religione egizia
Religione egizia. Il faraone Ekhnaton e la sua famiglia offrono doni votivi ad Aton.

La religione egizia, come la maggior parte delle religioni antiche, era politeista e abbondava di divinità zoomorfe, cioè di dèi-animali resi sacri per la loro funzione: il coccodrillo, segnalava l’approssimarsi delle piene, lo sciacallo eliminava le carogne, il gatto cacciava i roditori dai depositi di cereali e così via.
Tra le divinità della religione egizia troviamo allora Sobek, il dio-coccodrillo, Anubi, il dio dei morti raffigurato come sciacallo, Bastet, la dea-gatto, divinità della gioia e dell’amore, Khnum, dal corpo umano e la testa d’ariete, Thot, raffigurato in forma di ibis o di babbuino, patrono degli scribi e delle scienze e inventore della scrittura. Oggetto di venerazione particolare era Api, un toro nero la cui forza era considerata una manifestazione della benignità del cielo.
Vi erano poi le divinità solari, adorate sotto vari nomi: Ra, il Sole stesso (secondo molti studiosi ne è una rappresentazione la forma della piramide, i cui spigoli, diramandosi idealmente verso la terra, ne indica i raggi), Ptah, dio-sole venerato a Menfi, Amon, che nel Nuovo Regno divenne il dio più importante, assimilato a Ra (Amon-Ra), e Horus, rappresentato come falco.
Si credeva che i faraoni stessi fossero re dalla natura divina, in particolare erano associati al dio Ra, di cui i sovrani si dicevano figli.

I sacerdoti cercarono di mettere ordine nel caotico accumulo di divinità del pantheon egizio, suddividendole in famiglie, ma fu Amenophi IV, sovrano dal 1379 a.C. al 1362 a.C. a tentare una riforma religiosa: sostituì ai culti tradizionali quello di una divinità suprema e universale, Aton; cambiò il proprio nome in Ekhnaton, “colui che è caro ad Aton”, e fondò la nuova capitale Akhenaton (oggi El-Amarna), dove nominò nuovi funzionari e amministratori dell’impero.
Il faraone però morì senza essere riuscito a imporre la sua riforma religiosa, soprattutto per la grande opposizione dei sacerdoti di Amon, e il suo successore Tutankhamon, ripristinò il culto di Amon e riportò la capitale a Tebe.

La manifestazione più importante della religione egizia riguardava i defunti, con il complesso rituale dell’imbalsamazione e delle offerte. Ma ogni giorno nel tempio si svolgevano numerose cerimonie, a cui aveva accesso solo il sommo sacerdote che si prendeva cura delle statue degli dèi e delle offerte loro dedicate. Nei giorni delle festività dedicate alle varie divinità si innalzavano inni e si offrivano sacrifici.

In Egitto quindi la massa della popolazione era esclusa dai templi, aveva il divieto di accedervi, e non partecipava ai culti ufficiali (il contrario di quanto accadeva in Grecia e a Roma, dove era invece preciso dovere dei cittadini prendere parte ai riti religiosi pubblici).
Il popolo egizio veniva “istruito” alla religione, ai miti, alle storie degli dèi, attraverso festività (particolarmente importante era la festa per l’inondazine del Nilo, poi il capodanno, l’inizio delle stagioni, il raccolto) e anche sacre rappresentazioni del dio Osiride. Nella religione egizia Osiride è un giovane dio che viene ucciso e smembrato per gelosia dal fratello Seth. La sposa di Osiride, Iside, ne ricompone le spoglie e a esse infonde nuova vita. La coppia divina suggella la rinascita generando Horo, che uccide il malvagio Seth.

Tuttavia la religione dei faraoni e dei sacerdoti (rappresentanti del re, il loro ruolo era ereditario e costituivano una casta chiusa) appariva alla maggior parte della popolazione abbastanza misteriosa, tramandata in riti a cui non potevano assistere e custodita in testi che non potevano leggere. Col tempo, allora, crebbe la distanza tra questa e una religiosità popolare, fatta di elementi magici e superstiziosi (amuleti, esorcismi, incantesimi), ma anche di una sensibilità diversa.