Arcadia: l'Accademia e l'Età
Stemma dell'Accademia dell'Arcadia

Il periodo che va dall’ultimo decennio del Seicento alla metà circa del Settecento prende il nome dalla più famosa Accademia letteraria dell’epoca: l’Arcadia.

L’età dell’Arcadia da un lato segna la fine sia della supremazia culturale e organizzativa della Chiesa sia del gusto e delle poetiche del Barocco; dall’altro anticipa aspetti economici e culturali che diventeranno dominanti nella seconda metà del Settecento.

L’Arcadia sorse il 5 ottobre 1690, quando 14 letterati cha appartenevano al circolo di Cristina di Svezia (morta  nel 1689) si ritrovarono a Roma nel giardino dei Padri Riformati di San Pietro in Montorio per leggere le proprie composizioni. Ad un tratto uno di essi, rapito da quella cerchia di poeti e suggestionato dal paesaggio, avrebbe esclamato: «Mi sembra che noi oggi abbiam rinnovato l’Arcadia».

L’Arcadia, nella tradizione classica, più che una regione geografica (una regione della Grecia) era una regione dello spirito, la dimora ideale nella quale i poeti trovavano rifugio e serenità sottraendosi alle falsità, ai compromessi, alle angustie del vivere quotidiano.

Di qui l’idea di una vera accademia, i cui membri dovevano assumere nomi di pastori della tradizione classica; il capo doveva essere chiamato «custode»; il luogo delle adunanze «Bosco Parrasio»; Cristina di Svezia «Basilissa» e il Bambin Gesù (adorato dai pastori quando nacque) «protettore».

Il primo «custode» fu Giovanni Maria Crescimbeni fino alla morte (e cioè dal 1690 al 1728), mentre le norme e i caratteri fondamentali dell’Accademia dell’Arcadia furono composte da Gian Vincenzo Gravina (in un latino modellato su quello delle XII tavole).

Un complesso rituale presiedeva le riunioni e regolava il funzionamento dell’organizzazione fortemente centralizzata.

Per alcuni anni l’Accademia non ebbe una sua sede stabile, finché, grazie alla generosità di Giovanni V re del Portogallo, gli accademici poterono acquistare un terreno sul Gianicolo, nel 1725, ed edificare qui la sede.

All’Accademia dell’Arcadia aderirono non solo i principali letterati del tempo, ma anche letterati sconosciuti di ogni provincia d’Italia.
Mentre infatti all’inizio i suoi aderenti erano quasi tutti romani, toscani o napoletani, poi l’Accademia si estese, costituendo “colonie” (tale era il nome delle associazioni locali) anche nelle città più lontane da questi centri. L’Accademia dell’Arcadia contribuì dunque in modo potente a unificare i letterati italiani, a dare loro una comune coscienza di ceto.

Essi erano accomunati soprattutto dal proposito di combattere gli eccessi, le bizzarie, gli artifici del gusto barocco, cui contrapponevano un gusto letterario «classico», caratterizzato dalla semplicità dell’espressione e del sentimento.

Ma se tutti convenivano nel riconoscere nel classicismo la strada per la desiderata restaurazione della poesia italiana, non tutti avevano un medesimo concetto di classicismo, né attribuivano ad esso una medesima funzione nel rinnovamento letterario.

La rottura di Crescimbeni con Gravina – Assai significativo è il profondo dissidio che sorse fra il Crescimbeni (1663-1728) e il Gravina (1664-1718) e che si risolse in una scissione fra i seguaci dell’uno e dell’altro. Il Crescimbeni proponeva, come condizione fondamentale della restaurazione della poesia, l’imitazione del Petrarca e del petrarchismo cinquecentesco, anche se non escludeva l’imitazione degli antichi. Il Gravina invece proponeva un’organica restaurazione del classicismo, inteso non come imitazione formale ma come autentico recupero dello spirito dell’arte antica, soprattutto di quella greca. Prevalse il Crescimbeni, il quale per 38 anni, quale custode generale, influì decisamente sull’organizzazione, sugli orientamenti e sugli sviluppi dell’Accademia dell’Arcadia.

I componimenti poetici dell’Arcadia, per lo più di carattere amoroso-pastorale, sono costituiti da versi brevi e «cantabili», cioè cantati e accompaganti dalla musica.

L’autore più importante dell’Arcadia è senz’altro Pietro Metastasio (1698-1782), la cui fama è soprattutto legata ai suoi numerosi melodrammi (opere teatrali in musica).