La cena di Trimalcione, riassunto e analisi

La cena di Trimalcione dal Satyricon di Petronio, riassunto e analisi.

La cena di Trimalcione: il riassunto

È l’episodio più esteso, originale, e famoso del Satyricon di Petronio. È giunto fino a noi integro, a differenza della maggior parte del romanzo.

Illustra in 52 capitoli (dal 27 al 78), con distaccata ironia, la società del tempo (I secolo d.C.), corrotta, cinica e avida e la classe emergente dei nuovi ricchi, con la volgarità delle loro idee e del loro linguaggio.

I tre protagonisti del romanzo (Encolpio, Gitano e Ascilto) sono invitati dal retore Agamennone a partecipare alla cena di Trimalcione. Trimalcione è un rozzo liberto arricchitosi con i commerci. Si dà goffamente le arie di gran signore; ama circondarsi di parassiti ignoranti e di intellettuali spiantati; conserva però tutta la volgarità derivatagli dalla sua origine e dalla sua educazione.

Le portate offerte ai convitati sono incredibili e stravaganti e suscitano in Encolpio un senso di fastidio e di disgusto.

Durante la cena, sono affrontati discorsi di ogni genere, mentre Trimalcione si lascia spesso sorprendere e immalinconire dal pensiero della morte.

A un certo punto, Trimalcione mostra interessamento per uno schiavo. Questo fatto suscita la gelosia della moglie, Fortunata, che reagisce con un grandissimo repertorio di parole grossolane.

Alla fine della cena, Trimalcione, dopo aver esaltato i notevoli successi economici conseguiti, è di nuovo assalito dal pensiero della morte. Decide allora di imitare il proprio funerale. Indossa così un abito funebre e si distende a guisa di morto, mentre i trombettieri intonano una marcia.

Il grande frastuono fa accorrere i vigili del quartiere che pongono fine alla festa. Approfittando dell’incredibile confusione, i tre protagonisti fuggono.

La cena di Trimalcione: analisi e commento

La descrizione della cena è un documento prezioso per comprendere l’ambiente degli arricchiti del I secolo d.C. e la vita quotidiana di una cittadina di provincia, prospera e colta, residenza di immigrati di ogni specie e proveneinza, quale poteva essere Pompei nei decenni che precedettero l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Nell’episodio de La cena di Trimalcione vediamo agitarsi una folla variegata e variopinta di personaggi, presentati direttamente o indirettamente attraverso i discorsi dei convitati: liberti arricchiti, parassiti, commercianti, impresari ignoranti e fortunati, funzionari municipali corrotti e corruttori, mogli vanesie e tiranniche, schiavi furbastri e approfittatori, intellettuali indigeni o immigrati. Vivono a sbafo e discutono di filosofia e di letteratura, alcuni anche con una certa competenza.

Nel racconto della cena più che la descrizione, forse un po’ caricata, delle strane, interminabili portate di vivande, interessano i discorsi dei commensali, perché in essi la genialità estrosa e finissima di Petronio ha modo di sbizzarirsi e di rivelarsi in tutta la sua pienezza.