I Malavoglia di Giovanni Verga

I Malavoglia di Giovanni Verga: trama, temi, stile, analisi, commento, riassunto dettagliato.

La vicenda è ambientata in Sicilia tra il 1863 e il 1878. Nell’invenzione del racconto, Verga introduce fatti storici e sociali: l’unificazione ad un regno d’Italia che il sud avverte come padrone lontano ed esigente; l’inutilità e la drammaticità della guerra; il fenomeno del brigantaggio; la crisi agricola e di manodopera.

I Malavoglia di Giovanni Verga: la trama

I Toscano, detti Malavoglia¹, sono una famiglia di pescatori di Aci Trezza, un paese vicino Catania. È composta dal patriarca padron ‘Ntoni, dal figlio Bastianazzo, dalla nuora Maruzza la Longa (essendo una donna di bassa statura, il nomignolo ha un chiaro valore ironico) e dai cinque nipoti: ‘Ntoni, Luca, Alessi, Mena, Lia.

Possiedono una casa, la casa del nespolo² e una barca, la Provvidenza³. La barca fa naufragio e con essa scompaiono Bastianazzo, che muore, e il carico di lupini, sul quale padron ‘Ntoni aveva fatto affidamento per migliorare la situazione economica della famiglia.

Comincia ora per i Malavoglia una lunga serie di sventure.

Per pagare i lupini, la “casa del nespolo” è venduta e la famiglia si disgrega: il nipote Luca muore nella battaglia di Lissa del 20 luglio 1866 (fu uno scontro navale nell’ambito della terza guerra d’indipendenza italiana); l’altro nipote ‘Ntoni si mette a frequentare cattive compagnie, una sera ferisce il brigadiere don Michele e finisce in prigione; la piccola Lia, compromessa dalle voci del paese su una sua presunta relazione con il brigadiere, fugge di casa e si riduce a fare la prostituta; la sorella Mena non potrà sposare compare Alfio a causa dei problemi economici; Maruzza muore di colera; il vecchio ‘Ntoni si spegne all’ospedale (una fine disonorevole, che toccava allora solo ai miserabili), ucciso dalla fatica e dal dolore.

Più tardi, il giovane Alessi, che ha lavorato sodo nel solco della tradizione familiare, riesce a riscattare la “casa del nespolo” e sposa Nunziata: si conoscono da bambini, da quando, orfani entrambi, hanno imparato a combattere.

Alfio Mosca riparla di matrimonio alla Mena, ma lei, anche se (gli confessa) di aver sentito il cuore andare in pezzi quando lui se ne era andato, rifiuta, perché il paese tornerebbe a sparlare di sua sorella Lia, che, con il suo presunto atto, ha gettato nel disonore anche lei e compare Alfio non potrebbe mai sopportare tale situazione.

E una sera viene a bussare l’altro ‘Ntoni: viene a chiedere perdono. Ma ora che la casa è ricostruita dai puri, lui che l’ha infangata non può rimanere; se ne va e nessuno lo ferma.

I Malavoglia di Giovanni Verga: analisi e commento

Il romanzo è corale, perché ne è protagonista un intero paese con la sua popolazione, che rappresenta la realtà sociale della Sicilia. Figure (più caratteri che personaggi), che si aggirano attorno alla disgraziata famiglia, e voci, pettegolezzi, invidie, superstizioni. È un mondo di piccoli ma forti interessi, impegnato in una continua lotta per la sopravvivenza, legato a un destino che deve essere accettato e secondato, senza inutili e disperati tentativi di evasione.

La tecnica dell’impersonalità dell’arte adottato da Giovanni Verga comporta l’eclissi del narratore, che impone l’uso di un narratore esterno. Questi assume il punto di vista dei personaggi e della collettività; ne adottanda anche il linguaggio, le espressioni dialettali siciliane, i modi di dire e i proverbi popolari.

La sintassi è semplice, con la prevalenza della coordinazione. Servendosi del discorso indiretto libero, Verga presenta i pensieri dei personaggi direttamente nella narrazione, senza verbo reggente (disse, esclamò, affermava, ecc.) né virgolette.

I Malavoglia di Giovanni Verga: i temi del romanzo

Diversi i temi presenti nel romanzo:

  • l’ideale dell’ostrica come mezzo per difendersi dagli assalti del destino. Gli uomini infatti finché vivono nel loro ambiente naturale e sociale sono al sicuro, ma quando provano il desiderio di cambiamento e di progresso vanno incontro alla rovina, come accade all’ostrica, sicura soltanto finché resta avvinghiata allo scoglio dove è nata;

 

  • la religione della famiglia. L’esaltazione della famiglia fondata sull’onore e sul lavoro, impersonata da padron ‘Ntoni e concretizzata nella casa del nespolo. Ma la religione della famiglia è poi cancellata dall’egoismo, dall’arrivismo e dalla corruzione del giovane ‘Ntoni e di Lia;

 

  • il pessimismo fatalista di Verga, perché non c’è spazio per la fede, la speranza, il progresso in quanto l’uomo è e sarà sempre dominato solo dagli istinti e dagli interessi materiali.

Note

¹ Malavoglia, dunque, non è il vero cognome della famiglia di cui il romanzo si occupa, ma un nomignolo e per di più un nomignolo, come lo stesso Verga osserva, che ha in sé un amaro significato ironico, perché rovescia il carattere vero dei membri di quella famiglia. Infatti, come appare chiaro dalle vicende, i vari membri della famiglia sono, tranne un’unica eccezione, estremamente attivi e volenterosi.

² La casa del nespolo è, in tutto il romanzo, il simbolo della famiglia unita e dei valori affettivi, sentimentali e morali che legano insieme i membri di essa, stretti come le dita di una mano a formare il pugno, per usare le parole stesse di padron ‘Ntoni; una sorta di religione della casa vista come punto di riferimento e come rifugio di fronte all’implacabilità delle «burrasche» della vita.

³ Il nome della barca, Provvidenza, come già il nome Malavoglia, ha una sua ironia e una sua tristezza. La barca, nel corso del romanzo, si rivelerà proprio la negazione della provvidenza per i poveri Malavoglia. Sarà infatti con il naufragio della Provvidenza che avranno inizio le disgrazie dei Malavoglia.