Scetticismo filosofico: cosa devi sapere

Il termine scetticismo deriva dal termine greco sképsis che significa “indagine”, “ricerca”, ma anche “dubbio”.

Lo scetticismo diede vita a un indirizzo filosofico che metteva in dubbio qualsiasi dottrina filosofica, specialmente di quelle a esso contemporanee: lo stoicismo e l’epicureismo. L’abbandono dei dogmi filosofici porta al raggiungimento della pace interiore.
Gli scettici non negano l’esistenza della realtà, ma le teorie elaborate su di essa, la pretesa della filosofia di giungere alla verità.

Quali sono le principali scuole scettiche?

Lo scetticismo non fu, in Grecia, una scuola a sé (come lo stoicismo e l’epicureismo), ma l’indirizzo seguito da tre scuole distinte:

  • la scuola di Pirrone di Elide (IV secolo a.C.);
  • la Media e la Nuova Accademia (IV-III secolo a.C.);
  • lo scetticismo posteriore di Enesidemo (I secolo a.C.).

Lo scetticismo di Pirrone di Elide

Pirrone nacque a Elide, nel Peloponneso, intorno al 365 a.C. Visse in semplicità e morì vecchissimo, nel 275 a.C.

L’elaborazione del suo pensiero fu influenzato dalla partecipazione alla spedizione di Alessandro Magno in Asia: risultò decisivo per lui l’incontro con alcuni saggi indiani, noti come gimnosofisti, che insegnavano la vanità delle cose e l’imperturbabilità del sapiente di fronte al mondo.
Anche l’insegnamento dei sofisti con il loro relativismo riguardo ogni forma di conoscenza lo influenzò decisamente; invece da Socrate ereditò la pratica del dubbio.

L’unico atteggiamento che il saggio può pertanto assumere nei confronti delle cose è quello dell’epoché, cioè della sospensione del giudizio.

Il distacco dalle cose si esprime invece nell’atarrasìa, che consiste nell’impertubabile serenità della mente, e raggiunge il suo culmine nell’afasìa, alla lettera “mancanza di parola”.

Le opinioni che possiamo formulare non sono né giuste né sbagliate, perché le cose ci appaiono indifferenziate. Allo stesso modo non possiamo dire cosa sia il bene e il male, nel senso che nessuna cosa è buona o cattiva di per sé: è definita buona o cattiva solo in base all’abitudine.

La Media e la Nuova Accademia

L’indirizzo scettico, dopo la fine della scuola di Pirrone, fu ripreso dai filosofi dell’Accademia platonica. L’iniziatore fu Arcesilao di Pitane.

Arcesilao di Pitane

Arcesilao di Pitane (315-240 a.C.) non lasciò scritti; pertanto conosciamo le sue dottrine solo da fonti indirette.

Secondo una testimonianza di Cicerone, egli non espose alcuna opinione sua propria, ma si limitò a criticare le opinioni degli altri. Se Socrate aveva proclamato che nulla l’uomo può sapere, se non di non sapere nulla, Arcesilao si spinse ancora oltre, sostenendo che non si può affermare con sicurezza neppure la propria ignoranza.

A ogni tesi egli contrapponeva la tesi opposta, mostrando che nessuna delle due aveva valore di verità e concludendo, quindi, che era impossibile decidersi per l’una o per l’altra. In tal modo egli difendeva la sospensione (epoché) del giudizio già teorizzata da Pirrone.

Allo stesso modo, egli pensava che l’uomo, nell’azione, non può farsi guidare da una conoscenza assoluta; può solo agire in base a un motivo più o meno fondato e ragionevole. Così Arcesilao riteneva che il criterio di ciò che si deve scegliere o evitare è il buon senso, o la ragionevolezza (eulogía), che sta alla base della saggezza.

Carneade di Cirene

A capo della scuola salì più tardi Carneade di Cirene (214/212-129/128 a.C.); guidò la scuola scettica tra il III e il II secolo a.C. Il suo principale bersaglio polemico fu lo stoicismo, di cui rifiutava i concetti di rappresentazione catalettica e di provvidenza.

Il Tardo scetticismo

Quando l’indirizzo scettico fu abbandonato dall’Accademia, venne ripreso da altri pensatori che si ispirarono direttamente al fondatore dello scetticismo, Pirrone. Questi pensatori fiorirono dal I secolo a.C. al II d.C. e non costituirono una scuola. I principali di essi furono Enesidemo di Cnosso e Sesto Empirico.

Enesidemo di Cnosso

Enesidemo di Cnosso (80-10 a.C. circa) individuò dieci modi o tropi per giungere alla sospensione del giudizio (epoché) e mostrare la relatività di ogni conoscenza umana.

Sesto Empirico

Sesto come medico ebbe il soprannome di Empirico ed esercitò la propria attività tra il 180 e il 210 d.C.

Secondo Sesto Empirico, sia deduzione che induzione sono forme di ragionamento incerte che non possono condurre l’uomo ad alcuna verità indubitabile. Inoltre considerava infondata e contraddittoria la nozione di causa e rifiutava il concetto stoico di Dio come corporeo, in quanto ne avrebbe comportato la mortalità.