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Pedro Calderón de la Barca – breve biografia e opere

Pedro Calderón de la Barca – breve biografia e riassunto delle opere più significative.

Pedro Calderón de la Barca – breve biografia

Calderón de la Barca nacque a Madrid il 17 gennaio 1600. Suo padre era un funzionario di corte. La sua famiglia gli diede quell’educazione raffinata che s’imponeva ai figli dell’alta società. Studiò Diritto e Teologia dapprima presso i Gesuiti, poi all’Università di Alcalá e Salamanca.

I suoi primi drammi risalgono al 1623. Tra il 1625 e il 1640 partecipa a diverse campagne militari. Nel 1651, seguendo la volontà del padre ormai defunto, prende gli ordini sacerdotali, senza tuttavia interrompere l’intensa attività letteraria.

Nel 1666 re Filippo IV lo nomina suo cappellano onorario.

Calderón morì a Madrid il 25 maggio 1681.

Pedro Calderón de la Barca – le opere più significative

Di Pedro Calderón de la Barca sono pervenuti centoventi commedie, diversi lavori minori e ottanta autos sacramentales, cioè brevi rappresentazioni di dramma liturgico che avevano la funzione di spiegare al popolo, drammatizzandole, gli aspetti più importanti della religione cristiana.

Gli autos venivano rappresentati nelle piazze di Spagna con la collaborazione partecipe delle confraternite religiose e raccolsero un consenso straordinario di pubblico.

Fra i suoi capolavori vanno ricordati Il sindaco di Zalamea, La figlia dell’aria, Il grande teatro del mondo, La vita è sogno.

Il sindaco di Zalamea

Scritta intorno al 1642, il dramma ruota intorno al tema dell’onore e della sua difesa. Al centro dell’opera il conflitto fra un ricco contadino, Pedro Crespo, e un ufficiale, Alvaro de Ataide, che ne rapisce e violenta la figlia.

Il contadino, che nel frattempo è stato eletto “alcade” (sindaco e giudice), dopo aver tentato invano di persuadere l’ufficiale a riparare con il matrimonio, lo condanna a morte in virtù della propria carica, provocando il risentimento dei capi dell’esercito e della nobiltà.

Il conflitto tra potere militare e potere civile viene risolto dal re, che approva l’alcade e lo conferma a vita nella carica.

La figlia dell’aria

Con il dramma “La figlia dell’aria”, Calderón riprende e sviluppa il mito di Semiramide, leggendaria regina assira.

Fin dalla nascita, Semiramide vive rinchiusa in una grotta sorvegliata da Tiresia. Era stata concepita in seguito a un atto di violenza subìto da sua madre, la ninfa Derceto, ad opera di un cacciatore. Il cacciatore era stato subito dopo sbranato dai suoi cani per volere di Venere, che così vendicava la violenza subìta dalla ninfa, morta poi nel dare alla luce Semiramide.

Venere l’aveva quindi affidata aTiresia, raccomandandogli di non mostrarla mai ad alcun uomo perché portatrice di tragedia e di morte.

Trascorrono vent’anni: il generale Menone giunge nei pressi della grotta, vede la fanciulla, se ne innamora e la libera portandola via con sé. Tiresia impotente si uccide.

Un giorno Semiramide incontra Nino, re assiro, che subito si innamora di lei e la chiede in sposa. Lei accetta e ripudia Menone, che viene accecato ed esiliato.

Trascorrono altri venti anni. Nino muore in circostanze sospette mentre Babilonia è in guerra con la Lidia. Ninyas, il figlio di Semiramide e del re defunto, ha raggiunto l’età per regnare e il popolo lo acclama, minacciando una rivolta perché stanco dei soprusi della regina.

Semiramide abdica ma una notte, servendosi dell’incredibile somiglianza con il figlio, lo rinchiude e si sostiutisce a lui, continuando così a regnare sotto mentite spoglie.

Infine morirà in battaglia e l’inganno verrà scoperto.

Il grande teatro del mondo

Scritta tra il 1633 e il 1636, Il grande teatro del mondo appartiene al genere degli autos sacramentales. Il tema è quello della vita umana come teatro, in cui ciascuno interpreta un ruolo.

Sul palcoscenico campeggiano due porte che rappresentano la Culla e la Tomba. L’autore colloca sul palcoscenico sette personaggi esemplari: il Ricco, il Re, il Contadino, il Mendicante, la Bellezza, la Prudenza, il Bimbo.

Uscendo dalla Culla, ciascuno dei personaggi, che rappresentano la vita degli uomini, dovrà recitare una parte, improvvisando, sino al momento di uscire dalla porta che rappresenta la Tomba. La velocità con cui questi personaggi appaiono e subito escono di scena dimostra quanto breve sia la parte che essi sono chiamati a recitare nella realtà del mondo.

La parte che recitano è una prova e una gara. Alla fine, a seconda del risultato, c’è chi va in Paradiso, chi all’Inferno, chi al Purgatorio, chi al Limbo.

La recita a soggetto rappresenta la prova imposta da Dio, in cui si rivela il libero arbitrio dell’uomo.

Da notare che il Mondo, alla fine, si fa ridare da ciascun attore il costume del suo personaggio, e tutti all’uscita ritornano uguali. La vita è davvero solo una recita.

La vita è sogno (1635) è sicuramente il capolavoro di Pedro Calderón de la Barca: ve ne parliamo in dettaglio qui.

 

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