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I contenuti del Codice di Hammurabi, re di Babilonia

Il Codice di Hammurabi è una raccolta di leggi scritte incise su una magnifica stele di diorite nera (alta 2,25 m) ritrovata nel 1901 a Susa (oggi Shush), nell’Iran sud-occidentale (antica Persia).

Il codice prende il nome dal re Hammurabi, il re del primo impero babilonese, che governò dal 1792 a.C. circa al 1750 a.C circa.

Oggi il Codice di Hammurabi costituisce uno dei gioielli della collezione di Antichità orientali del Museo del Louvre, a Parigi. Una copia si trova al Pergamonmuseum, a Berlino.

 

La stele che riporta il Codice di Hammurabi, oggi conservata al Museo del Louvre a Parigi.
La stele che riporta il Codice di Hammurabi, oggi conservata al Museo del Louvre a Parigi.

 

Il Codice di Hammurabi: descrizione e contenuto

Le iscrizioni cuneiformi, su entrambi i lati, sono suddivise in 51 colonne.

Nella parte superiore della Stele di Hammurabi è raffigurato lo stesso Hammurabi, in piedi al cospetto del dio Marduk, il sovrano celeste di Babilonia, che gli porge il cerchio e il bastone, simboli tradizionali del potere regale.

In testa alla parte scritta c’è un prologo, nel quale il re celebra la propria potenza e la propria autorità, dovute non soltanto alla benevolenza degli dèi, ma anche al fatto che il suo potere è legittimo e giusto perché difende il diritto.

Seguono poi 282 articoli. Questi riguardano la proprietà, la famiglia, la successione, le offese fisiche, gli affitti, i salari, gli schiavi, gli animali. Infine, c’è l’epilogo, che ribadisce i concetti del prologo: «Ogni uomo oppresso che abbia in corso una contesa venga presso questa stele e legga con attenzione le mie preziose parole: possano esse chiarire il suo caso. Io, Hammurabi, sono il re del diritto, al quale Marduk ha affidato le leggi».

Oggi sappiamo, al contrario di quanto si è a lungo pensato, che altri sovrani mesopotamici promulgarono raccolte di leggi prima di Hammurabi. Il Codice di Hammurabi rimane però un documento straordinario, perché fu probabilmente il più esteso nel suo genere e perché, giunto a noi pressoché intatto, è la fonte più importante per la conoscenza del diritto e della società babilonese.

La legge del taglione

Il principio più noto che si ricava dalla lettura del Codice di Hammurabi è la legge del taglione. Secondo questa legge, che si trova anche in altre legislazioni antiche, si infligge all’offensore lo stesso male che egli ha recato all’offeso (“occhio per occhio”, come dice l’espressione proverbiale).

Non bisogna però esagerare l’importanza del principio del taglione, come se fosse l’unico che determinava il diritto penale. In realtà il quadro delle pene e delle punizioni previste era ben più complesso.

Frequente era infatti la pena capitale e non meno frequenti le pene corporali, dalla bastonatura alle mutilazioni più orribili, che sembrano non risparmiassero nessuno («Se un bambino ha colpito suo padre, gli si taglierà la mano»).

 

Babilonia all'epoca di Hammurabi (dal 1792 a.C. al 1750 a.C. circa)
Babilonia all’epoca di Hammurabi (dal 1792 a.C. al 1750 a.C. circa)

Il Codice di Hammurabi fornisce indicazioni preziose anche sui rapporti sociali. La società babilonese appare divisa in tre categorie:

  • gli awilu (letteralmente, «uomini civilizzati»), le persone di rango elevato;
  • i mushkenu («coloro che si sottomettono»), individui di condizione libera ma di ceto sociale inferiore;
  • i wardu erano gli schiavi, i servitori.

A ciascuna delle tre categorie corrisponde, nel Codice di Hammurabi, un trattamento diverso. Le pene, infatti, non sono uguali per tutti. A titolo esemplificativo, riportiamo alcuni articoli del Codice di Hammurabi, che stabiliva sia i compensi in denaro per le prestazioni dei medici sia le pene in caso di errore.

215. Se un medico fa un’ampia incisione con un coltello operatorio e lo cura, o se egli apre un tumore (sopra l’occhio) con un coltello operatorio, e salva l’occhio, riceverà dieci shekels in denaro.
216. Se il paziente è un uomo libero, egli riceve cinque shekels.
217. Se egli è lo schiavo di qualcuno, il suo padrone darà al medico due shekels.
218. Se un medico fa una grande incisione con il coltello operatorio, e lo uccide, o apre un tumore con il coltello operatorio, e taglia l’occhio, gli saranno tagliate le mani.
219. Se un medico fa una grande incisione con il coltello operatorio sullo schiavo di un uomo libero, e lo uccide, rimpiazzerà lo schiavo con un altro schiavo. […]
221. Se un medico guarisce l’osso rotto o la parte molle ammalata di un uomo, il paziente pagherà al medico cinque shekels in denaro.
222. Se è un uomo libero pagherà tre shekels.
223. Se è uno schiavo il suo proprietario pagherà al medico due shekels.

Shekels: unità di peso e di valore monetario diffusa in Mesopotamia.

Leggiamo dal Codice di Hammurabi alcuni articoli che tutelavano le mogli da comportamenti arbitrari dei mariti. Il divorzio era una pratica normale (ma poteva chiederlo solo il marito); la mancanza di figli, attribuita sempre alla sterilità femminile, la sua causa principale. Un’altra causa era l’adulterio, colpa grave per una donna; se però la moglie ripudiata non veniva giudicata colpevole di adulterio, aveva salvo l’onore e poteva risposarsi.

131. Se la moglie di un uomo libero viene accusata di adulterio dal marito, senza però essere stata colta sul fatto mentre giaceva con un altro uomo, ella presterà giuramento (di innocenza) nel nome della divinità e potrà fare ritorno a casa sua.
138. Se un uomo libero desidera divorziare dalla propria moglie che non gli ha dato figli, egli le pagherà in contanti l’intero importo del suo prezzo di matrimonio, e inoltre le risarcirà la dote che ella aveva portato con sé dalla casa di suo padre; solo allora egli potrà divorziare da lei.

 

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