Protocollo di Kyoto

Cos’è il protocollo di Kyoto e cosa prevede: spiegazione semplice

Cos’è il Protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto è l’accordo firmato a Kyoto, in Giappone, l’11 dicembre 1997 (ed entrato in vigore il 16 febbraio 2005), nel corso di una Conferenza Internazionale.

Dopo accese discussioni i rappresentanti di circa 170 Paesi del mondo (oggi sono 193 i Paesi che hanno firmato l’accordo) decisero di avviare un piano di azioni comuni per tentare di fermare il continuo aumento della temperatura media rilevato sulla superficie del pianeta Terra e nella bassa atmosfera (comunemente definito effetto serra).

Questa situazione è provocata dall’incremento delle emissioni di gas di scarico (generati dal consumo di combustibili fossili) nell’atmosfera ed è imputabile soprattutto ai Paesi industrializzati e a quelli a economia di transizione (come i Paesi dell’Est europeo). È ritenuta – come documentano centinaia di lavori scientifici – la causa di importanti variazioni climatiche e di molti dei disastri ambientali che sempre più frequentemente avvengono in ogni parte del mondo (piogge torrenziali, alluvioni, uragani, prolungate siccità ecc.).

Per diventare operativo il Protocollo di Kyoto doveva essere ratificato dai parlamenti di almeno il 55% dei Paesi, che risultassero responsabili di oltre il 50% dell’anidride carbonica prodotta nel mondo. Questo traguardo è stato raggiunto alla fine del 2004, quando anche la Russia ha sottoscritto l’accordo.

La Russia ha portato infatti come «dote» il 17,4% delle emissioni, e il totale delle emissioni dei Paesi che alla fine del 2005 aderivano al Protocollo di Kyoto è arrivato così al 61,6%.

È importante notare che non hanno aderito gli Stati Uniti, fautori della libertà dei mercati e contrari a ogni possibile limitazione della loro sovranità (con queste motivazioni non hanno aderito al Protocollo), che producono da soli il 36,1% del totale delle emissioni di «gas serra», cioè dei gas responsabili del costante aumento dell’effetto serra: anidride carbonica, metano, protossido di azoto, perfluorocarburi, idrofluorocarburi.

Nel 2011, poi, è stata la volta del Canada, con l’annuncio dell’uscita dall’accordo.

Contrari alla firma del Protocollo di Kyoto, fin dall’inizio, si sono dichiarati alcuni grandi paesi in via di sviluppo – come India e Cina – che non vogliono rinunciare all’uso massiccio del carbone, di cui sono ricchi, come fonte primaria di energia (che però è molto inquinante).

Che cosa prevede il Protocollo di Kyoto

In termini generali il Protocollo di Kyoto prevede una riduzione media del 5,2% delle emissioni di gas serra per i principali paesi industrializzati, avendo come base i livelli di emissione rilevati nel 1990.
Gli obiettivi di riduzione per i gas serra sono stati indicati in misura dell’8% per la UE (6,5% per l’Italia), del 7% per gli Stati Uniti e del 6% del Giappone. Tali livelli di riduzione devono essere raggiunti nel 2020.

Per ridurre le emissioni, il Protocollo di Kyoto individua alcuni settori più importanti:

  • l’energia, intesa sia come consumo di combustibili fossili nella produzione e utilizzazione dell’energia, sia come emissioni non controllate di fonti energetiche di origine fossile;
  • i processi industriali, intesi come quelli esistenti nella industria chimica, nell’industria metallurgica, nella produzione di prodotti minerali;
  • l’agricoltura e la zootecnica;
  • i rifiuti.