Futurismo in letteratura riassunto

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futurismo
Natalia Goncharova, Il Ciclista, 1913, olio su tela, Leningrado, Museo Russo

Il Futurismo è un movimento “globale” che investe ogni forma di cultura nell’Italia del primo Novecento (pittura, architettura, poesia, teatro). Per la sua connivenza con il fascismo è stato a lungo rimosso e condannato dalla critica.

In campo letterario, il Futurismo si propone di rinnovare profondamente i codici e la lingua poetica, in polemica con il provincialismo ottocentesco.

Il 1909 segna l’inizio ufficiale del movimento. È questa infatti la data del primo Manifesto programmatico di Marinetti (1876-1944), che apparve a Parigi sul giornale «Figaro».

Futurismo contesto storico

Siamo in piena età giolittiana (Giovanni Giolitti fu Presidente del consiglio dal 1903 al 1914, salvo brevi interruzioni). È di quegli anni la grande espansione della Fiat, costituitasi fin dal 1896, e proprio nel 1910 nasce l’industria cinematografica.

Il Futurismo riflette nei suoi temi fondamentali questo processo storico e ne esalta le componenti: la macchina, la velocità, il movimento, il cinema, il prodotto industriale e in genere tutte le “idee-forza” di dinamismo e simultaneità. Ma ne riflette anche le contraddizioni e i motivi irrazionalistici, legati al mito dello “Stato-forte”: quali l’azione per l’azione; la concezione della guerra «come sola igiene del mondo»; il gusto della violenza e il culto della forza a servizio di chiunque.

Ne deriva un’ideologia letteraria caratterizzata dall’esigenza di un linguaggio sintetico in cui l’espressione traduca subito l’ispirazione. Nascono così vari procedimenti stilistici quali l’abolizione della punteggiatura; l’uso di una stretta rete di immagini; le parole in libertà; l’immaginazione basata su arditi rapporti analogici che creano la simultaneità delle impressioni visive e sonore, fino alla dissoluzione della parola stessa in puro suono.

I futuristi

Intorno a Marinetti si raccolsero diversi scrittori, quali, per esempio, Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Essi, staccatisi dalla rivista La Voce, nel 1913 fondano a Firenze la rivista Lacerba, cui collaborarono anche Aldo Palazzeschi e Corrado Govoni.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale il movimento si disperse e Lacerba cessò le pubblicazioni. Più tardi il gruppo di Marinetti aderirà al fascismo e trasformerà l’ideologia letteraria in lotta politica e celebrazione delle opere del regime.

Ma l’importanza storica del Futurismo come rottura programmatica con la tradizione va ricercata anche nell’influenza che esso esercitò sui vari movimenti d’avanguardia europei. In Francia lo stesso Apollinaire (1880-1918) si avvicinò al gruppo di Marinetti redigendo un manifesto su L’antitradition futuriste. In Russia il movimento raggiunse una particolare fortuna assumendo uno sviluppo autonomo nel gruppo dei “cubo-futuristi”, così chiamati per la suggestione di certe prospettive della pittura cubista.

I cubo-futuristi si distinguono dai futuristi italiani sia sul piano della sperimentazione del linguaggio, dedicandosi particolarmente alla creazione filologica di parole nuove, sia su quello della polemica antitradizionalista, in quanto condannano la guerra e l’imperialismo, volgendosi piuttosto alla protezione sociale. Tra i maggiori esponenti va ricordato Vladimir Majakovskij (1893-1930).

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