Gesù di Nazareth non è un personaggio mitico, ma un uomo di carne e ossa, realmente esistito circa duemila anni fa, come documenta la critica storica che si avvale di fonti cristiane, romane e giudaiche. È considerato un personaggio centrale della storia, tanto che la sua venuta è diventata il punto di riferimento per dividerla in due parti: periodo avanti Cristo (a.C.) e periodo dopo Cristo (d.C.).

Vita e storia di Gesù di Nazareth

Gesù di Nazareth nacque a Betlemme, in Giudea (una regione della Palestina), tra il 6 e il 4 a.C., durante il regno di Erode il Grande, sotto l’impero di Ottaviano Augusto. I suoi genitori, Maria e Giuseppe, un falegname della tribù di Davide, si erano recati da Nazareth a Betlemme perché, quando Maria era quasi al termine della sua gravidanza, l’imperatore Augusto ordinò un grande censimento, che obbligava tutti a dirigersi verso il proprio villaggio d’origine.

Come riportato dai Vangeli, Gesù trascorse l’infanzia e la giovinezza esercitando il mestiere di falegname nella bottega paterna situata a Nazareth in Galilea (Palestina settentrionale). Intorno ai trent’anni, incontrò Giovanni Battista, sulle rive del fiume Giordano, che riconobbe in lui il figlio di Dio, mandato per la salvezza dell’umanità e si fece battezzare. Dopo aver ricevuto il battesimo, Gesù iniziò la sua predicazione, viaggiando per tutta la Palestina, allora sotto il controllo dell’Impero romano.

Nel corso dei suoi spostamenti radunò intorno a sé numerosi discepoli, tra cui particolare rilevanza acquisì il gruppo dei 12 apostoli, i più intimi amici di Gesù: Simone (chiamato Pietro), suo fratello Andrea, Giacomo e suo fratello Giovanni, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo, Giacomo d’Alfeo, Simone lo Zelota, Giuda Taddeo e Giuda Iscariota.

La predicazione di Gesù di Nazareth

La predicazione di Gesù si allontanava in parte dall’Ebraismo tradizionale, perché non si rivolgeva soltanto agli Ebrei, il “popolo eletto”, ma a tutti gli uomini “di buona volontà”. Inoltre al contrario di Jahwèh, il dio della tradizione ebraica, avvertito dai fedeli come un dio giudice, il dio predicato da Gesù di Nazareth era anzitutto un dio misericordioso, che prometteva ai suoi fedeli una ricompensa dopo la morte.

Gesù, infatti, che si proclamò figlio di Dio e Messia, rivelava che il suo regno “non apparteneva a questa terra”; inoltre la sua missione consisteva nel rivelare agli uomini l’amore di Dio e il cammino verso la salvezza.

Le accuse e la condanna

La predicazione di Gesù di Nazareth causò sconcerto tra gli Ebrei e malcontento tra i più rigidi osservanti. Costoro gli rimproverarono lo scarso rispetto della legge mosaica, cardine della religiosità ebraica, su cui la casta sacerdotale fondava la propria autorità. Di conseguenza, accusarono Gesù di predicare una dottrina eretica. Pertanto il Sinedrio (il tribunale religioso ebraico), dopo averlo riconosciuto colpevole, lo condannò a morte e lo consegnò al governatore romano Ponzio Pilato, perché facesse eseguire la condanna.

Ponzio Pilato, però, non era convinto della colpevolezza di Gesù e tentò di salvarlo, ma Gesù non si difese. Pilato sapeva che «glielo avevano consegnato per invidia» (Mc 15, 10), ma non aveva il coraggio di liberarlo e allo stesso tempo non voleva sottoscrivere la sentenza di condanna. Nel tentativo di salvarlo si appellò al popolo.

Ma la folla, sobillata dalle autorità religiose, chiese a gran voce la condanna a morte di Gesù e la liberazione di Barabba, un ribelle catturato in una sommossa e condannato per omicidio. Pilato assecondò la folla: fece flagellare Gesù di Nazareth e lo consegnò per farlo crocifiggere. Così Gesù morì mediante crocifissione, sul monte Golgota, insieme a due criminali comuni. La morte di Cristo, secondo la cronologia recente, sarebbe avvenuta nella Pasqua del 29 o del 30 d.C., in ogni caso sotto il principato di Tiberio (dunque non oltre il 37 d.C.).

La sepoltura e la risurrezione

Giunta la sera, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del Sinedrio e amico di Gesù, andò da Ponzio Pilato per chiederne il corpo. Accolta la sua richiesta, Giuseppe calò Gesù dalla croce e, avvoltolo in un lenzuolo, lo pose in un sepolcro scavato nella roccia; poi fece rotolare un masso contro l’entrata.

Secondo le testimonianze dei discepoli, la tomba, nonostante la grossa pietra posta all’ingresso e la vigilanza delle guardie armate, fu trovata vuota all’alba della domenica, il terzo giorno dalla morte. Un angelo si rivolse alle donne giunte al sepolcro di buon mattino e, trovatolo vuoto, disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto» (Mc 16, 6).

Gesù risorto apparve più volte ai suoi discepoli, che, alla luce di questo avvenimento e spinti dall’invito del loro maestro, intrapresero la strada dell’annuncio e della testimonianza.

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