Germania, riassunto e analisi dell'opera di Tacito

Germania fu composta da Tacito (55-120 d.C.) subito dopo l’Agricola. È l’unico esempio pervenuto di opera prettamente etnografica dell’antichità. Si compone di 46 capitoli e si compone di tre parti:

  • i capitoli I-VI contengono una descrizione della regione e delle origini dei Germani;
  • i capitoli VII-XXVII presentano un’accurata esposizione dell’organizzazione politica e militare, nonché degli usi e dei costumi di tale popolo;
  • dal capitolo XXVIII al capitolo XLVI vengono passate in rassegna una settantina di tribù germaniche.

Per alcuni si tratta di un’opera prettamente politica: Tacito ha voluto informare Traiano sulla pericolosità dei Germani. Per quale scopo? Alcuni pensano che Tacito abbia voluto distogliere il principe dall’intraprendere qualsiasi iniziativa contro quel popolo; altri, al contrario, ritengono che lo storico abbia voluto indirettamente consigliare a Traiano di attaccare prima che il pericolo si facesse più serio; altri ancora credono che lo scopo dell’opera sia quello di giustificare l’assenza di Traiano da Roma, impegnato a consolidare i confini contro un popolo così pericoloso.

Ma non tutti accettano la genesi politica. Una parte degli studiosi ritiene che l’opera Germania sia un saggio nato per soddisfare la sete di conoscenza dei Romani, sempre attenti e curiosi verso tutto cià che era “esotico”.

La terza linea interpretativa è quella secondo cui Tacito avrebbe voluto contrapporre i sani costumi di una civiltà primitiva a quelli corrotti della civiltà romana.
La prima differenza Tacito la rileva nel diverso modo in cui i due popoli si accostano all’istituto del matrimonio. L’ammirazione dello storico è tutta per la semplicità del rito germanico, perché riesce a intuirvi una concezione del matrimonio come legame indissolubile (quando dice, a proposito della cerimonia nuziale, che presso i Germani non è la moglie a portare la dote al marito, ma viceversa, e che i doni di nozze consistono in animali e armi, Tacito pensa al grande affannarsi del padre romano per dare alla figlia la dote più ricca possibile, e ai gioielli e profumi dati in dono alla sposa).

L’attenzione dello storico si concentra poi sulla pudicizia delle donne germaniche non corrotte da spettacoli libidinosi, né dalle “eccitazioni dei banchetti”, e neppure dalla seduzione di una letteratura erotica.
Esse non pongono alcun limite al numero dei figli, che seguono personalmente fin dalla nascita. La madre li allatta al proprio seno e non delega a nutrici e ad ancelle un compito che è solamente suo.
Di contro c’è la vita lasciva delle corrotte matrone romane, la frequenza con cui esse praticano l’adulterio e l’aborto, la facilità con cui si sottraggono all’impegno di madre.

Certamente Tacito esagera tanto i pregi degli uni quanto i difetti degli altri, ma egli considera necessario rieducare i Romani riportandoli ai sani valori del mos maiorum, anche se poi lo storico non sa dire come!

Le fonti a cui Tacito attinse per Germania furono sia letterarie, come i perduti Bella Germaniae di Plinio il Vecchio e il De bello gallico di Cesare, sia orali, come le informazioni raccolte da prigionieri, soldati e commercianti.

La narrazione non risulta mai monotona per la varietà degli argomenti, per l’efficacia descrittiva, per l’incisività dello stile a periodi brevi con un cero colorito poetico.