Riforma cluniacense e corruzione della Chiesa
Monasteri in Francia collegati all'abbazia di Cluny

La riforma cluniacense fu la risposta alla corruzione della Chiesa e il tentativo di riportarla a un modello di vita evangelica.

La corruzione della Chiesa

Nell’Europa feudale (X secolo), la Chiesa era segnata dalla corruzione che colpiva l’alto e il basso clero. Erano infatti diffusi i fenomeni di:

  • simonia, cioè il commercio dei beni sacri e di cariche ecclesiastiche;
  • concubinato, cioè il mancato rispetto del voto di castità;
  • nicolaismo, cioè la violazione del celibato ecclesiastico nel tentativo di creare vere e proprie casate.

Ma anche i monasteri non erano immuni dalle influenze del mondo esterno. Essi erano soggetti al controllo del vescovo e subivano l’influenza dei signori locali. Il rinnovamento della vita cristiana passò attraverso la fondazione di nuovi ordini monastici.

La riforma cluniacense

L’abbazia di Cluny fu fondata nella regione francese della Borgogna nel 910 dall’abate Bernone. Il monastero si giovò di una donazione di terre fatta da un laico, Guglielmo d’Aquitania, alla Chiesa romana.

Presso l’abbazia di Cluny si seguiva la regola benedettina, ma riformata. I monaci cluniacensi, infatti, priviliegiavano l’attività liturgica e la ricerca spirituale (ma anche lo studio), a scapito del lavoro manuale, che era ridotto e lasciato in mano ai servi e ai contadini.

Alla riforma cluniacense aderirono diversi monasteri, che vennero confederati ma in una posizione subordinata. I responsabili di tali monasteri (detti priori), infatti, erano dipendenti dall’abate di Cluny. Tale confederazione, inoltre, dipendeva direttamente dalla Santa Sede: in questo modo veniva sottratta alle influenze sia dei vescovi sia della nobiltà laica locale. Ma anche le manovre del pontefice erano limitate, perché secondo il testamento di Guglielmo d’Aquitania, Roma doveva solo difendere l’autonomia del monastero, senza esercitarvi un potere diretto.

L’espansione cluniacense

All’inizio del XII secolo, l’ordine cluniacense contava oltre 1000 case e circa 10 000 monaci, concentrati soprattutto in Francia e nell’Europa centroccidentale. La peculiarità del nuovo ordine stava nella volontà di “vivere nel secolo“, cioè di misurarsi – pur conservando la purezza monastica – con i problemi della vita civile e anche della ricchezza e del potere.

In effetti l’abbazia di Cluny divenne molto potente: acquisì cospicui beni fondiari e organizzò alle proprie dipendenze un vasto insieme di monasteri sparsi in Europa.