esecuzione dell'imperatore massimiliano
Edouard Manet, Esecuzione dell'Imperatore Massimiliano, 1868. Mannheim, Stadtische Kunsthalle

Esecuzione dell’Imperatore Massimiliano: contesto storico

L’esecuzione dell’Imperatore Massimiliano d’Asburgo – Approfittando della guerra civile che nella Repubblica messicana opponeva le forze clericali ai progressisti guidati dal presidente Benito Juárez, Napoleone III cercò di far nascere, sotto la protezione delle truppe francesi, un Impero del Messico, offrendone la corona a un principe di casa d’Austria, Massimiliano d’Asburgo, fratello minore dell’Imperatore Francesco Giuseppe.

Alla proclamazione dell’Impero, nel 1864, i repubblicani messicani reagirono con una violenta guerriglia, cui gli Stati Uniti fornirono armi e appoggio. Nel 1867 i francesi si ritirarono, abbandonando a se stesso lo sfortunato Massimiliano, che fu catturato e fucilato il 19 giugno 1867 assieme ai generali messicani Miramón e Mejía.

Diffusasi la notizia in Francia, l’indignazione si volse contro Napoleone III, che prima aveva imposto Massimiliano d’Asburgo, poi aveva ritirato le forze militari francesi che avrebbero dovuto sostenerlo.

Esecuzione dell’Imperatore Massimiliano di Edouard Manet

Manet, profondamente colpito dalla vicenda, lavorò al soggetto per oltre un anno, ispirandosi a fotografie, documenti e testimonianze; creò quattro oli e litografie, che nella struttura si rifanno al 3 maggio 1808, dipinto nel 1814 da Goya e visto dall’artista francese nel 1866, quando era all’Accademia di San Fernando a Madrid: i soldati, con i volti nascosti, si schierano sulla destra, con i fucili puntati come nell’opera di Goya.

Nel 1868 Manet lo presenta al Salon, ma viene rifiutato per motivi politici: le divise dei soldati messicani che procedono all’esecuzione dell’Imperatore Massimiliano, molto simili a quelle francesi, vengono viste come una denuncia delle responsabilità di Napoleone III, che aveva ritirato le sue truppe dal Messico.

Nell’opera finale di Manet non c’è sentimentalismo, ma solo l’azione in sé, colta nell’attimo stesso della fucilazione che colpisce i tre uomini. Il tempo è bloccato in quell’istante e lo spazio è pulito, netto, fortemente simbolico, con l’imperatore al centro, come Cristo al supplizio della crocifissione.
Al di là del muro, che fa da sfondo, una piccola folla di curiosi assiste all’evento. Il dipinto è privo della carica drammatica dell’opera di Goya.

A prevalere sono i toni neri e le tonalità fredde dei verdi.