La scuola ai tempi dei Romani. Com'era organizzata la scuola nell'antica Roma
Scena di scuola, bassorilievo del II secolo a.C.

La scuola ai tempi dei Romani. Com’era organizzata l’educazione e la scuola nell’antica Roma. Riassunto di Storia schematico e completo per conoscere e memorizzare rapidamente.

Nella Roma repubblicana fino all’età di sei anni era la madre a occuparsi dei bambini maschi e femmine, poi subentrava il pater familias, che impartiva ai figli i rudimenti di grammatica e aritmetica e trasmetteva loro i valori del “costume degli antenati”, il mos maiorum (la “pietas“, il rispetto che si deve agli dèi, alla patria, alla famiglia; la “fides“, la lealtà; la “gravitas“, la severità o serietà degli anziani e del buon capofamiglia; la “costantia“, la fermezza, l’integrità morale; la “magnanimitas“, la grandezza d’animo; l'”industria“, l’operosità, la vita dedicata al fare).

Dal I secolo a.C. i Romani delle classi più agiate iniziarono a servirsi di un precettore privato (paedagogus o praeceptor), cioè uno schiavo istruito (quasi sempre un greco). Chi non poteva permettersi un precettore andava alle scuole pubbliche (ludus) gestite da professionisti pagati, per lo più greci.

La scuola era organizzata in tre cicli.

Nella scuola primaria (ludus litterarius) i bambini dai sei agli undici anni imparavano a scrivere, leggere e contare.

Dagli undici ai sedici anni gli studi proseguivano alla scuola del grammaticus (o litterator), con la lettura dei maggiori scrittori greci e latini e con nozioni di storia, geografia, astronomia e fisica.

Il terzo ciclo di istruzione si compiva alla scuola del rhetor, il maestro di eloquenza: qui si studiava diritto e si approfondiva la conoscenza dei classici latini e greci per sviluppare e perfezionare “l’arte del dire“, ovvero la retorica: saper parlare in pubblico e convincere l’uditorio era infatti fondamentale per l’attività forense e la vita politica. Altre discipline erano la filosofia, la matematica e la medicina.

Al secondo e soprattutto al terzo ciclo di studi accedevano quasi esclusivamente i figli degli aristocratici, che venivano poi avviati alla vita pubblica.
Chi aveva concluso questo percorso spesso lo coronava con una sorta di “master” all’estero: le mete più rinomate erano le scuole filosofiche e scientifiche di Atene, Alessandria d’Egitto, Rodi o Pergamo.

Le lezioni a scuola iniziavano al mattino presto e duravano circa sei ore.

L’apprendimento si basava soprattutto sulla ripetizione e i maestri non lesinavano bacchettate sulle mani o sulla schiena per costringere gli allievi a imparare a memoria i testi degli autori o a rispettare la disciplina. Il poeta Orazio conservò sempre un odio accanito per il suo maestro, autentico terrore della sua infanzia, da lui soprannominato plagosus, “il battitore”.

Alle ragazze erano riservati i livelli inferiori di istruzione. Il mondo romano guardò sempre con un certo sospetto alle donne colte, anche se dal II secolo a.C. esse acquistarono una maggiore libertà e alcune raggiunsero, magari fuori dei circuiti di formazione consueti, come la scuola, un alto livello di cultura.