Il Libro dei morti era per gli Egizi una vera e propria guida per l’aldilà. Conteneva formule rituali, inni e preghiere, accompagnate da illustrazioni, che avrebbero permesso al defunto di superare indenni le insidie dell’Oltretomba e giungere davanti al tribunale presieduto dal dio Osiride, per discolparsi dalle accuse mosse dai 42 giudici (è la temibile prova della Pesatura del cuore) e poter così arrivare alla vita vera, quella eterna: per questo il Libro dei Morti è anche chiamato Libro del ritorno nel giorno.
Come tutti i manoscritti, non esistono copie uguali del Libro dei morti. I primi testi funerari a noi noti furono incisi in geroglifici sulle pareti interne della camera funeraria; poi si iniziò a riportarli sui sarcofagi e, infine, sui papiri, spesso accompagnati da decorazioni e illustrazioni, posti nelle tombe assieme al corredo funebre.
Ad oggi, il più lungo e più completo esemplare tra i Libri di Morti ritrovati e studiati è il Libro dei Morti di Iuefankh, un papiro lungo quasi 19 metri, rimasto intatto e conservato presso il Museo Egizio di Torino.
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