L’utopia della Città del sole di Tommaso Campanella

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La città del sole di Tommaso Campanella

Città del sole: composizione e struttura

La città del sole del frate domenicano Tommaso Campanella fu scritta in carcere in italiano nel 1602 e pubblicata in una versione latina nel 1623 a Francoforte. L’opera si inserisce nella tradizione della letteratura utopistica che risale a Platone, ma che aveva avuto nel ‘500 il suo più grande esponente del mondo moderno nella Utopia di Tommaso Moro.

Nella Città del sole vi si immagina un dialogo fra un Ospitalario, cioè un cavaliere dell’ordine degli Ospitalieri di san Giovanni a Gerusalemme, e un genovese definito “nochiero” (timoniere) di Cristoforo Colombo. Il primo fa domande al secondo che, circumnavigando il globo, ha scoperto la Città del sole in un’isola orientale chiamata Taprobana (l’isola di Ceylon o quella di Sumatra) e ne illustra i vari e straordinari aspetti all’interlocutore.

Evidente, nell’impostazione, l’influenza dell’opera di Tommaso Moro; ma possono aver influito su Campanella anche i resoconti provenienti dalle Americhe dove alcune missioni di gesuiti avevano dato vita a tentativi di organizzare società comunistiche.

La Città del sole: il contenuto

La città del sole è collocata su un colle, intorno al tempio consacrato al Sole (dio), ed è circondata da sette ordini di mura, dedicati ciascuno a uno dei pianeti.

Il potere è in mano al Metafisico (studioso di cose ultraterrene: una sorta di grande sacerdote che detiene anche il potere politico), chiamato anche lui, Sole. Egli è assistito da tre autorità, corrispondenti alla Trinità cristiana: Pon, Sin, Mor. Pon è la Potestà, il potere militare; Sin la Sapienza, il potere scientifico e culturale; Mor è l’Amore e ha il potere di presiedere alla generazione e alla educazione dei figli.

L’organizzazione civile segue i criteri di una religione naturale corrispondente a un Cristianesimo insieme evangelico e naturalistico, che adora nell’universo l’immagine stessa di Dio; la proprietà privata è abolita, come la famiglia; i beni sono in comune, come le donne; l’educazione è assicurata a tutti; tutti devono lavorare senza distinzione d’importanza fra lavoro intellettuale e manuale; ognuno ricopre il ruolo adeguato alle proprie inclinazioni naturali e ai propri meriti secondo una struttura gerarchica che tuttavia non ammette soprusi e ingiustizie.

La critica alla società presente – Il sogno di una città regolata da giustizia e sapienza ha come presupposto una critica alla società presente dove dominano la forza, il machiavellismo, la ragion di Stato, l’ipocrisia. Alla contemporanea società italiana ed europea si allude solo rapidamente, per brevi accenni ironici inseriti in un’esposizione coerente e razionale che si serve di una prosa pacata e ordinata.