Aldo Palazzeschi: vita, opere, poetica. Riassunto

Aldo Palazzeschi: vita, opere, poetica. Riassunto di italiano utile per un ripasso in vista di un’interrogazione, compito in classe, esame.

Aldo Palazzeschi: vita e opere, riassunto

Aldo Palazzeschi (il cui vero nome è Aldo Giurlani) nasce a Firenze il 2 febbraio 1885 da famiglia borghese. Frequenta le scuole commerciali, e nel 1902 una scuola di recitazione. Qui compie anche una breve esperienza teatrale, che però presto abbandona per dedicarsi all’attività letteraria, seguendo la sua vera vocazione.

Esordisce come poeta nel 1905 con la raccolta I cavalli bianchi, cui seguono Lanterna (1907) e Poemi (1908). Del 1908 è pure la prima prova narrativa, il romanzo Riflessi, poi intitolato Allegoria di Novembre.

Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti lo invita ad aderire al movimento futurista: escono così la raccolta L’incendiario (1910) e il romanzo Il codice di Perelà (1911), poi intitolato Perelà uomo di fumo.

Tra il 1912 e il 1914 scrive anche le prose di La piramide (pubblicate nel 1926). Nel 1914 pubblica sulla rivista «Lacerba», di cui era collaboratore, Il controdolore (tra i manifesti del Futurismo) e nello stesso anno tuttavia si allontana apertamente dal movimento, del quale rifiuta il militarismo interventista. Il proprio disaccordo con la guerra lo esprime nel 1920 in Due imperi… mancati.

Il 1914 è pure l’anno in cui Aldo Palazzeschi cessa quasi definitivamente di scrivere versi. Si dedica per molto tempo esclusivamente alla prosa. Del 1932 sono le Stampe dell’800, del 1934 è il fortunato romanzo Le sorelle Materassi e del 1937 sono i racconti Il palio dei buffi.

Compie frequenti viaggi a Parigi, dove si lega con i massimi esponenti della cultura italiana e straniera. Dopo la morte dei genitori, nel 1941, si trasferisce stabilmente a Roma, dove conduce una vita solitaria e riservata quanto ricca di lavoro letterario e di impegno intellettuale.

In Tre imperi… mancati (1945) prende esplicitamente le distanze dal ventennio fascista. Pubblici riconoscimenti hanno i romanzi I fratelli Cuccoli (1948, premio Viareggio) e Roma (1951, premio Marzotto).

Nel 1955 torna ai versi con Viaggio sentimentale, che rielabora e correda di ulteriori testi nel 1968 (Cuor mio).

Dedicatosi ancora alla narrativa con opere quali Il doge (1967), Stefanino (1969) e Storia di un’amicizia (1971), conclude l’attività letteraria con la raccolta di poesie Via delle cento stelle (1972).

Aldo Palazzeschi muore a Roma, il 17 agosto 1974.

Aldo Palazzeschi: la poetica

Aldo Palazzeschi maturò nella Firenze delle riviste «La Voce» e «Lacerba», un ambiente anticonformista e aperto ai movimenti d’avanguardia, come il Futurismo. E fu al Futurismo che Palazzeschi, dopo un inizio legato al Crepuscolarismo, si accostò, in modo tuttavia molto personale: se accettò infatti la rottura dei moduli letterari tradizionali, rifiutò dei futuristi la serietà dei temi, l’esaltazione della metropoli, delle macchine e soprattutto il vitalismo.

Dal Futurismo, comunque, si allontanò ben presto per affermare la sua originalità di poeta e di narratore che, rovesciando nel ridicolo e nel burlesco la poesia tradizionale, ritrae la realtà con una sottile vena di ironica comicità e di grottesca caricatura, a cui si uniscono a volte toni di affettuosa comprensione e di umana pietà.