Spleen, Baudelaire: traduzione e analisi

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Spleen di Baudelaire, traduzione e analisi del testo poetico

Spleen pubblicata per la prima volta nel 1857, è inclusa nella prima sezione de I Fiori del Male, intitolata “Spleen e ideale”.

Spleen significato: cosa intende Baudelaire per spleen?

La parola inglese spleen è assimilabile al francese ennui e all’italiano noia, tedio.

Indica uno stato d’animo fatto di noia, di disagio e di insofferenza. Dà l’idea della sensazione di diversità ed estraneità, che deriva al poeta dal ritrovarsi in una realtà mortificante e opprimente.

Alla descrizione di questo stato d’animo – che sarà uno dei motivi di fondo di tanta letteratura contemporanea – Charles Baudelaire ha dedicato molte liriche. Fra esse spicca, per la sua forza e per la sua violenza drammatica, questa che segue.

Spleen Traduzione del testo poetico

La poesia è composta, nell’originale, da cinque strofe di doppi settenari (o alessandrini), rese nella traduzione con cinque strofe di versi liberi.

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
e versa, abbracciando l’intero giro dell’orizzonte,
una luce diurna più triste della notte;

quando la terra è trasformata in umida prigione
dove la Speranza, come un pipistrello, sbatte contro i muri con la sua timida ala
picchiando la testa sui soffitti marci;

quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce,
imita le sbarre d’un gran carcere,
e un popolo muto d’infami ragni
tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

improvvisamente delle campane sbattono con furia
e lanciano verso il cielo un urlo orrendo,
simili a spiriti vaganti, senza patria,
che si mettono a gemere, ostinati.

E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande,
sfilano lentamente nella mia anima:
la Speranza, vinta, piange; e l’atroce Angoscia, dispotica,
pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.

(I Fiori del Male, trad. di A. Bertolucci, Garzanti, Milano, 1975)

Spleen Baudelaire Analisi e Figure retoriche

Il componimento ha un ritmo ascendente nel quale il ripetuto susseguirsi della congiunzione «Quando» (anafora) crea una tensione, una ansiosa e crescente attesa che esplode poi nella disperazione (improvvisamente), nel trionfo dell’atroce Angoscia che, crudele nella sua vittoria, tiranneggia incontrastata l’animo del poeta.

C’è l’utilizzo e una disposizione crudamente realistica del lessico:

  • il cielo basso che grava come un pesante coperchio (similitudine) sulla città, versando una luce nera più triste della notte;
  • la terra che diventa una insopportabile prigione, in cui ogni sforzo di evasione è tarpato ed è tolta all’uomo perfino la speranza della libertà;
  • la pioggia che cade così fitta e incessante da sembrare che disegni nell’aria le sbarre di una prigione;
  • i ragni, simbolo degli incubi che popolano e inquietano la mente del poeta (metafora) e che avvolgono con le loro reti i cervelli.

La dimensione interiore del poeta è rappresentata invece da una serie di figurazioni allegoriche:

  • la Speranza che imprigionata nell’umida cella inutilmente cerca di uscirne trasformandosi in un pipistrello (metafora);
  • l’Angoscia che pianta il vessillo nero sul «cranio chinato»: «cranio chinato» = metafora della definitiva condizione di abbandono e di totale asservimento del poeta allo spleen.