Le piramidi di Giza

Le piramidi egizie rappresentano le tombe dei faraoni. La forma delle piramidi, pura ed essenziale, è regolata da precisi rapporti geometrici e assume un significato cosmico e religioso: secondo molti studiosi, essa rappresenta il Sole, il dio Ra, e i gli spigoli, diramandosi idealmente verso la terra, ne indicano i raggi.
Le piramidi simboleggiano dunque, come le ziqqurat, l’unione tra la terra e il cielo.

Le piramidi sorsero durante l’Antico Regno (2850 – 2200 a.C. circa) e il loro uso si estese fino alla XVII dinastia, intorno al 1600 a.C.

Le piramidi derivano probabilmente dalle màstabe, le antiche tombe edificate nel Basso Egitto dal Periodo Protodinastico all’Antico Regno (3000 – 2200 a.C. circa).

Le mastabe (il nome deriva dall’arabo e significa “panca”, “banco”), costruite inizialmente in mattoni crudi e poi in pietra, avevano la forma di un tronco di piramide a pianta rettangolare. Destinate ai nobili, ai dignitari, ai sacerdoti, avevano interni decorati con bassorilievi o pitture vivaci.

Dalla sovrapposizione di più mastabe sembrano siano nate le prime piramidi a gradoni (la più famosa è quella del faraone Zoser, 2630-2611 a.C. circa).

La tipologia della piramide a gradoni venne poi sostituita con la piramide a facce lisce: i gradoni scomparvero e la superficie ininterrotta venne rivestita con lastroni squadrati di pietra calcarea, oggi quasi completamente scomparse.

A partire dal Nuovo Regno, le piramidi furono sostituite da tombe ipogee, ovvero scavate sui fianchi delle montagne. Esemplare è la Valle dei Re, che conteneva, tra tante altre, la celebre Tomba di Tutankhamon (un giovane sovrano vissuto più di 3000 anni a.C.), scoperta nel 1922 dall’egittologo Howard Carter (1874-1939).

La costruzione delle piramidi richiedeva un’enorme forza-lavoro, fornita sia da schiavi sia da maestranze specializzate (dai tagliapietra ai decoratori), i quali lavoravano in permanenza nei cantieri, e soprattutto dai contadini, che invece vi lavoravano stagionalmente. I contadini dovevano infatti al faraone prestazioni obbligatorie di lavoro e i periodi di piena del Nilo, i più adatti a trasportare in barca i massi di pietra presso i cantieri, erano anche quelli in cui non si potevano lavorare i campi perché allagati.

Prima di iniziare i lavori il luogo era accuratamente selezionato. La scelta del luogo doveva infatti rispondere a tre requisiti:

  • doveva essere sulla riva occidentale del Nilo, tradizionalmente riservata al Regno dei morti;
  • doveva trovarsi vicino al fiume, per agevolare il trasporto dei materiali;
  • doveva disporre di uno zoccolo roccioso, in grado di sostenere il peso immane della piramide.

Si procedeva anzitutto a livellare il terreno, lasciando talvolta al centro un nucleo di roccia viva, per risparmiare materiale. Si impostava quindi l’orientamento della piramide, i cui lati dovevano essere allineati secondo i punti cardinali.
Per la costruzione si adoperavano materiali diversi, che venivano selezionati in rapporto alla varie parti dell’edificio: il materiale di qualità più scadente veniva impiegato nella parte centrale della costruzione, che non sarebbe stata visibile a lavoro compiuto; il calcare di qualità più fine e il granito, era invece destinato al rivestimento esterno e a quello dei vani interni.
Riguardo il trasporto dei blocchi, questo avveniva lungo il Nilo, su apposite chiatte, durante la piena del fiume: la acque alte consentivano infatti di scaricare il materiale nel punto più prossimo al luogo della lavorazione finale.

I blocchi venivano poi trasferiti al cantiere mediante slitte trainate da animali. Cominciava allora l’impresa più ardua e complessa: la loro posa in opera in filari progressivamente sovrapposti, ad altezze vertigiosamente crescenti.
Gli Egizi sapevano affrontare brillantemente questa impresa ma non hanno lasciato testimonianze sui sistemi da loro adoperati.

Gli studiosi moderni si dividono tra due ipotesi, ciascuna delle quali ha i suoi punti deboli.

Secondo la prima ipotesi, per raggiungere il punto destinato alla posa in opera, i blocchi venivano fatti scorrere su rampe perpendicolari alle facce della piramide. Le rampe erano costruite in mattoni crudi e, durante l’uso, venivano lubrificate con argilla umida, per facilitare lo scivolamento dei blocchi. Una volta concluso il lavoro, le rampe potevano essere facilmente smontate dall’alto verso il basso. Queste rampe dovevano avere una pendenza piuttosto lieve, non superiore all’8%, così da consentire un traino relativamente agevole dei materiali.
Un sistema del genere poteva essere l’ideale per la costruzione dei livelli più bassi della piramide. Tuttavia, a mano a mano che l’edificio cresceva in altezza, rampe con una pendenza così ridotta dovevano essere progressivamente aumentate in lunghezza fino ad assumere dimensioni alquanto inverosimili.

La seconda ipotesi immagina invece una rampa a spirale che si avvolgeva tutto intorno ai lati della piramide. Rampe di questo tipo potevano raggiungere qualsiasi altezza, mantenendo dimensioni molto inferiori alle precedenti. Ma anche l’ipotesi della rampa a spirale ha un punto debole: questo sistema avrebbe nascosto alla vista degli architetti e degli operai, durante la costruzione, gli angoli e i lati stessi della piramide. Diventavano in questo modo molto difficili, se non impossibili, quelle verifiche e quelle correzioni in corso d’opera che erano indispensabili in edifici tanto giganteschi.

Quando si parla di Egitto, si ricorre spesso alla parola “mistero”, e nel caso delle piramidi bisogna ammettere che questa è la parola più indicata. Un mistero, beninteso, che riguarda il modo in cui furono costruite.