Francisco Goya, Il 3 maggio 1808: fucilazioni sul monte Pio, olio su tela 266x345 cm, 1814, Madrid, Museo del Prado
Francisco Goya, Il 3 maggio 1808: fucilazioni sul monte Pio, olio su tela 266x345 cm, 1814, Madrid, Museo del Prado

L’opera Il 3 maggio 1808: fucilazioni sul monte Pio (in realtà indicata con vari titoli) è fra le più celebri di Francisco Goya y Lucientes (Fuendetodos, Saragozza, 30 marzo 1746 – Bordeaux, Francia, 16 aprile 1828), personaggio cardine della pittura (non solo spagnola) tra Settecento e Ottocento, resterà punto di riferimento per l’arte contemporanea.

Il 24 febbraio 1814, Goya presenta al Consiglio della Reggenza la richiesta di illustrare episodi salienti dell’insurrezione di Madrid contro i francesi di Napoleone. L’opera Il 3 maggio 1808 segna per sempre una svolta nella rappresentazione, attraverso l’arte, delle vicende di guerra.

Il 3 maggio 1808 raffigura la fucilazione di alcuni patrioti che avevano partecipato ai moti del maggio 1808 contro la monarchia di Giuseppe Bonaparte, imposta da Napoleone. La visione è drammaticamente notturna e il fatto si svolge in un luogo isolato, vicino al palazzo Reale di Madrid di cui si distingue la mole sul fondo a destra.

A destra, in primo piano, è schierato il plotone di esecuzione, a sinistra davanti ai fucili spianati ci sono i patrioti dell’indipendenza, intorno alla figura in camicia bianca illuminata dalla luce gialla della lanterna posata a terra.

Illuminato dalla forte luce della lanterna – a simboleggiare che la Ragione è dalla parte degli insorti – il condannato in bianco e giallo alza e spalanca le braccia come un crocefisso e grida la sua fede per la Libertà. Goya, ormai completamente sordo da una quindicina d’anni, dipinge quel grido: è nella posa, nel gesto, nello sguardo sgranato, nel chiasso cromatico di quel bianco e di quel giallo.

Schierati senza volto con la rigidità degli automi, i soldati sono macchine per eseguire gli ordini. Goya li ritrae tutti simili, nella stessa posizione, con alti cappelli, le gambe aperte, vicini alle vittime. Una luce fredda e pallida, proveniente da una posizione esterna al quadro, davanti verso destra, li illumina di fianco e di schiena; è la stessa luce che percorre i morti riversi a terra sulla sinistra in una pozza di sangue che ha impregnato la terra.

Per aumentare l’emozione della scena, Goya deforma la realtà: pennellate decise, interrotte da tocchi neri, tratteggiano i volti dei patrioti spagnoli. Sono maschere disperate, dilatato il bianco degli occhi, ciuffi scomposti, fisionomie sfigurate dalla paura o dall’orrore.

Il 3 maggio 1808 (1814) ha ispirato Édouard Manet in Esecuzione dell’imperatore Massimiliano (1867) e Pablo Picasso in Massacro in Corea (1951).