Cristoforo Colombo
Ritratto di Cristoforo Colombo eseguito da Sebastiano del Piombo, 1519 circa

Il 12 ottobre 1492 l’ammiraglio genovese Cristoforo Colombo, al servizio della Corona di Spagna, dopo un viaggio interminabile iniziato il 3 agosto 1492, avvista finalmente terra: non era né il Catai (Cina) né il Cipango (Giappone) come credeva il navigatore genovese, ma probabilmente l’isola di Watling nelle Bahama (chiamata Guanahani dagli indigeni). Cristoforo Colombo involontariamente porta l’esistenza di un nuovo continente sotto gli occhi di re, soldati, scienziati e gente comune di tutta Europa… perché l’America esisteva prima di Colombo.
Questo nuovo continente, che fu poi chiamato America dal nome di un altro navigatore italiano, il fiorentino Amerigo Vespucci, è uno spazio enorme, dove gli europei scoprono piante, animali, popolazioni e grandi ricchezze.
Nel giro di pochi anni si susseguono i viaggi e le scoperte geografiche. Si susseguono anche le spedizioni di conquista, poiché le potenze europee (soprattutto il Portogallo e la Spagna) fanno a gara nell’accaparrarsi i nuovi territori.

La conquista del Nuovo Mondo è un evento grandioso e tragico: grandioso per l’autentica rivoluzione che essa produce sulla vita sociale, economica, culturale e mentale degli europei; tragica per le conseguenze che essa ha sulle genti indigene.
Nell’America centrale e meridionale esistevano tre grandi civiltà: gli aztechi, i maya e gli inca. Anche se il livello della loro tecnologia era inferiore a quello degli europei, la loro vita economica, politica e culturale era complessa e raffinata. Ma erano civiltà troppo diverse da quella dei conquistatori, e l’impatto provoca un vero e proprio genocidio. Le popolazioni indigene sono massacrate, deportate, ridotte in schiavitù. A tutto ciò si aggiungono i danni provocati dalle epidemie: malattie che che per gli europei sono banali hanno effetti devastanti sulle popolazioni indigene, prive degli anticorpi.
Per molto tempo le potenze coloniali procederanno nello sfruttamento sistematico del Nuovo Mondo e cercheranno di dare ai loro possedimenti un’organizzazione stabile.

Diego de Rivera, Fernando Cortés sbarca a Veracruz, 1929-35. [Palacio Nacional, Città del Messico]

diego de rivera

In questo murale di un grande pittore messicano del Novecento, Diego de Rivera (1886-1957), raffigurante l’arrivo di Cortés a Veracruz, sono riassunte le conseguenze drammatiche della colonizzazione: lo sfruttamento degli indigeni (in fondo); la loro evangelizzazione forzata (in alto a sinistra); l’importazione dall’Africa di schiavi neri (in primo piano), necessari per “aiutare” la manodopera indigena.