Amai di Umberto Saba: parafrasi, commento, analisi

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amai di umberto saba
Marc Chagall, Gli amanti in rosa, 1916

Amai di Umberto Saba – Amai fu composta da Umberto Saba dopo il 1945 e inserita nella sezione “Mediterranee” dell’edizione del 1948 del Canzoniere. In essa Saba afferma i caratteri della propria poesia, sottolineando la scelta di un lessico apparentemente banale e “facile”, ma capace di parlare la lingua di tutti i giorni e, proprio per questo, di giungere direttamente al cuore di tutti.

Metrica: tre strofe di diversa lunghezza (due quartine e un distico), composte di endecasillabi con l’eccezione del v.3 che è un trisillabo. Frequenti rime baciate, e sempre presenti, a legare le strofe tra loro, tra l’ultimo verso di ogni strofa e il primo di quella successiva.

Amai di Umberto Saba: testo

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata alla fine del mio gioco.

Amai di Umberto Saba: parafrasi

Amai parole consumate (trite) che nessuno (non uno) osava [usare]. M’incantò la rima [tra] fiore [e] amore, la più antica [e] difficile del mondo.

Amai la verità che sta (giace) al fondo [delle cose e dell’uomo], come (quasi) un sogno dimenticato (obliato), che il dolore fa riscoprire (riscopre) amica [: capace di consolare e dare aiuto]. Il cuore le [: alla verità] si accosta con paura, perché (che) [essa] non lo abbandona più [una volta scoperta].

Amo te [: lettore] che mi ascolti e la mia buona carta [: le poesie] lasciata alla fine del mio gioco [: vita].

Amai di Umberto Saba: commento

Quando compone questa poesia Saba ha più di sessant’anni e per lui essa rappresenta una sorta di bilancio: il poeta sente di aver amato cose e valori che ormai la gente non apprezza più, ma è pago e felice.

La prima strofa è incentrata sugli aspetti formali della ricerca: «Amai trite parole… M’incantò la rima…». Saba ha sempre scelto un lessico facile, non ricercato e ha espresso cose comuni e perciò antiche ma anche difficili, perché nel dirle incombe sempre il pericolo della banalità (è questa la difficoltà profonda della rima fiore/amore, apparentemente facilissima).

La seconda strofa, invece, è incentrata sui contenuti della poesia: «Amai la verità…»: la verità è al centro della sua ricerca poetica, in cui anche il dolore si rivela amico prezioso, perché il dolore rende amica anche la verità più dura.

Infine, nella terza strofa, il senso di quelle scelte compiute nel passato («Amai trite parole» e «Amai la verità») è dichiarato valido anche nel presente («Amo») nelle sue implicazioni attuali: nella poesia Saba ha sempre cercato la chiarezza espressiva e la comunicazione con gli uomini; per questo la poesia diventa anche una fonte di gioia e di consolazione («una buona carta»).

Amai di Umberto Saba: analisi

La prima e la seconda strofa sono composte da due periodi sintattici, mentre la terza strofa si conclude in un solo periodo. Notiamo in particolare l’efficacia dell’asindeto (= accostare parole senza l’uso di congiunzione) che accosta i due aggettivi centrali nel verso 4. L’uso dell’enjambement dà inoltre continuità e dolcezza di ritmo a un contenuto semplice e sincero, in cui la parola «amore» è posta in forte rilevanza, quasi a fornire la chiave di lettura di tutta la lirica.

Nella seconda strofa il verbo «obliato», cha appartiene a un lessico più alto e ricercato, contribuisce quasi a fermare il tempo dell’azione e a rallentare il ritmo espressivo del verso e della strofa nel suo insieme. L’anafora (= ripetizione di una o più parole all’inizio di versi successivi) dell’«Amai» iniziale collega inoltre questa alla strofa precedente.

La terza strofa riprende il concetto portante del testo, ma presenta una sapiente variazione di forma, che collega concettualmente il passato al presente («Amai»/«Amo»), portando il contenuto del testo all’attualità.