Prima Guerra Mondiale
Soldati in trincea nella Prima Guerra Mondiale

L’evento scatenante della Prima Guerra Mondiale fu l’attentato di Sarajevo, il 28 giugno 1914, nel quale fu ucciso l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono degli Asburgo. Un mese dopo, il 28 luglio 1914, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, ritenuta corresponsabile dell’attentato.
La Russia, protettrice dei Serbi e ostile a un’espansione dell’Austria nei Balcani, reagì immediatamente: il giorno successivo (29 luglio) il governo russo ordinò la mobilitazione generale, cioè la chiamata alle armi di tutti i soldati di leva.

Il 31 luglio la Germania inviò un ultimatum alla Russia intimandole l’immediata sospensione dei preparativi bellici. L’ultimatum non ottenne risposta e fu seguito, a ventiquattr’ore di distanza, dalla dichiarazione di guerra.
Il giorno stesso (1° agosto) la Francia, legata alla Russia da un trattato di alleanza militare, mobilitò le proprie forze armate. La Germania rispose con un nuovo ultimatum e con la successiva dichiarazione di guerra alla Francia (3 agosto).

Fu dunque l’iniziativa del governo tedesco, che già nella prima fase della crisi aveva assicurato il proprio appoggio incondizionato all’Austria, a far precipitare definitivamente la situazione. Ma come spiegare un impegno così deciso della Germania in una crisi che in fondo non toccava direttamente nessuno dei suoi interessi vitali? Bisogna ricordare innanzitutto che la Germania soffriva da tempo di un “complesso di accerchiamento”, ritenendosi ingiustamente soffocata nelle sue ambizioni internazionali. E così, dando per scontata l’eventualità di una guerra su due fronti (l’alleanza franco-russa era operante dal 1894), già ai primi del ‘900 l’allora capo di stato maggiore Alfred von Schlieffen aveva elaborato un piano di guerra, che prevedeva in primo luogo un massiccio attacco contro la Francia, che avrebbe dovuto essere messa fuori combattimento in poche settimane. Raggiunto questo obiettivo, il grosso delle forze sarebbe stato impiegato contro la Russia.

Presupposto essenziale per la riuscita del «piano Schlieffen» era la rapidità dell’attacco alla Francia. A questo scopo era previsto che le truppe tedesche passassero attraverso il Belgio, nonostante che la sua neutralità fosse garantita da un trattato internazionale sottoscritto anche dalla Germania. Ciò avrebbe permesso di puntare direttamente su Parigi.
Il 4 agosto, i primi contingenti tedeschi invasero il Belgio per attaccare la Francia da nord-est. La violazione della neutralità belga non solo scosse profondamente l’opinione pubblica europea, ma ebbe anche un peso decisivo nel determinare l’intervento inglese nel conflitto. La Gran Bretagna, già fortemente preoccupata dall’eventualità di un successo tedesco, non poteva tollerare l’aggressione a un paese neutrale che si affacciava sulle coste della Manica. Così, il 4 agosto, l’Inghilterra dichiarava guerra alla Germania. Per i governati tedeschi, che avevano sottovalutato la reazione dell’opinione pubblica inglese, l’intervento della Gran Bretagna rappresentò il primo grave scacco.

In realtà, in questa fase iniziale tutti i governi sottovalutarono la gravità dello scontro che si andava preparando. Fra i politici, del resto, era ampiamente diffusa la convinzione che una guerra, immaginata breve e vittoriosa dai più, avrebbe contribuito a soffocare i contrasti sociali e a rafforzare la posizione di governi e classi dirigenti.
Almeno sui tempi brevi, il calcolo non si dimostrò sbagliato. In quasi tutti gli Stati coinvolti nel conflitto le forze pacifiste trovarono scarso appoggio in un’opinione pubblica scossa da un’irrefrenabile ondata di patriottismo, unita da un progetto comune o, come preferivano dire i contemporanei, da un comune «destino».

Le reciproche dichiarazioni di guerra (della Serbia e della Francia contro l’impero austro-ungarico e dell’Austria-Ungheria contro la Gran Bretagna) definirono il confronto tra le forze della Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia, Impero Russo) e della Triplice Alleanza (Austria-Ungheria, Germania e l’Italia, per ora neutrale).

L’Italia entrò nel conflitto il 24 maggio 1915, quando la guerra era già iniziata da 10 mesi, schierandosi a fianco della Triplice Intesa contro l’Impero Austro-Ungarico fin allora suo alleato.
Dopo un periodo di neutralità, in Italia avevano trionfato gli interventisti. Erano interventisti gli studenti (tra cui, ad esempio, i poeti Giuseppe Ungaretti e Gabriele d’Annunzio) e la piccola e media borghesia, mentre i contadini non capivano le ragioni per cui erano costretti a patire e morire al fronte, lontani dalle terre e dalle famiglie.

La Prima Guerra Mondiale si concluse l’11 novembre 1918. La Conferenza di Pace di Parigi (18 gennaio 1919 – 21 gennaio 1920) e il Trattato di Versailles definirono i nuovi assetti territoriali europei.