Umberto Saba (1883-1957)
Umberto Saba (1883-1957)

Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli, nasce a Trieste il 9 marzo 1883. La madre, ebrea, è abbandonata dal marito prima della nascita di Umberto (che conoscerà il padre solo nel 1905). Percorre un’irregolare carriera scolastica, finché non si impiega come praticante in un’azienda commerciale.

Nel 1903 pubblica a proprie spese la raccolta di versi Il mio primo libro di poesia.

Iniziano a manifestarsi i primi sintomi della nevrastenia che lo affliggerà per sempre e che lo porterà, nel 1929, a sottoporsi a terapia psicanalitica presso un allievo di Sigmund Freud.

Nel 1909 Umberto Saba sposa Carolina Wöfler, compagna di tutta la vita, che canta nei suoi versi con il diminutivo di Lina.

L’anno successivo pubblica a Firenze la raccolta Poesie, nella quale usa per la prima volta lo pseudonimo Saba, che in ebraico significa “pane”, ma è anche un omaggio alla balia che lo ha allevato nei primi anni di vita e che portava il cognome Sabaz. Intanto intensifica i contatti con gli esponenti dell’ambiente letterario e collabora con la rivista La Voce.

Nel 1918 apre nella città natale una piccola libreria antiquaria, che diventa luogo d’incontro di scrittori e artisti. Può finalmente godere di un periodo di vita relativamente agiata e dedicarsi completamente alla poesia.

Libreria Antiquaria Umberto Saba - Via San Nicolò, nel centro di Trieste.

Nel 1921 Umberto Saba pubblica tutta la sua produzione poetica in un volume intitolato Canzoniere. Il titolo è poi ripreso anche per la prima edizione del volume pubblicato nel 1945, che raccoglie tutte le opere precedenti. Altre successive liriche confluiscono nell’edizione del 1948 e poi in quella postuma del 1961. Il Canzoniere fu dunque concepito come un libro in costante accrescimento, nel quale è realizzata una vera e propria autobiografia in versi, dalla quale emerge una concezione della poesia molto lontana sia dal modello di poeta-vate offerto in quegli anni da Gabriele D’Annunzio sia dai poeti che privilegiavano lo sperimentalismo appariscente delle avanguardie.

Nel 1928 la rivista Solaria dedica un intero numero alla poesia di Umberto Saba, imponendolo all’attenzione nazionale.

Nel 1941 le leggi razziali costringono Umberto Saba a lasciare l’Italia; dopo una permanenza a Parigi però ritorna e, durante l’occupazione tedesca, vive nascosto a Roma.

Nel 1946 gli viene assegnato il premio Viareggio.

Nel 1947 pubblica il volume autocritico in prosa Storia e cronistoria del Canzoniere in cui parla di sé e della propria poesia in terza persona.

Dal 1950 in poi la sua salute peggiora ed è costretto a frequenti ricoveri.

Nel 1953 in un periodo di ritrovata serenità scrive il romanzo Ernesto, che rimane però incompiuto e sarà pubblicato postumo nel 1975.

L’anno successivo Umberto Saba perde completamente l’uso delle gambe e la situazione familiare è aggravata dalla malattia della moglie Lina, che muore poco meno di un anno prima di lui, lasciandolo terribilmente solo e demotivato nei confronti della vita, tanto che non scriverà più neppure un verso. Muore nell’ospedale di Gorizia il 25 agosto 1957, all’età di 74 anni.

Opera, poetica, stile

Umberto Saba compone versi semplici, ricorrendo alle forme metriche tradizionali, con abbondante uso della rima e con una sintassi piana e lineare. I suoi modelli del resto risalgono alla più classica tradizione italiana: Petrarca, Parini, Leopardi, Manzoni.
Umberto Saba rifugge dall’artificio, dal gusto estetizzante, dalla ricerca della raffinatezza o del puro gioco linguistico. La sua è una lingua semplice, chiara, quotidiana, molto vicina alla prosa e al parlato.
I temi dominanti della sua produzione poetica sono la città di Trieste, gli affetti personali e familiari, i ricordi dell’infanzia, i sentimenti di fraternità e solidarietà che nutre per l’uomo, la gioia e il dolore, parametri costanti della vita, inscindibilmente intrecciati nei suoi versi, dai quali scaturisce quella «serena disperazione» che il poeta ha scelto come titolo per una sezione del suo Canzoniere.

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