La Stele di Rosetta
La Stele di Rosetta presso il British Museum, Londra

Il documento che nel 1822 permise al giovane archeologo francese Jean-François  Champollion (1790-1832) di leggere e tradurre i geroglifici è una lastra di basalto grigio chiamata Stele di Rosetta, dal nome italianizzato della città di el-Rashid, sul delta del Nilo.

La Stele di Rosetta fu scoperta il 15 luglio 1799 dalle truppe di Napoleone Bonaparte mentre scavavano a Rosetta, una località del Delta del Nilo, un fossato intorno a una fortezza, durante la Campagna d’Egitto (1798-1801). Il ritrovamento della Stele di Rosetta diede un significato grandioso a quest’altra avventura di Napoleone (la Campagna d’Egitto) finita in un disastro: Napoleone, infatti, riuscì a vincere il primo scontro, la cosiddetta battaglia delle piramidi (21 luglio 1798), ma poi la flotta francese fu distrutta, appena 10 giorni dopo, nella baia di Abukir dalla flotta inglese, comandata dall’ammiraglio Horatio Nelson, mentre l’esercito finì decimato dal colera, dai mamelucchi e dal corpo di spedizione britannnico sbarcato in Egitto nel marzo 1801.

La Stele di Rosetta è una lastra di pietra, alta 118 cm. e larga 76; riporta lo stesso testo in tre scritture (dall’alto in basso): due egiziane (il geroglifico e una scrittura corsiva chiamata “demotico”), e una terza, il greco, che fu usata perché, quando il testo fu redatto nel 196 a.C. l’Egitto era governato dai discendenti di Tolomeo, il generale di Alessandro Magno che aveva fondato in quel Paese un regno ellenistico.

Il testo è un decreto che attribuisce al re Tolomeo V il culto regale attribuito un tempo ai faraoni e fu emanato per dimostrare che i re di origine greca intendevano rispettare la religione e le tradizioni del Paese.

Quando nel 1801 i francesi dovettero arrendersi ai vincitori inglesi, nacque una disputa sui reperti rinvenuti dai francesi: questi volevano tenerli, mentre gli inglesi li consideravano il loro bottino. Dopo lunghe e complicate trattative, la Stele di Rosetta dovette essere consegnata agli inglesi e al loro ritorno in Inghilterra, essa fu esposta al British Museum di Londra, dove viene custodita dal 1802.