Cos’è il Giansenismo

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giansenismo
La condanna dei giansenisti

Il Giansenismo è un movimento religioso sviluppatosi inizialmente in Belgio e in Olanda per poi diffondersi nel mondo cattolico dalla metà del Seicento sino ai primi anni dell’Ottocento. Aveva come suo centro l’abbazia di Port Royal, vicino Versailles, in Francia, grazie a Du Vergier de Hauranne, abate di Saint Cyran, ad Antoine Arnauld e a Pierre Nicole, e successivamente a Blaise Pascal.

Giansenismo: contenuti dottrinali

Il Giansenismo deve il nome a Cornelis Jansen (1585-1638, italianizzato in Cornelio Giansenio), teologo olandese, professore a Lovanio (oggi in Belgio) e autore di un’opera, Augustinus, ispirata al pensiero di Agostino d’Ippona intorno alla Grazia, pubblicata postuma nel 1640.

Difendendo la concezione agostiniana del peccato originale e della salvezza mediante la Grazia divina, Giansenio sosteneva:

  1. che il peccato originale ha privato l’uomo della libertà di volere, rendendolo incapace del bene e inclinandolo necessariamente al male;
  2. che la grazia della salvezza è concessa da Dio, attraverso il sacrificio di Cristo, soltanto a pochi eletti disseminati in tutto il mondo (questo forte accenno alla predestinazione ha fatto accostare il Giansenismo al Calvinismo).

Altri contenuti importanti del Giansenismo sono una vita improntata al più assoluto rigore morale, l’episcopalismo e l’importanza fondamentale attribuita alla Bibbia e agli scritti dei Padri della Chiesa.

Il Giansenismo e la polemica con i Gesuiti

Giansenio contrapponeva le sue tesi alla rilassatezza della morale ecclesiastica e all’impostazione dottrinale dei Gesuiti, i quali, seguendo il pensiero di padre Molina, ritenevano invece che la salvezza fosse sempre a portata di ogni individuo, alla sola condizione che egli seguisse i precetti della Chiesa.

I Gesuiti isolarono dall’Agustinus cinque proposizioni ereticali che vennero condannate dal papa Innocenzo X nel 1653 con la bolla Cum occasione (condannava come ereticali le posizioni sulla grazia e sul libero arbitrio, sul peccato universale e sulla redenzione); i Giansenisti sostennero che queste cinque proposizioni erano state estrapolate ad arte dal contesto dell’opera, la quale, secondo loro, non conteneva i punti condannati.

Il Giansenismo entrò in contrasto, oltre che con il papato, anche con la monarchia francese, finché nel 1709 Luigi XIV impose la chiusura e la distruzione di Port Royal.

Il Giansenismo continuò a vivere come movimento politico, culturale e religioso per tutto il Settecento, contestando il primato papale (in favore dell’autorità dei vescovi) e l’assolutismo monarchico.
In Italia componenti giansenistiche si ritrovano ancora nell’Ottocento: anche Alessandro Manzoni ebbe rapporti con religiosi di quell’orientamento, a Parigi e in Italia.

Alessandro Manzoni, i Promessi Sposi e il Giansenismo

Si è molto discusso se Alessandro Manzoni fosse giansenista o no. La risposta più attendibile è che non fu propriamente un giansenista, ma subì l’influenza di alcuni orientamenti di quella corrente religiosa: nel rigorismo morale, nel profondo senso del peccato originale, che ha contaminato irreparabilmente la storia umana, dominata costantemente dal male, dalla violenza e dall’ingiustizia e ha reso l’uomo incline al peccato. Però a differenza dei giansenisti, Manzoni era convinto della responsabilità dell’uomo, cioè del fatto che egli si può riscattare dal male con un libero atto della volontà (come provano le conversioni di fra Cristoforo e dell’Innominato, e la vicenda stessa di Gertrude, che avrebbe potuto evitare la colpa, se lo avesse fermamente voluto).

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