Il dado è tratto: chi l'ha detto e perché

Il dado è tratto è un’espressione assai famosa, ma forse non a tutti è noto da chi essa sia stata pronunciata e in quali circostanze. La storica espressione risale a Giulio Cesare ed è la traduzione della frase latina Alea iacta est.

Giulio Cesare pronunciò la frase Alea iacta est, ovvero Il dado è tratto, per indicare una decisione dalla quale non si può più tornare indietro e ha mantenuto lo stesso significato anche nell’italiano.

Il racconto dell’episodio, avvenuto il 10 gennaio 49 a.C., ci è stato tramandato dallo storico Svetonio. Egli riferisce che Cesare, dopo aver concluso felicemente le campagne in Gallia e averne tratto grande prestigio e fama, aveva presentato la sua candidatura al consolato. Il senato, però, temendo la sua potenza, decretò che egli avrebbe dovuto congedare le sue legioni e recarsi a Roma come cittadino privato.

Nonostante Cesare avesse cercato di venire a patti, si mostrò irremovibile. Allora egli escogitò un piano per impadronirsi del potere: diede l’ordine alle sue coorti di precederlo di nascosto per non destare sospetti e la notte seguente le raggiunse nel massimo segreto al fiume Rubicone.

Il fiume Rubicone scorreva nei pressi di Rimini e fungeva da confine tra la Gallia Cisalpina e l’Italia, cosicché chiunque l’avesse oltrepassato al comando di un esercito sarebbe stato considerato un nemico di Roma. Lì Cesare si fermò e, mentre era ancora incerto su quale decisione prendere, vide un giovane misterioso di straordinaria bellezza che suonava il flauto.

Dopo che molti soldati e alcuni trombettieri erano accorsi ad ascoltarlo, all’improvviso lo sconosciuto, afferrata la tromba a uno di questi, intonò il segnale di battaglia e oltrepassò il fiume. Allora Cesare, colpito da quello strano evento, esclamò: «Andiamo, dunque, per la strada indicata dai prodigi degli dei! Il dado è tratto».