Madame Bovary di Flaubert: trama, analisi, commento

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madame bovary

Madame Bovary riassunto dettagliato. La trama del romanzo, i personaggi, analisi e commento.

Madame Bovary trama

La protagonista di Madame Bovary libro di Gustave Flaubert è una giovane donna, Emma Rouault, moglie di un modesto medico di campagna, Charles Bovary.

La signora Bovary è insofferente alla mediocrità e alla monotonia della vita che conduce. Sogna di vivere a Parigi, che conosce dalle letture sentimentali e romantiche e che immagina, romanticamente, tutta piena di lusso, di passioni e di avventure.

Madame Bovary personaggi

Alle sue fantasticherie si contrappongono, invece, con il loro grigiore, le persone e le cose della sua vita reale: le giornate sempre uguali, scandite dal monotono rintocco delle campane; il marito, buono ma mediocre; il farmacista Homais, democratico ed entusiasta celebratore del progresso; il reazionario curato Bournisien; il mozzo di stalla con gli zoccoli infangati.

Emma trova però in Léon Dupuis, giovane praticante di un notaio, un’anima gemella, un sognatore anch’egli frustrato dall’esistenza di provincia. La loro relazione è del tutto platonica.

Léon parte per proseguire i suo studi a Parigi. Emma nel frattempo ha avuto una bambina che abbandona alle cure di una balia. Ripiombata nella noia è facile preda di un dongiovanni, Rodolphe Boulanger, ricco proprietario della zona. La relazione è di breve durata: Rodolphe è meschino, brutale e la delude, lasciandola, con una lettera, la sera precedente la fuga.

Emma ricade nella depressione e per un po’ trova conforto e rifugio nella religione. Ma una sera Emma e suo marito si recano all’opera, a Rouen, e ritrova Léon. Allaccia allora con lui una relazione; si reca a trovarlo a Rouen una volta alla settimana, facendo credere al marito che vi si rechi per prendere lezioni di pianoforte. Ma Léon non è più il giovane da lei idealizzato e presto egli la lascia.

Emma, in preda a frenesia, comincia quindi a condurre una vita stravagante e dispendiosa, indebitandosi con l’usuraio Lhreux. Vedendo prossimi la rovina e il disonore, chiede aiuto agli ex amanti, ma invano. La catastrofe precipita con il sequestro giudiziario. Emma prende del veleno e muore dopo atroci e lunghe sofferenze.

Suo marito Charles è sconvolto dalla morte della moglie e, in più, dal ritrovamento delle lettere che Emma scriveva al suo amante Rodolphe Boulanger. Trascorre ormai la sua vita in solitudine, trascurando lavoro e figlia; infine muore, con in mano una ciocca di capelli di Emma, che ha perdonato.

Il romanzo si chiude con il trionfo del farmacista Homais, perfetta immagine di stupidità borghese, tronfio e soddisfatto di sé, per aver ricevuto la Legion d’onore.

Madame Bovary analisi e commento

Per scrivere Madame Bovary Flaubert impiegò quasi sei anni (settembre 1851 – aprile 1856).

Egli si ispirò ad una vicenda realmente accaduta pochi anni prima, quella di un tale Eugène Delamare, allievo del padre di Flaubert, la cui moglie, Delphine Couturier, si era uccisa col veleno dopo averlo abbondantemente tradito e ridotto in rovina sotto un cumulo di debiti. L’adultera e suicida Delphine e suo marito Eugène sono i modelli di Emma e Charles Bovary.

Emma Bovary non è un’eroina tragica: è solo una donna debole e mediocre. Il suo carattere e le sue passioni non hanno una particolare nobiltà. Emma, in fondo, non è superiore all’ambiente a cui si ribella: ne è anzi il prodotto.

Il suo carattere e la sua storia sono l’espressione tipica di un’epoca in cui gli ideali romantici del primo Ottocento non sono ancora spenti, ma risultano ormai vuoti di contenuto nel mutato contesto storico e sociale.

Quando fu pubblicato nel 1856, Madame Bovary suscitò grande scandalo e Flaubert dovette subire un processo per immoralità. Lo scandalo nasceva non tanto dal fatto che nel libro erano narrate vicende immorali, quando dal fatto che l’autore, secondo i principi del Naturalismo, presentava gli avvenimenti senza esprimere su di essi alcuna valutazione morale e quindi senza condannarli. Il processo si concluse con un’assoluzione, e il romanzo ebbe un grande successo¹.

Emma Bovary finì anzi per diventare il simbolo di una certa condizione femminile (la donna piccolo borghese di provincia, insofferente del grigiore e del vuoto della sua esistenza, che si crea mediante il sogno un mondo parallelo, più splendido e affascinante) e il termine “bovarismo” entrò nell’uso, a indicare lo stato d’animo e il comportamneto di chi rifiuta, magari a ragione, una realtà meschina e soffocante, ma non sa contrapporle altro che sogni inconcludenti ed evasioni destinati al fallimento.

La narrazione, con una tecnica tipicamente flaubertiana, fa uso del cosiddetto “discorso indiretto libero“. Flaubert, infatti, passa continuamente dalla registrazione dei pensieri di Emma alla descrizione degli oggetti e dei fatti che suscitano quei pensieri, senza che la transizione sia indicata da elementi grammaticali e stilistici. Così il lettore si trova completamente immerso nel punto di vista del personaggio, come se stesse vivendo la sua stessa vita, e non avverte la presenza della “voce narrante” dell’autore, che interviene esplicitamente a spiegare, a commentare, a giudicare, a dialogare col lettore: il modello, insomma consacrato da Scott, Manzoni, Balzac, Stendhal, che nella prima metà del secolo aveva fissato un vero e proprio “codice” narrativo.

¹ Lo stesso pubblico ministero, Pinard, che incriminò senza successo Flaubert, pronunciò sei mesi dopo una nuova arringa contro le Fleurs du mal di Baudelaire, riuscendo ad avere la meglio.