchissima donna, di nome Circe, si innamora di Encolpio. Questi però diviene impotente per l’ira di Priapo, che continua a perseguitarlo; riacquista la virilità solo grazie all’intervento di Mercurio. Intanto Eumolpo, per sfuggire ai cacciatori di dote, detta un testamento secondo il quale soltanto coloro che mangeranno il suo cadavere potranno ereditare i suoi beni.

Lingua e stile del Satyricon

Il Satyricon è un romanzo di impressionante realismo: i personaggi si esprimono a seconda del loro rango, della loro istruzione e persino della loro provenienza regionale. Il mondo descritto è altresì realistico e forse fin troppo cupo: gli uomini sono mossi solo dal desiderio del sesso e del denaro; giungono al successo gli affaristi senza scrupoli, mentre gli uomini colti sono disorientati e non sanno trarre nessun profitto dalla loro istruzione.

E tuttavia, Petronio rappresenta la realtà con uno sguardo ironico e beffardo, senza dare un giudizio morale.