Crollo di Wall Street 1929 cause e conseguenze

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Il crollo di Wall Street è l’evento simbolo della crisi del 1929, la cosiddetta “grande depressione”.

Sconvolse la vita di milioni di persone non solo in America ma in tutto l’Occidente. La produzione industriale crollò; migliaia di banche fallirono; il commercio internazionale si ridusse drasticamente; la dissocupazione arrivò a livelli inimaginabili.

Crollo di Wall Street

Tra il 24 ottobre, il “giovedì nero“, e il 29 ottobre del 1929, il “martedì nero“, il prezzo delle azioni crollò: in pochi giorni andarono in fumo enormi ricchezze.

Si scatenò un’ondata di panico, sostenuta dalle allarmanti notizie di suicidi di agenti di Borsa e di banchieri.

La bufera a Wall Street durò diverse settimane e innescò una corsa a ritirare il denaro depositato nelle banche. Molte di queste, soprattutto le più piccole, non furono in grado di soddisfare le richieste e quindi fallirono.

Il crollo di Wall Street e il fallimento di migliaia di banche colpì certamente molti possessori di grandi capitali ma si abbatté anche su tanti piccoli risparmiatori che videro svanire i loro modesti pacchetti azionari o i loro depositi bancari.

Le cause del crollo di Wall Street

Le speculazioni di Borsa avevano fatto crescere fuori controllo le quotazioni dei titoli azionari e avevano creato l’illusione di facili guadagni, spingendo tanti a investire in Borsa senza alcuna cautela, facendosi prestare denaro dalle banche.

Sull’economia americana alla fine degli anni Venti gravava poi la sovrapproduzione. In altri termini, si producevano molte più merci di quanto il mercato fosse in grado di assorbire. Di conseguenza, i prezzi dei prodotti si abbassarono, i margini di guadagno per le imprese diminuirono e così incominciarono a licenziare: aumentò allora la disoccupazione. La capacità di spesa dei lavoratori pertanto diminuì, con essa diminuì la domanda di beni e i prezzi scesero ulteriormente. Un vero circolo vizioso.

Il dilagare della crisi in Europa

Dagli Stati Uniti la crisi dilagò rapidamente in Europa. Infatti, il blocco del flusso del credito, unito alla richiesta di restituzione dei prestiti erogati, non solo durante il periodo bellico ma anche nel dopoguerra per sostenere la ricostruzione, diede un duro colpo alle finanze statali dei Paesi europei. Le imprese, non potendo avere prestiti, diminuirono la produzione, licenziarono operai e impiegati, i consumi calarono creando nuova disoccupazione allo stesso modo di ciò che stava avvenendo negli Stati Uniti.

Oltre a tutto questo, gli Stati Uniti, così come gli altri Paesi europei, alzarono ulteriormente le barriere doganali nel vano tentativo di proteggere le merci nazionali. Tutti i governi scelsero, poi, di tagliare la spesa pubblica, riducendo gli stipendi degli impiegati statali e diminuendo gli interventi sociali, con il risultato di contrarre ulteriormente il mercato interno.

L’uscita dalla crisi fu determinata dallo sviluppo della produzione bellica in vista della Seconda guerra mondiale. Ciò valse non solo per gli Stati Uniti ma per tutti i Paesi coinvolti.