Il Giorno della Memoria – Auschwitz

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Auschwitz
Auschwitz - Arbe It Macht Frei, Il lavoro rende liberi

Dall’anno 2000 è stato istituito per legge (Legge 20 luglio 2000, n.211) il Giorno della Memoria. L’Italia ha scelto il 27 gennaio: la data in cui le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz (era il 1945) e liberarono  i pochi prigionieri rimasti – vecchi, malati, bambini – vivi che sembravano morti.

Ad Auschwitz, a partire dal primo maggio del 1940, aveva regnato il terrore impersonato da Rudolf Franz Ferdinand Hoss, colui che aveva potere di vita e di morte.

Rudolf Franz Ferdinand Hoss
Rudolf Franz Ferdinand Hoss

Hoss, divenuto SS nel 1928, fece carriera nella gestione dei campi di concentramento e nel 1940 fu destinato ad Auschwitz. Fu lo stesso Hoss a raccontare, dopo l’arresto, che nel 1941 era stato chiamato a Berlino dove gli era stato ordinato di risolvere “la questione ebraica” una volta per tutte.

Si deve a Hoss anche il lavoro di perfezionamento del delitto. Altrove, per risolvere il problema del numero crescente dei prigionieri, si erano tentati esperimenti diversi: dai tubi di scappamento dei camion indirizzati all’interno dei cassoni con i prigionieri a una mitragliatrice multipla piuttosto efficace. Ma non erano certo sufficienti a svolgere il nuovo compito, per il quale si prese ispirazione dagli insetti che infestavano Auschwitz.

Per essi si usava un insetticida potente chiamato Zyclon B. I primi esperimenti sui prigionieri furono eseguiti su militari russi e detenuti ammalati nell’autunno del 1941: 850 persone in tutto. Furono chiusi in locali sotterranei, le finestre tutte ricoperte di terra. Un SS, protetto da maschera antigas, lanciò lo Zyclon dentro le stanze e le chiuse. L’indomani c’erano ancora uomini vivi. Si aumentò la dose e si ottenne il risultato.
L’omicidio avvenne poco lontano dal campo di Auschwitz, in una località chiamata Birkenau. Da allora fu quello, detto anche Auschwitz II, il luogo del macello. Si costruirono stanze stagne e si allargò l’esperimento. Secondo Hoss in questo periodo i morti furono 70 000, cremati all’aria aperta.

Lo sterminio di massa degli ebrei comincia nel giugno del 1942, quando ad Auschwitz I e II si sono aggiunti Monowitz (Auschwitz III) e una quarantina di sottocampi di piccole dimensioni. E si sono aggiunte le fabbriche degli industriali tedeschi giunti qui a produrre grazie agli «schiavi» ebrei. Lavora il 25-30 per cento di chi è stato portato ai campi. Gli altri, a cominciare dai bambini troppo piccoli per essere impiegati, dopo una selezione sommaria che avviene addirittura nel piazzale dove giungono i treni, vengono avviati alle camere a gas. Vittime – che – come vanterà Hoss interrogato dopo la cattura «non sanno quasi mai che fine andranno a fare, credono che gli toglieranno i pidocchi». Vengono, invece, fatti entrare in camere di 210 metri quadrati per duemila persone, dove si vedono pendere docce dal soffitto. Muoiono in un tempo variabile tra i 3 e i 10 minuti. Dopo una mezz’ora entrano i nazisti che recuperano denti d’oro, occhiali, anelli e capelli (delle donne), e provvedono a incenerire i corpi.

Auschwitz intanto cresce: si prolunga la ferrovia per arrivare vicino ai crematori.

Auschwitz - la ferrovia
Auschwitz – L’entrata della ferrovia direttamente al campo.

Si creano nuovi forni che riescono in 24 ore a “smaltire” 12 000 cadaveri. Ricorda lo storico russo Léon Poliacov: l’apice è nella primavera del 1944 con l’arrivo degli ebrei ungheresi, 15 000 vittime al giorno, con punte di 22 000. Le ceneri diventano un problema, di cui si occupa il fiume Vistola, poco lontano, che riceve e occulta.

Quanti furono i morti di Auschwitz?  Non è possibile avere una cifra esatta, soprattutto per l’ultimo, frenetico, periodo.
Franciszek Piper, autore di ricerche sul tema, parla di almeno un milione e centomila uccisi. Hoss di due milioni e mezzo, altri quattro. Poliacov ritiene più attendibile la cifra di circa due milioni, ottenuta su base documentale. È comunque un olocausto di tale portata da lasciare allibiti.

Chi lavora aveva una vita media di tre mesi, sei al massimo. In teoria poteva contare su 350 grammi di pane al giorno, un litro di zuppa vegetale, 20 grammi di carne quattro volte la settimana. Ma gran parte del cibo veniva rubato dalle SS.
È certo che il peso medio degli internati era di 30-40 chili. Si dormiva in tre per pagliericcio, al freddo, soggetti a continue bastonature.
Secondo alcuni sopravvissuti, resiste di più chi capisce la lingua, chi è abituato ai climi freddi: tedeschi, slovacchi, polacchi. Poi vengono i francesi. Ultimi greci e italiani (ad Auschwitz ne arrivano 5951 e ne sopravvivono 356).
Secondo altri, tutto è nella capacità di adeguarsi, cadendo in una sorta di passività infantile impermeabile ai dolori.

Nel blocco 10 di Auschwitz ci sono medici che fanno esperimenti diabolici: sterilizzazioni, castrazioni, ricerche genetiche sui gemelli. Come Josef Mengele.

Josef Mengele
Josef Mengele

Josef Mengele (morirà il 7 febbraio 1979 in Brasile senza aver scontato un solo giorno di carcere) è gentile, distribuisce caramelle e porta personalmente alle camere a gas i bambini. Il sadismo si esercita in molti modi e ad Auschwitz vi risiede il diavolo.
Hoss, che dopo il processo fu impiccato proprio qui nel luogo dei misfatti, non tentò di nascondere quello che era Auschwitz. Ma il nazismo occultò, distrusse, cercò di preservare il segreto negando. E c’è, ancora oggi, chi tra gli storici cosi detti negazionisti, afferma che fu tutta un’invenzione. Aprofittando dell’orrore che prova la gente comune davanti a un male inspiegabile – che vorrebbe non credere – costoro sostengono che gli ebrei morirono solo di stenti e malattie. Ed è come uccidere di nuovo quei due milioni di fantasmi in divise bianche e blu.

(da A. Giordano, Il silenzio degli innocenti, in «Il Venerdì della Repubblica», 21 gennaio 2005)