Tintoretto, Iacopo Robusti, vita e opere
Tintoretto, Iacopo Robusti, 1519-1594

Tintoretto: biografia e opere di Iacopo Robusti, detto il Tintoretto (Venezia 1519-1594).

Iacopo Robusti è detto il Tintoretto perché suo padre, Giovanni Battista Robusti, era un tintore di tessuti. A parte un soggiorno a Mantova nel 1580, Tintoretto rimane sempre a Venezia, dove sviluppa una fiorente e organizzata bottega.

 

Gli anni della gioventù

Durante gli anni della gioventù dipinge centinaia di ritratti. I soggetti sono soprattutto aristocratici, scrittori e personaggi di spicco del mondo veneziano, da cui spera di ottenere sostegno e pubblicità.

Nei ritratti si preoccupa soprattutto di mettere a fuoco l’interiorità del personaggio come nel Ritratto della famiglia Soranzo (1550, Milano, Castello Sforzesco); Ritratto di gentiluomo dalla catena d’oro (1556-60, Madrid, Prado); Doge Alvise Morosini (1570, Venezia, Gallerie dell’Accademia); Autoritratto (Venezia, Scuola Grande di San Rocco).

Fra i lavori della giovinezza hanno grande importanza promozionale i due soffitti dipinti fra il 1544 e il 1545 per la casa del poeta e scrittore Pietro Aretino, che resterà un grande sostenitore dell’arte del Tintoretto.

 

Tintoretto – Il miracolo della schiavo

Fra il 1547 e il 1548 dipinge per la Sala Capitolare della Scuola Grande di San Marco la grande tela raffigurante il Miracolo dello schiavo.

Tintoretto, Il miracolo dello schaivo
Tintoretto, Il miracolo dello schiavo, 1547-1548, olio su tela, 41,5 x 54,1 cm. Venezia, Gallerie dell’Accademia

Il soggetto del dipinto è la liberazione, per intercessione di San Marco, di uno schiavo condannato ad avere le gambe spezzate e all’accecamento per essere andato a pregare sulle reliquie del santo senza il permesso del proprio padrone. La figura del santo irrompe dall’alto impedendo l’atroce punizione che stava per essere inflitta allo schiavo, raffigurato quasi esanime al centro della scena. Colpisce la figura del personaggio che mostra al padrone (sulla destra) gli strumenti di tortura.

Il miracolo dello schiavo suscita scandalo e polemiche, ma anche consensi e ammirazione: a Tiziano le commissioni non mancheranno più.

 

Susanna e i Vecchioni

La reputazione di Tintoretto alla metà degli anni Cinquanta è ormai consolidata. Una delle opere più rappresentative di questa fase è il dipinto Susanna e i Vecchioni, conservato a Vienna.

Secondo il racconto desunto dalla Bibbia ebraica e dall’Antico testamento di quella cristiana, Susanna si sarebbe spogliata senza accorgersi della presenza di due anziani e illustri giudici, ospiti del marito.

Susanna e i Vecchioni
Tintoretto, Susanna e i Vecchioni, 1557 ca. olio su tela, 147×194 cm, Vienna, Kunsthistorisches

 

Le “Ultima cena” di Tintoretto

È del 1547 la sua prima “Ultima cena”.

Tintoretto "Ultima cena", 1547 - Chiesa San Marcuola, Venezia
Tintoretto “Ultima cena”, 1547 – Chiesa San Marcuola, Venezia

Nel corso della sua vita realizza una decina di quadri che hanno per oggetto l’Ultima cena. L’ultima è del 1592.

Tintoretto, Ultima cena, 1592
Tintoretto, Ultima cena, 1592-1594, olio su tela, 365 x568 cm. Basilica di San Giorgio Maggiore, Venezia

I tre dipinti sulla vita di San Marco

Nel 1562 il letterato e filosofo Tommaso Rangone gli commissiona tre dipinti accomunati dallo stesso soggetto: tre episodi della vita di San Marco (il santo patrono di Venezia) per la Sala Capitolare della Scuola Grande di San Marco. Si tratta del Ritrovamento del corpo di San Marco; Trafugamento del corpo di San Marco; San Marco salva un saraceno.

Tintoretto, Ritrovamento del corpo di San Marco

Tintoretto, Ritrovamento del corpo di San Marco, 1562-1566
Tintoretto, Ritrovamento del corpo di San Marco, 1562-1566, olio su tela, 405×405 cm. Milano, Pinacoteca di Brera

Mentre alcuni veneziani stanno cercando il corpo di San Marco ad Alessandria d’Egitto per riportarlo in laguna, il santo appare miracolosamente indicando il proprio corpo, disteso su un tappeto. Il suo ritrovamento permette di liberare l’indemoniato sulla destra dal demone femminile che lo tormenta.

Tintoretto, Trafugamento del corpo di San Marco

Tintoretto, Trafugamento del corpo di San Marco, 1562
Tintoretto, Trafugamento del corpo di San Marco, 1562. Venezia, Galleria dell’Accademia

In questa tela è rappresentato il momento in cui alcuni cristiani di Alessandria d’Egitto, approfittando di una tempesta che sconvolge la città, portano via il cadavere di San Marco salvandolo dal rogo a cui era destinato.

Tintoretto, San Marco salva un saraceno

San Marco salva un Saraceno, 1562-1566
Tintoretto, San Marco salva un Saraceno, 1562-1566, Galleria dell’Accademia di Venezia

L’opera racconta il miracoloso salvataggio di un saraceno in viaggio verso Alessandria. La nave è colta da una violenta tempesta e il saraceno invoca il santo che accorre in suo aiuto.

 

I teleri per la Scuola Grande di San Rocco

Nel 1564 ottiene l’incarico di realizzare per la Scuola Grande di San Rocco il meraviglio ciclo di teleri (tele di grandi dimensioni tipiche dell’arte veneziana), con le Storie del Vecchio e Nuovo Testamento (circa una cinquantina di tele).

 

Gli ultimi anni

Completata nel 1588 la decorazione della Scuola di San Rocco, Tintoretto dipinge molto poco. L’enorme proliferare delle commissioni e l’età avanzata lo costringono a delegare sempre più spesso l’esecuzione materiale delle opere, di cui si riserva l’invenzione e il disegno.

I suoi assistenti sono pittori fiamminghi, ma soprattutto membri della famiglia. Tra questi la figlia Marietta e il figlio Domenico.

I suoi ultimi anni sono dolorosi: intorno al 1590 muore la figlia Marietta; poi il suo maschio terzogenito, Giovanni Battista.

Il 31 maggio 1594, Tintoretto muore. Lascia la bottega a suo figlio Domenico e alla figlia Ottavia, che non lasceranno discendenti.