La donna nel Medioevo, dama o contadina, ricca o povera, viveva in una condizione di svantaggio rispetto all’uomo, doveva rispettare regole e subire pregiudizi. Era sottoposta all’uomo, prima al padre e ai fratelli e poi al marito, cui doveva obbedienza e fedeltà. Ai figli maschi il padre insegnava il mestiere: sin da piccolo il bambino veniva introdotto a lavorare nei campi o nelle botteghe artigiane. Nei contesti aristocratici, il figlio maschio ereditava il nome, le terre e gli altri beni della famiglia. Avere una figlia femmina, al contrario, comportava una fonte di spesa sia per il mantenimento sia per la dote, cioè il complesso di beni che la donna portava al marito al momento del matrimonio.
La donna nel Medioevo era considerata un essere inferiore
Le donne nel Medioevo erano sempre considerate degli esseri inferiori, per loro specifica natura, rispetto all’uomo. Erano considerate non solo deboli fisicamente ma anche moralmente e quindi da proteggere dal mondo esterno e da loro stesse. Non potevano esprimersi in pubblico; se dovevano per qualche motivo partecipare a un processo, un parente stretto doveva parlare al loro posto.
Matrimonio e procreazione
Il destino della donna medievale era il matrimonio; lo scopo principale del matrimonio era la procreazione. Si è calcolato che la donna nel Medioevo mettesse al mondo mediamente 8/10 figli. Tra gravidanze interrotte, bambini nati morti e bambini che soccombevano nella primissima infanzia e nell’adolescenza, solo un paio riuscivano a entrare nell’età matura.
L’arretratezza dell’igiene e della medicina provocava la morte di una donna su sette durante il parto o per le sue immediate conseguenze. Le donne (ed erano poche) che avevano la fortuna di raggiungere i 40 anni avevano trascorso metà della loro vita tra gravidanze, parti e allattamenti.
Il luogo più appropriato per le donne del Medioevo era la casa. Le uscite di casa, limitate e giustificate, dovevano seguire itinerari precisi, come quelli che conducevano alla chiesa, al forno, a una fontana, al lavatoio. Le buone mogli dovevano evitare tutti i luoghi che nuocessero alla loro reputazione, e questi luoghi erano infiniti.
La dama medievale aveva ovviamente condizioni di vita migliori: una buona alimentazione; una casa confortevole; bei vestiti; gioielli; cameriere e dame di compagnia. Tuttavia essa aveva minore libertà della donna del popolo. La sua vita era sottoposta a un continuo controllo: del marito, dei figli, dei suoceri, dei fratelli, della servitù.
Le donne delle famiglie benestanti o nobili erano spesso per le loro famiglie una preziosa merce di scambio. Il matrimonio serviva a sancire un’alleanza tra due famiglie potenti oppure a interrompere catene di odi e di vendette. Le figlie erano avviate al matrimonio in tenera età. Sono attestati casi di bimbe date in sposa a 12, 11 e persino 10 anni, anche se in molti paesi europei la legge imponeva l’età minima di 13/14 anni.
Spesso la bambina era separata dalla propria famiglia e si trasferiva nella casa dei futuri suoceri prima di aver raggiunto l’età matrimoniale. In questo modo la famiglia del futuro marito poteva sorvegliare direttamente la sua condotta, e tutelare quindi il proprio onore. Per sfuggire a questo destino, alcune donne diventavano monache, anche senza avere una vera vocazione religiosa. Talvolta l’ingresso in convento era influenzato dalla volontà della famiglia, che così risparmiava la dote da concedere in caso di matrimonio. A questo vantaggio, poi, se ne aggiungeva un altro: una volta entrata in convento, la donna di rango elevato poteva facilmente assumervi cariche direttive e quindi costituiva un alleato non trascurabile della famiglia di origine, vista l’importanza economica e politica, oltre che religiosa, che i monasteri avevano a quel tempo.
L’educazione femminile nel Medieovo
La differenza tra i due sessi era netta anche per quanto riguarda l’istruzione e l’educazione. Nella Firenze del Trecento per esempio le scuole di base (dove si imparava a leggere e a scrivere) erano aperte anche alle bambine, mentre gli studi superiori (dove s’insegnavano il latino, l’aritmentica e le altre materie) erano riservati ai maschi. Il destino delle bambine era quello di diventare mogli e madri, pertanto tutta la loro educazione era rivolta a prepararle a quei compiti. I valori più importanti con cui venivano cresciute erano la sottomissione e l’obbedienza. Queste qualità dovevano essere ben visibili nel contegno tenuto dalle ragazze.
Poi, se erano di famiglia modesta, dovevano imparare i lavori domestici: cucinare, cuocere il pane, cucire, tessere… Se erano nobili o benestanti, venivano preparate ad amministrare la casa e a dirigere la servitù.
Il ruolo fondamentale delle donne nella società medievale
Anche se non viene data loro molta importanza, il ruolo delle donne fu fondamentale nella società medievale. Pensiamo alla castellana. Questa era proprietaria e amministratrice dei suoi beni; in grado di sostituire il marito lontano e persino di presiedere un tribunale, comandare un esercito privato e difendere il castello.
Anche la rinascita della città creò nuove opportunità per la donna borghese. Per crescere infatti un centro urbano aveva bisogno di aziende familiari armoniose ed efficienti, in cui moglie e marito collaborassero con pari competenza alla gestione degli affari. Anche la donna lavoratrice che arrivava dalla campagna trovava immediatamente lavoro come apprendista.
In tutta Europa ci fu un gran numero di donne attive nel commercio e nell’artigianato. Ovunque nacquero corporazioni miste o esclusivamente femminili nel settore tessile, che comprendeva anche sarti, pellicciai, fabbricanti di borse, sacche e cinture. Esclusivamente donne erano le filatrici d’oro e le ricamatrici della seta. Una volta entrate in una corporazione, le donne potevano lavorare, comprare e vendere esattamente come gli uomini e alcune di loro fecero fortuna.
Un altro campo in cui l’imprenditoria femminile era particolarmente presente era la produzione alimentare, dalla panificazione alla pasticceria, la macellazione della carne, la spremuta dell’olio, la produzione della birra.

