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Novella delle papere e Introduzione alla quarta giornata

La novella delle papere si colloca all’interno dell’Introduzione alla quarta giornata. Assieme al Proemio e alla Dedica alle donne rappresenta la terza occasione in cui è Boccaccio a parlare in prima persona. Fa questo per difendersi dalle critiche suscitate da varie sue novelle, divulgate prima che l’opera fosse compiuta.

Perché Boccaccio scrive la novella delle papere?

Boccaccio scrive la novella delle papere per rispondere alle accuse mossegli dai suoi obiettori.

Quali sono le accuse rivolte a Boccaccio?

I suoi diffamatori sostengono che a un uomo maturo, come è lui, non si addice trattare temi leggeri come quelli delle sue novelle e in particolare assecondare e lodare le donne, come sembra voler fare con la sua opera (il Decameron è dedicato proprio alle donne innamorate). Sarebbe saggio alla sua non più giovane età affrontare temi più nobili ed elevati: ne otterrebbe persino un maggiore profitto economico.

Perché Boccaccio decide di narrare in prima persona la novella delle papere?

Boccaccio decide di narrare in prima persona per rispondere a queste critiche dettate dall’invidia. Ricorda che l’amore è una legge di natura che non si può contrastare e lo dimostra con la novella delle papere, che mostra l’innocente naturalezza del sentimento amoroso e della stessa attrazione erotica.

È l’unica, tra le novelle del Decameron, che egli racconti in prima persona, senza passare attraverso la mediazione dei narratori della brigata. Volutamente la lascia inconclusa per non superare il numero perfetto di 100 novelle (quelle raccontate dai dieci novellatori nelle dieci giornate).

La novella delle papere riassunto

Il fiorentino Filippo Balducci, rimasto vedovo, decide di ritirarsi con il figlio di due anni in un luogo solitario, sul monte Senario, per vivere come un eremita, al servizio di Dio, tra elemosine e preghiere, lontano da ogni tentazione terrena.

Molti anni dopo, si reca a Firenze con il figlio ormai diciottenne. Il giovane osserva con meraviglia i palazzi, le chiese e tutte le bellezze della città, a lui sconosciute, ottenendo sempre pronta risposta dal padre alle sue domande. Quando però il giovane vede delle belle ragazze passeggiare per strada di ritorno da una cerimonia di nozze e gli chiede cosa siano, il padre, per non destare nel figlio pensieri peccaminosi, risponde che si chiamano «papere» e che sono creature brutte e malvagie.

Il figlio meravigliato risponde che non gli era parso di vedere mai alcuna cosa così bella né così piacevole e che le ritiene più belle degli angeli visti nei dipinti. Chiede quindi al padre il permesso di portare con sé una di quelle papere: a beccarle (cioè a sfamarle) ci avrebbe pensato lui.

Qual è la morale della novella delle papere?

Il padre si pente di aver portato con sé il giovane a Firenze ma capisce che occorre rispettare la forza della natura, perché l’istinto sessuale è più forte delle esigenze morali e religiose.

Come risponde Boccaccio alle accuse?

Boccaccio prosegue poi nella sua autodifesa, affermando che non c’è contraddizione tra l’ispirazione poetica, le donne e l’amore; anzi, proprio le donne sono le ispiratirci della sua poesia, lo hanno aiutato a comporre e gli hanno mostrato come fare. Segno che la sua arte è legata all’esperienza vera, alla realtà quotidiana che ha cercato di rappresentare nelle sue novelle. E del resto, prima di lui illustri maestri (Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Cino da Pistoia), anche non più giovani, si sono occupati dell’amore, di questo istinto naturale vitale, positivo e irresistibile, cui non è saggio contrapporsi. Se poi ciò non gli procurerà fama e ricchezza, poco male, dal momento che non è interessato a vivere nell’abbondanza.

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