Il cinema: dalle origini all'industria cinematografica
I fratelli Louis e Auguste Lumière

Storia del cinema: dai fratelli Louis e Auguste Lumière alla nascita dell’industria cinematografica in America, Europa, Russia.

La nascita del cinema non è il frutto di una singola invenzione, ma il risultato di un lungo percorso strettamente legato allo sviluppo tecnico-scientifico e ai mutamenti sociali e culturali che caratterizzano il Secondo Ottocento.

Il cinema nasce ufficialmente il 28 dicembre 1895, quando a Parigi, nel Grand Café del Boulevard des Capucines, i fratelli Louis e Auguste Lumière proiettano i loro brevissimi film, della durata di un minuto circa, a inquadratura fissa. Fatti di attualità, scene famigliari, piccoli sketch comici che ottengono un inaspettato successo.

I fratelli Lumière avevano brevettato il cinématographe. Si trattava di un dispositivo in grado di produrre immagini in movimento, con una straordinaria impressione di realtà, nonostante l’assenza di suono e di colore. Celebre è il caso del film L’arrivo di un treno alla stazione: una sola inquadratura fissa in cui, grazie all’angolazione di ripresa, il treno sembra avanzare minacciosamente. La leggenda vuole che alcuni spettatori siano fuggiti dalla sala, temendo che il treno potesse travolgerli.

Il tentativo di produrre immagini in movimento ha dei precedenti:

  • nella cosiddetta “lanterna magica” (1654), una scatola la cui luce interna proiettava su uno schermo le immagini dipinte su una lastra di vetro;
  • nella fotografia;
  • nel kinetoscopio ideato da Thomas Edison nel 1889.

I primi film, in Francia come in Inghilterra e negli Stati Uniti, hanno un carattere essenzialmente documentarista. Si pensi a L’uscita degli operai dalla Fabbrica Lumière a Lione o Il pasto del bambino dei fratelli Lumiére.

Con George Mèliès (1861-1938), il primo grande regista francese, prende il via il cinema come fiction: Il viaggio nella luna, 1902; Il viaggio attraverso l’impossibile, 1904; La conqista del Polo, 1912.

Nato come curiosità tecnica, il cinema diventa nel giro di soli dieci anni un nuovo genere di spettacolo, a diffusione popolare, in grado di creare mode, miti, abitudini.

Alla rapida crescita del pubblico ciniematografico fa seguito:

  • la costruzione delle prime sale di proiezione dotate di un palco per l’orchestra che “accompagnava” il film muto;
  • le prime case di produzione, cui letterati, giornalisti e uomini di teatro vengono via via chiamati a collaborare.

Il cinema entra a pieno titolo nel mondo della cultura ufficiale.

Al di là delle pur fiorenti produzioni francesi e italiane, le maggiori case di produzione nascono in America.

In America il cinema diventa una vera e propria industria, grazie all’affinamento del linguaggio filmico e all’adozione di tecniche rivoluzionarie: per esempio il montaggio.

Nel 1911 alcuni produttori, per sfuggire alla concorrenza si stabiliscono in un sobborgo di Los Angeles, Hollywood. Danno vita a uno degli stabilimenti di produzione cinematografica che faranno di quel sobborgo un luogo mitico e un modello del cinema mondiale. Ed è a Hollywood che si gettano le basi per una vera e propria industria del cinema. Oltre ai film di autore si producono infatti i primi film di genere (western, comiche, disegni animati) e i serials, cioè film a episodi.

L’americano David Wark Griffith (1875-1948) è il regista che maggiormente ha segnato le origini del cinema, soprattutto della messa a punto del linguaggio cinematografico. Griffith è autore di circa 500 film (il primo è del 1908), la maggior parte dei quali è andata distrutta. Tra i pochi conservati vi sono La coscienza vendicatrice (tratto da alcuni racconti di E. A. Poe, 1914), Nascita di una nazione (affresco storico della guerra civile americana, 1915), e Intolleranza (1916).

Intanto anche in Europa, nonostante la concorrenza americana, si rafforza l’industria cinematografica. Mentre in Francia si diffondono soprattutto il genere comico o i disegni animati, in Italia nasce con La presa di Roma un filone di film storici che ha i suoi capolavori nel Quo vadis? di Guazzani (prodotto a Roma nel 1912) e in Cabiria (prodotto a Torino nel 1914, su un soggetto di d’Annunzio e con musiche di Pizzetti). E anche se il genere realistico (Sperduti nel buio di Martoglio e Bracco, 1914) e quello sentimentale (Ma l’amore mio non muore di Caserini, 1913) abbiano in Italia una loro fortuna, è soprattutto il filone storico che veicolerà l’esportazione del cinema italiano oltre oceano, influenzando anche Griffith.

Di notevole importanza, prima dell’avvento del sonoro, è anche il cinema sovietico e tedesco.
In Unione Sovietica il cinema assume una funzione principalmente politico-sociale. La nuova realtà post-rivoluzionaria viene indagata con il nuovo linguaggio cinematografico. Questo viene a sua volta usato in modo rivoluzionario. Basti pensare come – attraverso l’uso del montaggio – viene reso il ritmo degli avvenimenti, dandone una loro chiara interpretazione, nei film di Sergej M. Ejzenštejn (Sciopero, 1924; La corazzata Potëmkin, 1925; Ottobre, 1927).

In Germania, accanto alla diffusione di commedie e film d’avventura, nasce con Robert Wiene (1880-1938) il cinema espressionista.

Fortemente legato alla cultura espressionista sia artistica che letteraria, il cinema di Wiene – e in particolar modo Il gabinetto del dottor Caligari (1920) – mette in scena una realtà violentemente deformata, ricorrendo a una scenografia irreale (fondali dipinti), a una recitazione antinaturalistica e a violenti contrasti di luce e ombra.

Il «caligarismo» – i cui temi sono lo sdoppiamento dell’io, l’incombere di un destino di morte, l’oppressione delle vittime – diventa una vera e propria tendenza, cui sono riconducibili tanto altri film di Wiene (Delitto e castigo, 1923; Le mani dell’altro, 1925), quanto altri film contemporanei. Infatti anche in autori non strettamente espressionisti come Fritz Lang (I Nibelunghi, 1923-4; Metropolis, 1926) o Friedrich W. Murnau (Nosferatu il vampiro, 1022; Faust, 1926) è possibile individuare tracce di «caligarismo».