La vita è sogno di Pedro Calderon de la Barca, riassunto

La vita è sogno (1635) è il capolavoro di Pedro Calderón de la Barca. È un dramma in tre atti. Titolo originario La vida es sueño. Qui il riassunto dettagliato.

Al centro dell’opera il tema del libero arbitrio che trionfa sulla presunta predestinazione voluta dal Fato e il motivo dominante del desengaño (disinganno): la consapevolezza, cioè, della natura crudele e barbara dell’uomo, della vanità mondana, rimediabili solo con un atto coraggioso di volontà e di fede che restituisca dignità e onore all’esistenza.

La vita è sogno: Primo atto

Il protagonista è Sigismondo, principe di Polonia; vive imprigionato in una torre sperduta tra le montagne da quando è nato. Suo padre, re Basilio, ne ha infatti ordinato la reclusione perché una profezia ha predetto che egli, una volta divenuto re, sarà un terribile tiranno, crudele e violento.

Un giorno giunge inaspettatamente alla torre una giovane fanciulla in abiti maschili: si chiama Rosaura ed è accompagnata dal suo servo Clarino. I due sono attirati da grida e da un rumore di catene. Ecco che ai loro occhi appare Sigismondo, che giace coperto con pelli di animale e incatenato.

Sigismondo, che non sa di essere ascoltato dai due, dà libero sfogo alla sua rabbia, al suo dolore e al suo tormento: chiede quale sia il delitto per il quale si trova incatenato e solo e perché Dio ha creato l’uomo, se poi questi è condannato a vivere nel dolore e privato della libertà.

Ora Sigismondo si accorge della presenza di Rosaura e la aggredisce, ma poi si lascia impietosire dalle sue parole: lei pensava di essere la persona più sfortunata di questo mondo ma ora ha trovato un essere umano in condizioni peggiori delle sue. Sigismondo è preso da un sentimento nuovo, al quale però non sa dare un nome.

Arriva Clotaldo, il guardiano di Sigismondo e fedele servo del re. È accompagnato dai soldati e ordina a Rosaura e Clorino di consegnare le armi. Rosaura (da tutti creduta un uomo per gli abiti maschili che indossa) gli consegna la spada che porta con sè. La spada le serve per riscattare il suo onore macchiato da Astolfo, duca di Moscovia, cugino di Sigismondo, e, in assenza di questi, pretendente al trono di Polonia.

Clotaldo trasale perché riconosce in quella spada la stessa che egli aveva donato a Violante, la donna che un tempo ha amato e – apprende ora – madre di Rosaura. Egli si sente combattuto: non sa se consegnare i due al re o tradire il re per salvare suo figlio (cioè Rosaura).

Intanto a corte, re Basilio, ormai anziano, decide di rivelare la verità ai due promessi sposi Astolfo, duca di Moscovia, ed Estrella, cugini tra loro e di Sigismondo.

Confessa quindi di avere avuto un figlio dalla sua legittima consorte, morta nel darlo alla luce. Appena nato lo ha fatto rinchiudere nella torre, perché una profezia ha predetto che egli, una volta divenuto re, sarà un terribilie tiranno. Ora che deve decidere la sua successione vuole fare un ultimo tentativo e verificare se sia possibile che l’intelligenza umana possa prevalere su quanto stabilito dal Fato. Espone quindi il suo progetto: trasferire a corte Sigismondo con l’ausilio di un narcotico, per una prova decisiva.

La vita è sogno: Secondo atto

Sigismondo viene portato a corte sotto l’effetto di un narcotico. Quando si sveglia, è circondato da servi che si prendono cura di lui: è cosciente di essere sveglio ed è frastornato. Clotaldo gli racconta tutta la verità; Sigismondo reagisce con violenza e tenta di ucciderlo, ma il guardiano riesce a fuggire.

Entrano in scena Astolfo ed Estrella. Astolfo viene trattato da Sigismondo con estrema alterigia; tenta inoltre di sedurre la cugina per un ulteriore affronto nei riguardi del cugino. Poi butta dalla finestra un servo dal quale si sente infastidito.

Basilio venuto a sapere che il figlio ha appena ucciso un uomo si rammarica e gli nega l’abbraccio che era venuto a porgergli. Sigismondo gli rinfaccia di essere stato sempre il suo tiranno e di non dovergli alcuna riconoscenza.

Entra in scena Rosaura che riconosce in Sigismondo l’uomo in catene nella torre; Sigismondo prende invece a oltraggiarla. Clotaldo interviene per difenderla e il principe è lì lì per ucciderlo. Lo salva Astolfo, che si interpone, e i due prendono a combattere. Il combattimento è interrotto dall’arrivio del re Basilio.

Il re Basilio si convince dunque che i presagi del cielo sono giusti e che Sigismondo va tenuto chiuso nella torre. Intanto Rosaura viene riconosciuta da Astolfo.

Al momento del risveglio, il principe Sigismondo si trova dunque di nuovo incatenato. Viene facilmente convinto da Clotaldo di aver vissuto solo in sogno quanto ha fatto sotto effetto di un narcotico. Ormai è persuaso che «vivere è sognare»: la vita fatta di apparenze, inganni e illusioni non è che un sogno e solo la morte costituirà il risveglio.

La vita è sogno: Terzo atto

Una rivolta popolare insedia Sigismondo a corte e gli restituisce, dopo la vittoria su re Basilio e le sue truppe, il titolo e il regno che legittimamente gli competono. Ma l’esperienza lacerante ha reso Sigismondo riflessivo e saggio: ora reclama la possibilità di essere artefice del proprio destino e non vittima. Quindi perdona il padre, che prima voleva umiliare, e, con il potere riacquistato, restaura pace e giustizia.

Clotaldo, infine, rivela che Rosaura è sua figlia: ha quindi sangue nobile e può sposare Astolfo. Sigismondo sposerà invece Estrella.