Rischio vulcanico in Italia: i vulcani attivi

Il rischio vulcanico è stato definito come «il prodotto tra la probabilità che avvenga un certo fenomeno vulcanico e i danni che esso provocherebbe».

In tale contesto a rischio altissimo è il Vesuvio, presso Napoli. Il Vesuvio è il più famoso e pericoloso dei vulcani italiani, a riposo dal 1944 ma certamente attivo. Attualmente il suo condotto è ostruito e si pensa che la prossima eruzione, quando avverrà, sarà tanto più violenta quanto maggiore sarà il periodo di quiescenza.

Un’altra aerea a rischio vulcanico altissimo è quella dei Campi Flegrei, una vasta area situata nel golfo di Pozzuoli, a ovest della città di Napoli. I lenti movimenti verso l’alto o verso il basso (bradisismi), che saltuariamente si manifestano, sarebbero causati da movimenti in una massa di magma posta a solo qualche km di profondità.

I Campi Flegrei comprendono circa 20 crateri disseminati su un’area di 65 km² e mostrano numerose tracce di eruzioni esplosive. L’ultima eruzione si ebbe nel 1538 e portò alla formazione di un nuovo vulcano, il Monte Nuovo.

Sempre nel Tirreno meridionale si trova un’isola vulcanica, Ischia. È inattiva dal 1302, sebbene la presenza di sorgenti termali faccia pensare che l’attività vulcanica non possa essere ancora considerata del tutto spenta.

Nelle stesse condizioni di Ischia si trovano Lipari e Pantelleria. Nel Canale di Sicilia, quindi nella stessa struttura geologica di Pantelleria, nel 1831 si formò l’isola Ferdinandea; quest’isola sorse dal mare durante un’eruzione e poi venne di nuovo inghiottita dalle acque.

Lo Stromboli, nelle isole Eolie, è in continua attività, con esplosioni che lanciano gas e ceneri fino a 100-200 m di altezza ogni 10-20 minuti. Il vulcano, che si innalza per 924 m sul livello del mare e si estende in profondità per 1500 m, possiede un enorme serbatoio magmatico.

Sempre nelle Eolie troviamo l’isola di Vulcano. È formata da Vulcanello, sorto dal mare nel 183 a.C. e poi saldatosi all’isola, e da La Fossa, un cono con un’intensa attività fumarolica posto sopra la zona del porto. La temperatura elevata dei vapori segnala la presenza di magma vicino alla superficie.

Il maggiore dei vulcani attivi italiani è l’Etna, che è anche il vulcano attivo più importante d’Europa. La sua attività è iniziata 600 000 anni fa come vulcano sottomarino. Successivamente, il vulcano è emerso dall’acqua. Oggi le eruzioni avvengono sia da bocche che si aprono alla sommità sia da numerose bocche laterali, lungo le pendici, in corrispondenza di fratture che le mettono in comunicazione con il condotto centrale.

In Italia il rischio vulcanico è tanto grande quanto reale. L’Osservatorio Vesuviano a Napoli, l’Istituto Internazionale di Vulcanologia a Catania, l’Osservatorio Vulcanologico Etneo, insieme a numerosi ricercatori presso varie università, sorvegliano attentamente Campi Flegrei, Vesuvio, Etna, Stromboli, Vulcano e Lipari.