Siddharta, Hermann Hesse. Riassunto e commento

1910
Siddharta, di Hermann Hesse

Siddharta (1922) di Hermann Hesse: riassunto dettagliato della trama e commento con spiegazione.

Siddharta: riassunto dettagliato della trama

Secondo la definizione dell’autore, Hermann Hesse, Siddharta (pubblicato nel 1922) è, più che un romanzo, un “poema indiano”, ambientato nel VI sec. a.C. e incentrato sulla figura del giovane Siddharta, figlio di un bramino.

Il protagonista, seguendo la voce interiore dell’inquietudine adolescenziale, abbandona la casa paterna insieme all’amico Govinda. Entrambi si uniscono ai Samana, asceti dediti alla meditazione, alla contemplazione e alla ricerca della verità.

In seguito, lasciato il gruppo dei Samana, giungono a un villaggio dove raccolgono notizie sul recente passaggio di Gotama, il Buddha. Siddharta e Govinda decidono di mettersi alla sua ricerca, per ascoltare i preziosi insegnamenti dalla sua viva voce.

Dall’incontro con il Buddha, Siddharta capisce che potrà trovare se stesso soltanto abbandonando la solitudine e l’isolamento in cui si era rinchiuso, per misurarsi invece con il mondo e per vivere il destino degli uomini, in mezzo a loro, uno fra tanti. Così, mentre l’amico Govinda rimane tra i discepoli di Gotama, Siddharta continua il suo viaggio alla ricerca della pace interiore.

Giunge presso una città, dove incontra Kamala, una donna che gli insegna molto sull’amore e sul rapporto con il denaro, la ricchezza e gli altri uomini. In seguito è ospitato da un ricco mercante, Kamaswani, che lo trattiene presso di sé e lo nomina socio in affari.

Siddharta trascorre così il proprio tempo fra agi e ricchezze, allontanandosi dalla dottrina del Sublime, finché un giorno, molti anni dopo, un sogno lo riporta a quella realtà che sembrava aver dimenticato: abbandona Kamala, il mercante e la città senza mai farvi più ritorno.

Ripresa la via del bosco, incontra Govinda, che a stento lo riconosce, tanto egli è cambiato anche esteriormente. Rinfrancato da quell’incontro, Siddharta si rimette in cammino, alla ricerca di se stesso.

Trascorre molti anni come traghettatore sul fiume, insieme al vecchio barcaiolo Vasudeva, uomo saggio e di grande esperienza, che diventa per lui maestro di vita.

Un giorno si presenta loro una donna con un ragazzo: sono Kamala e quello che egli non sa, inizialmente, essere suo figlio. La donna muore di lì a poco, per un morso di serpente. Siddharta si dedica all’educazione di quel «ragazzo viziato, cocco di mamma, cresciuto nell’abitudine alla ricchezza». Ma il nuovo impegno gli causa «dolore e affanno», perché il giovane si ribella a quella nuova vita.

Un giorno il ragazzo fugge, rubando la barca e le poche monete che i due barcaioli possiedono. Siddharta lo insegue fino alla porta della città, dove cade in un torpore in cui si sente «qualcosa morire nel cuore». Soltanto il sincero affetto del vecchio barcaiolo riesce a scuoterlo e Siddharta, ormai vecchio, riprende la sua vita lungo il fiume, simbolo del fluire della vita, dove finalmente troverà la saggezza del vivere.

Commento

Non particolarmente apprezzato dal pubblico al momento della sua prima pubblicazione (1922), Siddharta giunge al successo mondiale da vero best-seller sull’onda del Premio Nobel (Hermann Hesse lo riceve nel 1946), fino a diventare negli anni Settanta un libro “cult”, soprattutto presso i giovani.

La contestazione giovanile – orgogliosa del rifiuto verso la società borghese e i suoi condizionamenti – lo interpreta come un breviario di vita, un emblema dell’inquietudine adolescenziale, dell’ansia di conoscenza di sé, assetata di miti e alla ricerca di una autentica verità interiore.

Questo racconto-poema, ambientato in un’India remota e quasi senza tempo, è nello stesso tempo la storia di un qualunque giovane alla ricerca di se stesso, a qualunque latitudine egli viva, messo di fronte agli interrogativi senza risposta che tutti ci poniamo a quell’età.

Questa urgente necessità porta Siddharta a lasciare la casa e i genitori, a scegliere dapprima il percorso di isolamento nella foresta; poi il contatto diretto e profondo con la multiforme realtà della civiltà; in seguito il ritiro lungo il fiume fino alla fine dei suoi giorni, quando quella verità così a lungo cercata gli apparirà proprio dove si è sempre trovata: dentro di sé.

Siddharta giunge al traguardo solo dopo che l’esperienza della vita lo ha reso saggio e gli ha permesso di comprendere quanto effimero e poco gratificante sia il piacere dato dai beni terreni, quanto difficile sia conquistare l’affetto di chi è carne della tua carne (il figlio) e quanto importante sia invece ascoltare in profondità le voci della natura intorno e dentro se stessi, fino a percepire il Tutto, l’Unità.