Suffragio Universale maschile e femminile

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Il suffragio universale maschile e femminile

Il suffragio universale è il diritto di voto riconosciuto a ogni cittadino maggiorenne che goda dei diritti civili, senza discriminazioni legate a sesso, censo o grado di istruzione.

 

Il suffragio universale nell’antica Roma

Nell’antica Roma, il diritto di suffragio (ius suffragi) consisteva nella facoltà di votare nei comitia. Esso fu progressivamente concesso anche agli stranieri: nell’88 a.C. fu riconosciuto ai socii italici, in seguito a tutti gli abitanti dell’Italia settentrionale. Nel 212 d.C., con la Constitutio antoniniana, l’imperatore Caracalla lo attribuì a ogni abitante libero dell’Impero romano.

 

Nel Medioevo

Dopo la caduta dell’Impero romano d’occidente (476 d.C.), il concetto di suffragio in ambito politico si dimenticò. Nel Medioevo trovò la sua applicazione solo all’interno degli «ordini» (arti, corporazioni, ordini religiosi, ecc.), delle diete, dei concili, degli Stati generali.

 

Negli Stati Uniti

Nel 1776, con la Dichiarazione di indipendenza, negli Stati Uniti si proclamò il suffragio universale maschile, con alcune eccezioni di censo oltre che relative al colore della pelle e al grado di istruzione.

All’inizio del 1800 si abolirono le barriere di censo mentre, dopo la guerra civile e l’abolizione della schiavitù, con il XV emendamento (1870) i neri conquistarono il diritto di voto e molti di essi furono eletti nelle assemblee statali e al Congresso.

Dopo il 1877, tuttavia, alcune leggi statali limitarono il diritto dei neri a cui, con vari stratagemmi (come l’introduzione di test di alfabetizzazione e di tasse sul voto quali requisiti per partecipare alle elezioni), si impedì di votare.

Solo con il Voting Rights Act del 1965, promosso dall’attivista politico Martin Luther King, si vietarono le pratiche che limitavano il diritto di voto, garantendo così il suffragio ai cittadini americani neri.

Le donne americane ottennero il diritto di voto nel 1920, anche se nello Stato del Wyoming era stato già loro concesso nel 1869.

 

In Francia

In Francia, con la Rivoluzione francese si affermò il suffragio universale maschile. Esso fu abolito con la Restaurazione e poi ripristinato nel 1848.

Escludendo brevi esperienze, come la Comune di Parigi (1871), il diritto di voto alle donne fu accordato nel 1946.

 

In Gran Bretagna

In Gran Bretagna, nel 1832, si ebbe il primo Reform Act, che incluse i proprietari di immobili tra i detentori del diritto di voto.

Il Reform Act del 1867 abbassò poi il censo necessario per votare, estendendo il suffragio agli artigiani e agli operai più agiati dei centri urbani, mentre il Reform Act del 1884 lo concesse anche ai lavoratori agricoli.

Solo nel 1918 fu riconosciuto il suffragio universale, maschile e femminile (ma fino al 1928 fu limitato alle donne sposate che avevano più di trent’anni), mentre il primo Paese al mondo a introdurre il suffragio universale, maschile e femminile, era stato la Nuova Zelanda, nel 1893.

 

Suffragio universale in Italia

La legge elettorale del Regno sardo del 1848, entrata poi in vigore nell’Italia unita, stabiliva, per votare, dei rigidi criteri di genere, di istruzione e di censo (40 lire annue di tasse).

Alle prime elezioni politiche dell’Italia unita, in base alla legge elettorale in vigore, poterono votare meno di 420 000 cittadini (1,89%) su una popolazione di oltre 22 milioni di abitanti.

Nel 1872 la sinistra parlamentare abbassò la soglia della maggiore età da 25 a 21 anni, ampliando leggermente il diritto di voto; mentre con la riforma del 1882 si ebbe un primo sostanziale allargamento del corpo elettorale. Fu concesso infatti il suffragio a tutti gli uomini maggiorenni alfabeti che versavano 19,8 lire annue di imposte o che avevano concluso il primo biennio di istruzione elementare.

Nel 1912 si raggiunse il suffragio quasi universale maschile (furono ammessi al suffragio tutti gli uomini alfabeti o che avevano fatto il servizio militare con più di 21 anni e a tutti quelli con più di 30). Esso fu reso poi totale nel 1918, quando il voto si concesse a tutti gli uomini maggiorenni e quelli minorenni che avevano partecipato alla prima guerra mondiale.

Il 1° febbraio 1945, su proposta di Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), fu riconosciuto il diritto di voto attivo e passivo (il diritto di eleggere e di essere elette) alle donne italiane che avessero almeno 21 anni.

Il 10 marzo 1946 ebbero luogo le prime amministrative con partecipazione femminile. Per quanto riguarda le politiche, il 2 giugno 1946 tutte le italiane poterono votare per il referendum istituzionale e l’Assemblea Costituente, in cui furono elette 21 deputate.

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