Ecclesiazuse, le Donne al Parlamento riassunto

Ecclesiazuse, ovvero le «Donne al Parlamento», è una commedia di Aristofane. Andò in scena per la prima volta ad Atene alle Lenee (feste dell’antica Atene dedicate al dio Dioniso) del 392 a.C.

Con le Ecclesiazuse la commedia antica, di cui Aristofane stesso è stato il maggior esponente, si va modificando, evolvendosi verso la commedia di mezzo: scompare la parabasi e anche la parte riservata al coro è sensibilmente ridotta.

Ma è soprattutto lo spirito ad essere mutato, perché sono mutate le condizioni storiche che avevano visto fiorire quel genere teatrale. Dal trionfo de Le Rane sono infatti trascorsi dodici anni: in questo periodo Atene, così come l’intera Grecia, è uscita dalla lunga guerra del Peloponneso distrutta militarmente e politicamente.

Ecclesiazuse, le Donne al Parlamento di Aristofane: riassunto

Da tempo, la situazione politica ad Atene è degenerata. Le donne, guidate da Prassagora, decidono quindi di sostituirsi agli uomini nella gestione del potere, con un pacifico colpo di stato. Entrano di notte nel Parlamento (Ecclesia) travestite da uomini, si siedono ai loro posti e poi votano e deliberano. Agli uomini non rimane che prenderne atto.

Il nuovo governo è improntato al più schietto comunismo platonico: tutto dovrà essere di tutti, dal denaro alla terra, alle donne, ai figli. Per evitare discriminazioni fra donne belle e donne brutte, si prescrive che nessuno possa unirsi a una ragazza se prima non avrà offerto i propri favori amorosi anche a una donna vecchia e brutta.

Quest’ultima delibera crea una situazione assurda e paradossale. Un giovane diviene infatti oggetto delle vogliose attenzioni di tre megere, l’una più decrepita e repellente dell’altra. Tutte e tre esigono da lui l’applicazione della legge prima che egli vada all’appuntamento con la sua fidanzata.

Durante lo svolgimento di queste scene, viene anche organizzato un festoso banchetto comune che conclude la commedia.