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3 Maggio 1808 di Francisco Goya, descrizione

3 maggio 1808: le fucilazioni del 3 maggio sul monte Pio (in realtà indicata con vari titoli) è fra le opere più celebri di Francisco Goya y Lucientes (1746 – 1828). Egli è personaggio cardine della pittura (non solo spagnola) tra Settecento e Ottocento, punto di riferimento per l’arte contemporanea.

Cosa rappresenta la fucilazione del 3 maggio 1808 di Goya?

Il 3 maggio 1808 raffigura la fucilazione di alcuni patrioti che avevano partecipato ai moti del maggio 1808 contro la monarchia di Giuseppe Bonaparte, imposta da Napoleone.

La visione è drammaticamente notturna e il fatto si svolge in un luogo isolato, vicino al palazzo Reale di Madrid di cui si distingue la mole sul fondo a destra.

A destra, in primo piano, è schierato il plotone di esecuzione; a sinistra davanti ai fucili spianati ci sono i patrioti dell’indipendenza, intorno alla figura in camicia bianca illuminata dalla luce gialla della lanterna posata a terra.

Illuminato dalla forte luce della lanterna – a simboleggiare che la Ragione è dalla parte degli insorti – il condannato in bianco e giallo alza e spalanca le braccia come un crocefisso e grida la sua fede per la Libertà.

Goya, ormai completamente sordo da una quindicina d’anni, dipinge quel grido: è nella posa, nel gesto, nello sguardo sgranato, nel chiasso cromatico di quel bianco e di quel giallo.

Schierati senza volto con la rigidità degli automi, i soldati sono macchine per eseguire gli ordini. Goya li ritrae tutti simili, nella stessa posizione, con alti cappelli, le gambe aperte, vicini alle vittime. Una luce fredda e pallida, proveniente da una posizione esterna al quadro, davanti verso destra, li illumina di fianco e di schiena; è la stessa luce che percorre i morti riversi a terra sulla sinistra in una pozza di sangue che ha impregnato la terra. Vicino ad essi, un monaco tremante recita le su ultime preghiere. Sulla destra, altri uomini angosciati sono spinti verso il luogo dell’esecuzione: alcuni singhiozzano, coprendosi il volto con le mani.

Per aumentare l’emozione della scena, Goya deforma la realtà: pennellate decise, interrotte da tocchi neri, tratteggiano i volti dei patrioti spagnoli. Sono maschere disperate, dilatato il bianco degli occhi, ciuffi scomposti, fisionomie sfigurate dalla paura o dall’orrore. La morte, sembra dirci Goya, non è mai bella e non c’è eroismo che la giustifichi.

La fucilazione del 3 maggio 1808 (1814) ha ispirato Édouard Manet in Esecuzione dell’imperatore Massimiliano (1867) e Pablo Picasso in Massacro in Corea (1951).

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