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Università di Firenze, nuova esperienza didattica immersiva per gli studenti di Medicina

Teatro, arte, letteratura ed esperienze sul campo per i futuri medici

studenti di medicina all'università
Immagine di prostooleh su Freepik

Una proposta didattica innovativa per i futuri medici che guarda al “saper essere” non solo al “saper fare”. Dopo la sperimentazione avviata lo scorso anno, entra ufficialmente nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze una serie di attività integrative che allargano l’orizzonte formativo degli studenti per una maggiore consapevolezza del ruolo che andranno a svolgere.

La “didattica professionalizzante immersiva” è stata presentata agli studenti in occasione dell’avvio delle lezioni, lunedì 10 ottobre (ore 8.30 – 9.30 | Aula di Biochimica, viale Morgagni 50), dai docenti Linda Vignozzi, Donatella Lippi e Stefano Romagnoli, presenti la presidente della Scuola di Scienze della Salute Umana Betti Giusti e il presidente del corso di laurea in Medicina e Chirurgia Domenico Prisco.

Gli studenti, fin dal primo anno di corso, saranno chiamati ad affinare le proprie capacità in particolare per quanto riguarda l’ascolto, la comunicazione e l’empatia con il paziente, anche attraverso esperienze formative che includono il teatro, il cinema, la letteratura e l’arte.

Le matricole, ad esempio, si cimenteranno – all’interno di un ambulatorio dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi- nell’esperienza di rispondere al telefono ai pazienti e fornire le prime informazioni. Al secondo anno, gli studenti si confronteranno, grazie alla collaborazione con l’Associazione Toscana Tumori (ATT) e la Fondazione Italiana Leniterapia (FILE), con l’approccio con i malati oncologici, avvicinandosi al tema delle cure palliative. Più avanti, l’esperienza del fare teatro servirà a comprendere meglio il lavoro in team e il rispetto dei ruoli. Visitando la Galleria degli Uffizi, inoltre, gli studenti del quinto anno potranno osservare le opere della collezione di Ars Medica ed esercitare la propria capacità di osservazione come novelli Doctor House. Al sesto anno, è prevista l’esperienza in hospice, dove, anche se non si può guarire, si può curare.

«Crediamo fermamente che la crescita professionale dei nostri studenti debba comprendere l’”immersione” in attività che possano sensibilizzarli ad affinare non solo le capacità pratiche (“il saper fare”) ma anche le capacità relazionali e comunicative (“saper essere”). Queste ultime, seppur riconducibili ad una forte caratteristica innata, possono essere implementate e sviluppate tramite attività, esperienze ed emozioni che sensibilizzino una profonda riflessione individuale sul ruolo del medico e del rapporto medico-paziente – sottolinea Linda Vignozzi -. Tali attività inizieranno da subito, fin dalle prime settimane del percorso formativo, in modo da avvicinare gli studenti  al “vissuto della malattia” ancor prima di conoscere i meccanismi della malattia stessa. Il corso di laurea di Medicina e Chirurgia di Firenze è il primo corso di laurea italiano a puntare su questi importanti obiettivi formativi».

«Percorsi innovativi come quello che il corso di laurea di Medicina e Chirurgia sta sviluppando, e che verranno estesi anche ad altri della Scuola di Scienze della Salute Umana, sono fondamentali per supportare la formazione di figure professionali che intercettino sempre di più la necessità di personalizzazione della prevenzione, diagnosi e cura e che, sfruttando le sempre maggiori conoscenze e tecnologie disponibili, siano in grado di modellarle non solo sul profilo genetico, molecolare e clinico ma anche psicologico-sociale del paziente – dichiara Betti Giusti -. Sviluppare figure professionali con queste caratteristiche permetterà di sviluppare e applicare nuovi modelli assistenziali, partendo proprio dall’individuo (professionisti sanitari, soggetti-pazienti), caratterizzati da elevata performance, funzionalità e sostenibilità».