geroglifici

Geroglifici, termine di origine greca che significa “caratteri sacri incisi”, sono i segni e i disegni  della scrittura utilizzata dagli Egizi.

La scrittura geroglifica era formata da più di 700 segni e disegni, che raffigurano piante, animali, oggetti, parti del corpo. Poteva essere letta in tutte le direzioni: da destra a sinistra, dall’alto verso il basso e viceversa. Il verso di lettura, di solito, era indicato da un occhio che guardava verso l’inizio del testo.

Gli Egizi credevano che il dio Thot, lo scriba degli dèi, avesse trasmesso questi segni agli uomini.

Ogni disegno poteva rappresentare una lettera singola, un gruppo di lettere o un’intera parola. Inoltre, ogni simbolo poteva avere più significati: il disegno di un occhio, per esempio, indicava la parola «occhio» ma anche l’azione di «vedere».

I geroglifici egizi erano usati soprattutto per decorare luoghi sacri e tombe; di solito raccontavano le imprese dei faraoni e i miti degli dèi. Per tutti gli altri argomenti, gli Egizi utilizzavano una lingua più semplie, il demotico. Il demotico è un tipo di scrittura corsiva molto più rapida, usata nella vita quotidiana e nei rapporti commerciali.

La scrittura geroglifica era molto complessa e richiedeva molti anni di studio; la conoscevano soltanto pochi uomini: gli scribi.

Gli scribi

Gli scribi lavoravano in tutti i dipartimenti dello Stato, sia presso il palazzo, sia sparsi nel Paese. Tenevano la contabilità e gli inventari delle proprietà; stilavano i contratti e la corrispondenza amministrativa; registravano gli scambi commerciali e l’andamento delle piene del fiume Nilo.

Gli scribi di palazzo erano in un certo senso anche degli storici, perché conservavano la memoria del regno mettendo per iscritto le gesta del faraone. La maggior parte di questi documenti era scritta su fogli di papiro, ma ci si serviva anche di tavolette d’argilla.

Decifrazione dei geroglifici

La comprensione dei geroglifici egiziani si deve alla scoperta della Stele di Rosetta nel 1799, durante la campagna di Napoleone Bonaparte in Egitto.

La stele, che risale al 196 a.C., presenta uno stesso testo in tre scritture differenti: in geroglifico, in demotico e in greco.

Comparando queste tre versioni, nel 1822, il giovane archeologo francese Jean François Champollion riuscì finalmente a decifrare la misteriosa scrittura egizia.