Cavalleria rusticana, Giovanni Verga riassunto

971
cavalleria rusticana

Cavalleria rusticana novella di Giovanni Verga, pubblicata nel 1880 nella raccolta Vita dei campi insieme ad altri racconti.

Vita dei campi è la prima opera verista di Giovanni Verga. Vi abbandona infatti l’ambientazione aristocratica dei romanzi sentimentali della sua prima giovinezza per rappresentare invece le classi umili e disagiate della sua Sicilia: contadini, pastori, minatori ecc.

Nella Cavalleria rusticana Verga affronta il tema del “delitto d’onore” ritenuto necessario nella società arcaica per vendicare l’adulterio e ristabilire l’ordine familiare e sociale.

Cavalleria rusticana riassunto

Nella novella vi si narra la storia di Turiddu Macca, un povero contadino tornato nel suo piccolo paese della Sicilia, Vizzini, dopo essere stato via per fare il servizio militare.

Trova che Lola, la sua fidanzata di un tempo, è prossima alle nozze con Alfio, un agiato carrettiere.

Il giovane cerca di mettere una pietra sopra alla storia d’amore con Lola. Ma, dopo il matrimonio di questa con Alfio, Turiddu, per far rabbia a Lola, si mette a corteggiare Santuzza, la figlia del vignaiolo Cola e dirimpettaio di Alfio e Lola.

Turiddu raggiunge presto il suo obiettivo e diventa così l’amante di Lola.

Si avvicina intanto la Pasqua e Lola dice a Turiddu che vuole andare a confessarsi perché il marito, che nel frattempo è in giro con le mule per le fiere, si insospetirebbe se venisse a sapere che non l’ha fatto. Ma Lola è soprattutto preoccupata perché ha sognato dell’uva nera che, secondo la mentalità locale siciliana, significa guai per il suo innamorato.

Santuzza, pazza di rabbia e di gelosia, non appena ritorna Alfio, il marito di Lola, gli fa capire come stanno le cose tra Turiddu e sua moglie.

Alfio non ci pensa due volte. E così, il giorno di Pasqua, va a cercare Turiddu, in osteria con gli amici, e gli dà appuntamento per il mattino seguente per parlare “di quell’affare”. Turiddu capisce subito la situazione e gli morde l’orecchio per accettare la sfida.

Il giorno dopo Turiddu dà l’addio a sua madre; Alfio fa intendere a Lola ciò che sta per accadere. I due uomini si incontrano e Turiddu ammette il suo torto, ma avverte Alfio che comunque non si lascerà uccidere per non far piangere la sua mamma.

I due uomini danno il via al duello a colpi di pugnale. Turiddu viene ferito per primo, ma poi ferisce a sua volta; allora Alfio, con slealtà, gli getta negli occhi una manciata di sabbia e lo acceca; poi lo finisce con una coltellata alla gola.

Dalla novella di Giovanni Verga è tratta l’opera omonima in un unico atto di Pietro Mascagni.