Manifesto di Ventotene, principi fondamentali

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Il Manifesto di Ventotene
L'immagine ritrae l'italiano Altiero Spinelli, principale autore del Manifesto di Ventotene

Il Manifesto di Ventotene fu scritto nel 1941 da Altiero Spinelli (1907-1886) ed Ernesto Rossi (1897-1967) e da altri esponenti politici tutti condannati, perché antifascisti, al confino nell’isola di Ventotene. Il titolo originariamente era Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto.

Il documento promuove l’unità europea in senso federale e per questo è considerato uno dei testi fondanti dell’Unione europea.

Il federalismo europeo dell’Ottocento

Nel corso dell’Ottocento furono avanzate diverse proposte di federalismo europeo. Già nel 1814, il filosofo Saint-Simon (1760-1825) sostenne l’idea di istituire un parlamento europeo, con sede a Strasburgo, in cui fossero rappresentati gli Stati europei, in grado di favorire la pace e la cooperazione internazionale. Giuseppe Mazzini (1805-1872), politico e filosofo italiano, fondò nel 1834, in Svizzera la Giovine Europa, ispirata all’idea rivoluzionaria di realizzare un’alleanza dei popoli europei. Si trattò di un’iniziativa di solo valore teorico, che tuttavia contrbuì a diffondere il senso di unità europea.

Le guerre mondiali e il progetto federalista europeo

All’inizio del XX secolo l’Europa occupava una posizione di centralità nel mondo, assicurata:

  • da un alto tasso demografico;
  • dal primato economico garantito dagli ottimi livelli di produzione;
  • da un elevatissimo sviluppo tecnologico e scientifico.

Gli europei stessi percepivano il ruolo centrale assunto dall’Europa nel mondo e ne risentivano positivamente negli stili di vita e nella cultura.

Purtroppo però prevalsero posizioni nazionalistiche e di rivalità tra gli Stati, che sfociarono nei conflitti mondiali del 1914 e del 1939.

La prima guerra mondiale determinò la decadenza europea:

  • sotto il profilo demografico (vi furono infatti quasi 12 milioni di morti);
  • in campo economico (furono distrutte infrastrutture e importanti apparati industriali; gli Stati furono costretti a indebitarsi per sostenere le spese belliche);
  • nella sfera politica (aumentò la frammentazione del territorio europeo e si inasprirono i rapporti tra gli Stati).

Nel periodo tra le due guerre mondiali l’Europa conobbe momenti di estrema difficoltà, legati all’inflazione, alla disoccupazione e alla ricostruzione. Esplosero, approfittando della crisi economica e del clima di malcontento popolare, il razzismo e le ideologie totalitarie. Queste ultime si identificarono principalmente nel nazismo tedesco e nel fascismo italiano. L’odio e la sopraffazione annullarono le speranze di unificazione.

In questo contesto non mancarono, tuttavia, contributi positivi all’idea di un’unificazione europea che portasse a superare gli odi e i nazionalismi. In Italia la prima espressione in questo senso fu il Manifesto di Ventotene (1941).

Il Manifesto di Ventotene: i principi fondamentali

Alla base del progetto c’era la proposta di “costruzione europea”, nella speranza che questa fosse la via giusta per aprire un percorso di pace e di crescita economica e culturale all’interno dell’Europa.

Il progetto prevedeva la creazione di un potere democratico che, pur rispettando l’autonomia degli Stati, eliminasse i motivi di tensione tra essi favorendo la creazione di una federazione, nella convinzione che si dovessero ormai ritenere superati e dannosi i nazionalismi, soprattutto alla luce delle esperienze storiche appena vissute.

Il Manifesto di Ventotene propugnava inoltre l’ideale di un’avvicinamento sociale, economico, culturale e religioso (garantendo il rispetto a tutte le confessioni) tra i popoli d’Europa, e un miglioramento delle loro condizioni di vita, con particolare riferimento al mondo lavorativo, che doveva basarsi sul rispetto e sulla dignità della persona.

Le idee contenute nel Manifesto furono riprese dall’economista francese Jean Monnet (1888-1979). Egli si dichiarò convinto che gli Stati dell’Europa fossero troppo piccoli per garantire un benessere e un progresso adeguati ai propri cittadini e che, dunque, era necessaria la costituzione di una federazione tra di essi.

Questa convinzione era sostenuta anche dal francese Robert Schuman (1886-1963), uomo politico più volte ministro, ideatore insieme a Monnet del “Piano per istituire la Comunità europea del carbone e dell’acciaio”, la CECA creata nel 1951: la prima istituzione europea. Da essa trasse successivamente origine la Comunità europea (1957), divenuta poi Unione europea nel 1992.

 

 

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